Anno nuovo, copione sempre identico. In queste prime settimane del 2026 la cronaca ci consegna notizie di nuove donne violentate e uccise. Da Aurola Livoli alla donna gettatasi da un balcone a Ventimiglia tante domande, tanti interrogativi, tanti dubbi sorgono su come la società e la giustizia agiscono (o non agiscono).
Un anno iniziato con la strage di Crans Montana. Sotto accusa la gestione del locale e della festa, condizioni di sicurezza inesistenti. Ma non solo. Jacques Moretti, il proprietario del locale in cui è avvenuta la strage, ha dei precedenti penali. Anche per sfruttamento della prostituzione. E inchieste giornalistiche hanno evidenziato un’immensa disponibilità economica.
Michelangela Barba, fondatrice e presidente di Ebano Onlus, tra le premiate all’ultima edizione del Lea Garofalo organizzato dall’associazione Dioghenes, da oltre dieci anni è impegnata nel contrasto alla violenza maschile contro le donne e per l’abolizione del sistema prostituente. Partendo dalla strage di Crans Montana le abbiamo chiesto una testimonianza e alcune riflessioni sul femminicidio di Milano, sul tentato femminicidio di Ventimiglia e sulla cronaca di queste settimane.
Siamo nel pieno del nuovo anno, le settimane delle feste ormai lontano ricordo. Periodo di gioia per molte ma non per tutte. Feste che hanno, è la particolarità di questo periodo dell’anno, il culmine sempre nelle ore notturne. Quelle ore che per tante, troppe donne, soprattutto le vittime della tratta sessuale, le sfruttate nella schiavitù sessuale, non potranno mai essere di festa.
Si, senza dubbio. Questo periodo, che per tutti gli altri è da trascorrere in famiglia e con i propri affetti, è ancora peggiore per le vittime di violenza domestica e per le vittime di tratta.
Da un lato le vittime di violenza domestica sono costrette a trascorrere più tempo con il proprio carnefice, si moltiplicano quindi le situazioni di violenza. Dall’altro ci sono tutte le pressioni derivanti da familiari e parenti che vogliono un racconto della vita da “famiglia felice” e con domande a cui la vittima di violenza non può che rispondere mentendo e mettendo in scena una “vita parallela”. Ed è devastante per chi lo vive.
Dall’altro lato le donne costrette nel sistema prostituente si trovano a fare i conti con il fatto che i “clienti” in questo periodo trascorrono più tempo in famiglia e subiscono pressioni dai loro sfruttatori perché arrivano meno soldi. Qualcuna viene autorizzata a tornare a casa e quindi si trova nella stessa situazione delle donne vittime di violenza domestica. Dinamica che rende ancora più deboli i legami con familiari che, invece, se potesse dire la verità potrebbero essere un supporto nel liberarsi dal sistema prostituente. E si sente di tradire le persone care non potendo raccontare la verità.
La strage di Crans Montana ha segnato l’inizio del 2026, la morte di oltre 40 ragazzi ha scosso l’opinione pubblica, Moretti è stato condannato in passato per sfruttamento della prostituzione.
Ho provato una grande rabbia perché dietro c’è il motivo per cui Ebano Onlus si batte da tantissimi anni per l’abolizionismo del sistema prostituente. Moretti nel 2008 era gestore di un centro benessere in cui sfruttava la prostituzione. Lui ha invocato la libera scelta, che nessuna donna era costretta, linea di difesa che l’accusa non riuscì a smontare e che gli permise di avere una condanna minima, una parte neanche scontata in carcere.
Avendo avuto una condanna minima per un reato considerato minimo non è stato fatto nessun accertamento patrimoniale e nessun reale accertamento sulla pericolosità sociale di questo soggetto. Che, poco dopo, ha iniziato ad acquistare immobili con fondi propri, senza prestiti e senza dover peregrinare tra le banche per chiederli. Questo inquadramento minimale dello sfruttatore della prostituzione come un semplice gestore che, forse, non aveva controllato abbastanza, in realtà non rispecchia la realtà dei fatti: una persona che ha la disponibilità economica e che sfrutta ragazze nel sistema prostituente sicuramente ha agganci di persone strutturate in una certa maniera.
Non è un reato di piccola importanza come un piccolo furto in un supermercato. La mancanza di controlli e del corretto inquadramento nella scala della pericolosità sociale e dell’attitudine criminale di Jacques Moretti lo ha messo nelle condizioni di gestire un locale con la spregiudicatezza di un personaggio che gestiva persone come fossero merce. Se fosse stato inquadrato per la persona che è oggi non staremmo piangendo 40 ragazzi.
