Un videoclip musicale quando mette al centro l’inutile Salvo Riina (figlio della bestia sanguinaria di Cosa nostra) e gioca con frasi vergognose che suonano come assoluzioni non è intrattenimento ma un messaggio.
È su questa frattura, che stiamo denunciando da anni, interviene la deputata Stefania Ascari (M5S): Riina junior, già condannato per reati di mafia e residente all’estero, è protagonista del brano e del video “Cercano di incastrarti”, che secondo Ascari veicola “chiari messaggi” di esaltazione mafiosa e delegittimazione della giustizia.
La parlamentare annuncia una nuova interrogazione perché la lotta alla mafia, dice, non può fermarsi alle aule dei tribunali se fuori, sui social e nella musica, si costruisce consenso e si normalizza l’intimidazione. Ascari lega il caso Riina a un problema più ampio: la mafia usa da tempo i social network, i prodotti culturali e la musica per fare proselitismo, soprattutto tra i più giovani
E il 41-bis? Non basta, se i messaggi continuano a filtrare e a diventare “narrazione”, “mito”.
La proposta di legge: un’aggravante specifica per l’apologia di mafia
Nel suo intervento Ascari richiama anche una proposta depositata “da anni” per colmare un vuoto normativo: introdurre una circostanza aggravante per i delitti di istigazione o apologia riferiti all’associazione mafiosa. Il riferimento, nella legislatura in corso, è all’Atto Camera n. 405, che modifica l’articolo 414 del codice penale e punta a colpire con più forza l’apologia e l’istigazione quando riguardano la mafia, anche se veicolate tramite strumenti telematici, social e manifestazioni pubbliche.
Su WordNews.it abbiamo raccontato la denuncia di Sonia Alfano (Azione): una presa di posizione che mette insieme giustizia, memoria e comunicazione, e inchioda: “Non si riscrive la mafia come favola”. L’intreccio è su due piani: il contesto di Corleone e la battaglia contro la “romanticizzazione” mafiosa sui social e nella musica.
La richiesta è netta: piattaforme come YouTube e TikTok non devono diventare megafoni di contenuti che ribaltano i ruoli e trasformano i carnefici in personaggi “da compatire”.
La differenza politica tra Azione e M5S conta poco su queste tematiche. Conta la convergenza. Sia Sonia Alfano sia StefaniaAscari dicono che la mafia non si combatte solo con i codici, ma anche con l’immaginario. E se il racconto pubblico viene deviato le vittime vengono uccise una seconda volta.
Cosa serve?
Che le istituzioni trattino questi segnali per quello che sono: tentativi di normalizzazione. Serve che il Parlamento non lasci marcire le proposte in un cassetto. Serve che la responsabilità non venga scaricata sempre su “qualcun altro”. Ognuno ha una parte di colpa. Ognuno deve prendersi una parte di dovere.
Alla faccia di chi dice che bisogna “convivere con le mafie”.
Corleone, il ritorno dei Riina e il videoclip “pro-vittima”: la denuncia di Sonia Alfano (Azione)




