Un numero indeterminato e impressionante di oppositori politici tedeschi e di altre nazionalità.
Oltre a questi numeri impressionanti si aggiungano gli oltre 700 mila deportati militari italiani, oltre 100mila deportati civili italiani.
Ci sono momenti nella storia in cui i valori della civile convivenza arrivano ad un passo dall’implodere, palesemente sfregiati dalle degenerazioni ideologiche portate all’estremizzazione di soluzioni rimesse all’uso della forza e delle armi attraverso espressioni inequivocabilmente arroganti nella parola e nella mimica oltre che nelle azioni di negazione della democrazia. In tali momenti tristemente epocali e drammaticamente ricorrenti viene da chiedersi, e senza retorica, se l’umanità abbia effettivamente compiuto un cammino evolutivo culturale oppure se reca in sé una irreparabile, fatale, regressione nel paleolitico inferiore.
La società ha difficoltà nel richiamare memorie dolorose, nel tirar fuori le verità dalle ferite, nel far luce su eventi che hanno scosso tante persone. Mantenere viva la memoria è un antidoto contro la dislessia esistenziale indotta dal potere nato e costruito sulla negazione della democrazia e l’oscurantismo culturale. Il potere che mistifica le disuguaglianze sociali e ne accresce il solco, il potere che si trincera sul vittimismo e poi mette mano alle armi per legittimare l’assenza di giustificazioni alle azioni di forza contro il confronto, il potere che con la medesima violenza accresce il numero dei pretoriani con infamia e senza lodi per corazzarsi, il potere che giunge a tollerare i simboli di un’ideologia di morte che hanno vergato di sangue le pagine di storia del secolo breve.
E’ mostruoso ancora oggi dover affermare che le ideologie finiscono sempre con il trovare terreno fertile nella storia dell’umanità.
Tutte, da quella normativa a quella moralistica, posseggono un’essenza reazionaria: un mix di fanatismo e superstizione. Due ingredienti ad efficace attecchimento nei fragili in cerca di essere violentati da una fede a cui attaccarsi. L’umanità è sedotta dal mistero e dai miracoli, oltre che da dogmi più o meno legati al concetto di libertà, di cui ciascuno, sapiens o ominide, dà una definizione propria (essendo duttile ad un’umana o disumana espressione in funzione del “portatore”). Di fatto l’amore per libertà è un’astrazione: esiste negli aneliti. Chi difende la libertà sa bene di dover lottare per formare una solidarietà organica di idee e di azioni contro gli avversari. Cosa scatena una guerra tra combattenti in nome di una personale concezione di libertà? La vaporizzazione dell’intelligenza del “sapiens” nell’intellettualismo o, molto più realisticamente, l’arcana fragilità che annulla la ragione e scatena la fobia che qualcuno o qualcosa possa complottare per la distruzione della sua perturbabile volontà?
Non è possibile parlare serenamente di alcuni fatti storici presi in ostaggio dalla memoria. E, allora, queste ferite finiscono per rimanere lì.
Così qualsiasi sguardo illuminato, non solo sul futuro, ma anche sul presente, risulta impossibile. Così il potere di cui sopra mentre sciorina le proprie note vittimistiche di un διθύραμβος a potenziale futuro prototragico per la collettività prospera costruendo alleanze omologhe e falangi di aguzzini.
Quale pagina di storia scrive e continuerà a scrivere?
Oggi che si celebra giorno della memoria chi ha una fede democratica sa dare la giusta, inerziale, risposta alla domanda.