Lo diciamo da anni e dappertutto: lo sfruttamento della prostituzione deve essere riconosciuto anche a livello europeo come un reato grave, contro la persona, come un reato strutturato, che ha dietro una rete e dei contatti e delle capacità anche di riciclaggio del denaro, agganci con altri settori, possibile corruzione per non avere accertamenti, non è un reato da singolo con basso spessore criminale. Purtroppo non aver riconosciuto ciò all’origine di tutto è ciò che ha impedito la valanga finale, è stato il primo masso.
Non stento ad immaginare che l’altissima disponibilità di denaro è legata a tutti questi controlli che magicamente o non ci sono stati o sono stati positivi. Con i fondi covid successivamente si sono comprati un’auto di lusso, è la gestione di un personaggio che ha un pensiero criminale e considera gli altri soggetti per far soldi e non persone. Questo era evidente sin dal 2008.
Queste prime settimane sono state segnate, ancora una volta, dalla violenza maschile contro le donne, dalla cronaca di femminicidi – come Aurola Livoli – o tentati femminicidi – come a Ventimiglia, vicende in cui in tribunale – come abbiamo già evidenziato in un nostro articolo lo scorso 16 gennaio – è apparso evidente che la giustizia troppo spesso non è tale per le donne.
Il femminicidio di Aurora Livoli è stato commesso a poche centinaia di metri dalla sede legale di Ebano, un inizio atroce del nuovo anno. Se si vuole controllare in maniera approfondita si può fare, esistono i database delle forze dell’ordine. Il problema fondamentale è lo stesso che c’è stato per Moretti: la giusta collocazione nella scala della pericolosità sociale. Un personaggio che aggredisce donne che percepisce fragili prima di lasciarlo libero ci dovrebbe essere un accertamento. È sbagliato che siccome una delle aggressioni è stata considerata rapina è stata considerata meno grave. Tutti i reati che prevedono una quota di aggressività verso altre persone non sono reati minimi.
In un altissimo caso di femminicidi o tentati femminicidi il violento afferma di aver sorpreso la vittima a prostituirsi come movente, che a volte funziona. Il più delle volte, nella mia esperienza, non è neanche vero. È un modo per attirarsi la benevolenza dell’opinione pubblica perché purtroppo la questione del “se l’è cercata” è sempre dietro l’angolo e lui “schiavo della gelosia” è arrivato a fare quel che ha fatto. La dimostrazione del livello di manipolazione a cui sono capaci di arrivare i carnefici. Una volta abbiamo accolto una donna di origine rumena, lui era italiano. Dopo poco tempo lui scoprì che lei era stata accolta da Ebano e iniziò a scrivermi affermando che stavamo aiutando una persona che lui, addirittura, avrebbe salvato dal sistema prostituente in Romania. Anche fosse stato vero certo questo non gli dava il diritto di picchiarla a cinghiate in faccia. Girò delle foto sostenendo che era con il pappone, in realtà erano foto con un noto cantante rumeno. Non era vero nulla quindi. Io conosco benissimo questo cantante e quindi ho smontato la sua “verità alternativa”.
Sono passati ormai quattro anni dall’inizio della nuova guerra tra Russia e Ucraina, nelle settimane successive l’emergenza umanitaria è stata sfruttata dalle mafie della tratta. Denuncia che su WordNews.it abbiamo portato in Italia e abbiamo documentato in un’inchiesta durata almeno un anno e mezzo. Nelle prime settimane la nostra testata e la giornalista d’inchiesta Amalia De Simone per la trasmissione “Mi Manda RaiTre” hanno raccolto anche la testimonianza di Ebano, presente in Romania.
La tratta dall’est Europa rimane sempre molto sommersa rispetto ad altre provenienze. Tante donne sono state abbandonate mentre cercano, quando possono, di ricostruirsi una vita tra mille difficoltà economiche e sociali, compreso l’iter burocratico per il rinnovo del permesso di soggiorno per chi ce l’ha. L’immensa difficoltà economica le rende donne vulnerabili.
La violenza è presente anche tra i giovanissimi, già dai banchi di scuola. Ce lo testimonia la cronaca di questo mese con la morte di un ragazzo, accoltellato da un altro adolescente. Nella narrazione sono riemerse parole come gelosia, possesso, si è arrivati a parlare di “ragazza contesa”.
È dai tempi di Eva e della mela che non si riesce a trovare una scusa più facile che dare la colpa ad una donna. A quell’età il problema non è la relazione con una ragazza ma l’incapacità del maschio di gestire la propria rabbia, la propria aggressività violenta. Fa sempre comodo mettere in mezzo una donna e quel che fa. In realtà, come sempre, c’è la sottostima della pericolosità sociale, non ho fatto fatica ad immaginare subito che questo ragazzo avesse già dato in precedenza segni di aggressività. Dovremmo chiederci perché nessuno li aveva percepiti prima.




