Termoli, 12 dicembre: applausi in sala, imbarazzo fuori. Sala consiliare del Comune di Termoli, Onorificenza del Molise e Fierezza Sannita consegnata in videocollegamento a Vittorio Feltri.
Pergamena d’ordinanza, stemmi, fregi, sigilli rossi e parole altisonanti.
Il presidente del Consiglio regionale Quintino Pallante, il sindaco Nico Balice, l’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo mettono la firma politica e istituzionale sull’operazione: il Molise che “difende la propria identità”, scegliendo come simbolo un giornalista famoso soprattutto per le sue uscite contro musulmani, donne, migranti, alluvionati e ciclisti.
Dentro si brinda, fuori si chiede un po’ di decenza istituzionale.
La pergamena dei miracoli: “custode del bello, del nobile, del vero”. L’attestato consegnato a Feltri è un piccolo capolavoro di retorica barocca. In sintesi, lo incorona: «La più alta riconoscenza al custode del bello, del nobile, del vero»; «Prof. Vittorio Feltri», promosso a difensore della purezza molisana; “alfiere di un mirabile intreccio umano e culturale tra la culla dell’innovazione del Nord e il mondo sano e arcaico del Molise”.

Letta così, sembra la scheda di un santo laico. Peccato che il curriculum reale racconti altro: frasi sui musulmani da “sparare in bocca”, uscite sulle donne vittime di violenza («se sono bone possono venire a casa mia»), editoriali che definiscono “ingenua” una ragazza stuprata, battute sugli alluvionati dell’Emilia-Romagna che «piangono prima perché non piove e poi perché piove troppo». Il tutto condito da condanne per molestia discriminatoria e sanzioni disciplinari da parte dell’Ordine dei giornalisti.
Eppure, sull’attestato decorato, il passato svanisce. Restano solo i merletti, i galli stilizzati, i sigilli a cera e un Molise dipinto come “mondo sano e arcaico” che si consegna all’uomo che di quell’“arcaico” fa spesso bersaglio.
L’intervista su TeleMolise: difendere l’indifendibile con la “irrazionalità manifesta”
Dopo le polemiche, arrivano le giustificazioni in diretta TV. Ed è lì che la vicenda tocca il grottesco. La scena è surreale: si parte dalla nostalgia del mare di Termoli, dalla bandiera blu, dal «biferno tuo» ricordato a Feltri. Poi arriva la difesa ufficiale: «Feltri è stato ed è un grande giornalista»; ha «lasciato un ricordo indelebile»; avrebbe aiutato «materialmente persone indigenti, soprattutto stranieri e fuggitivi»; è «razionale nel suo concepire l’irrazionalità manifesta».
Ecco il capolavoro: «Siamo nel 2025, un po’ di irrazionalità manifesta potrebbe far bene, se concepita, capita e discussa nei tavoli giusti».
Ma che cazzo significa?
Questa è la nostra interpretazione: “non è che Feltri abbia detto e scritto cose razziste e sessiste… è che noi non abbiamo ancora capito la profondità della sua irrazionalità strategica“.
Il festival del nulla.
L’“irrazionalità manifesta” diventa la nuova dottrina: non una scusa maldestra, ma un vero e proprio paracadute (o paraculata) morale per chi preferisce teorizzare la provocazionee.
Se questo è il metro, prossima tappa potrebbe essere l’intitolazione di una piazza a chi parcheggia in doppia fila: basta spiegare che il gesto è frutto di «irrazionalità manifesta» e siamo tutti assolti.
Liquidare tutto come “polemica politica” o come il solito “politicamente corretto” sarebbe comodo, ma falso.
Quando un’istituzione stampa una pergamena che definisce “custode del bello, del nobile, del vero” chi ha costruito consenso su frasi razziste e sessiste, mette accanto la parola “fierezza sannita” alla faccia di chi ha insultato intere comunità, si presenta a spiegare che si tratta solo di «irrazionalità manifesta» non sta commettendo una leggerezza.
Sta scegliendo da che parte stare.
Da una parte ci sono le donne che subiscono violenza e si vedono raccontate come “ingenue” o corresponsabili; ci sono i migranti e i musulmani che ogni giorno si prendono addosso etichette, sospetti, “battute”; ci sono le persone che hanno perso tutto in un’alluvione e leggono tweet che li riducono a capricciosi piagnoni.
Resta da capire se i cittadini molisani si riconoscono davvero in questa “fierezza” o se, al contrario, sentono il bisogno di dirlo forte: non in nostro nome.
Onorificenza del Molise a Vittorio Feltri: premio alla “fierezza sannita” o schiaffo alla dignità?





