In Molise la sanità è diventata un libro degli orrori: ritardi, reparti svuotati, promesse a scadenza. Ora spuntano i “salvatori”. Serve una rottura netta: persone pulite, trasparenza, controllo civico e bene comune.
La scena è sempre la stessa: per anni il sistema è stato distrutto, poi quando il progetto trentennale viene riportato alla luce spuntano i salvatori della patria. Come funghi (velenosi). Gli stessi soggetti che fino a ieri erano al tavolo, in platea, dietro le quinte. Ora parlano di “sanità pubblica da difendere”. Sembrano scesi da Marte. Ognuno di loro, e vale anche per i molisani, ha le sue responsabilità. Chiare, limpide. Catastrofiche.
Le parole arrivano tardi e non curano nessuno
Dov’erano fino a pochi mesi fa? Dov’erano mentre si tagliava, si spostava, si svuotava? Dov’erano quando la sanità diventava una guerra di trincea (attese, porte chiuse, telefoni muti).
Hanno governato questa regione. Hanno fatto parte dell’opposizione. Hanno parlato. Ma a vuoto. E oggi sono ritornate quelle parole: “rilanceremo”, “vigileremo”, “cambieremo”. Una inutile campagna elettorale permanente, con zero responsabilità.
Il Molise ha un problema di potere
Il modello è stato costruito nel tempo: un sistema basato sul potere (anche invisibile e massonico). Interessi, soldi, controllo, scambio politico-sanitario (con voto annesso), privato convenzionato, paure, ricatti, minacce, clientelismo, corruzione, incapacità, dilettantismo, professionismo criminale, fondi pubblici, posti letto.
E il pubblico arranca, senza ossigeno: visite che slittano, reparti che chiudono, emergenze da gestire giornalmente, pazienti senza risposte, famiglie abbandonate, diritto alla cura cancellato. Tutto questo nel silenzio istituzionale.
La politica, quella rappresentata dai dilettanti organizzati, ha colpe pesanti. Ma anche i cittadini. Per anni hanno voluto subire: per stanchezza, paura, rassegnazione, clientelismo. “Tanto non cambia niente”. Però ogni volta hanno scelto squallide soluzioni. Abbagliati, come accade spesso, dal “salvatore di turno”. Gli stessi soggetti che – a parole – volevano salvare l’intera regione. Sono stati eletti nel giubilo generale, hanno gestito, hanno osservato, hanno fatto finta di opporsi. Adesso, molti di loro, si presentano come soluzione. Truffa politica: si crea il problema e si rivende il rimedio.
Chiudere il libro degli orrori
Ora serve lo strappo. Una rivoluzione bianca. Bisogna scassare il sistema incancrenito, voluto, cercato, studiato. E’ necessario, non voltare pagina, ma chiudere il libro degli orrori. Serve responsabilità personale. Nomi e cognomi. Risultati. E se fallisci, vai a casa. Servono persone pulite, perbene.
Senza debiti con nessuno, senza padrini, senza padroni, senza pacchetti di voti da ripagare, senza clientele. Essere “perbene” significa pensare al bene comune.
Riusciranno i nostri “eroi”?
Riusciranno i molisani in questa impresa? A scegliere i migliori? La sanità pubblica ha bisogno di cittadini con la “C” maiuscola: fatti, scelte, responsabilità. Ora serve un gesto secco: rompere.
E scrivere un nuovo libro con personaggi e storie diverse.

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