Il nuovo volto dell’autoritarismo: non arriva con gli stivali, ma con le leggi
Militarizzare, sanzionare, soffocare ogni spazio di dissenso. Farlo ovunque, nello stesso momento, su piani diversi. Questo è il nuovo volto del potere occidentale: non più solo manganelli, ma norme, decreti, deleghe in bianco e ricatti economici.
In Germania si torna a parlare di leva (semi) obbligatoria. I giovani scendono in piazza e dicono no. Non vogliono essere carne da cannone per guerre che non hanno scelto. Vogliono un futuro, non una mimetica. E la risposta? Ancora una volta: sicurezza, disciplina, obbedienza.
Negli Stati Uniti l’amministrazione Trump ha colpito con un’arma ancora più subdola: l’accusa di antisemitismo usata come clava per punire la libertà accademica. I fondi tagliati alla New School for Social Research di New York sono un segnale inquietante. Un’istituzione che nasce con profondi legami con il mondo ebraico viene oggi colpita proprio in nome di una presunta “difesa” dell’ebraicità. Il paradosso che diventa repressione. E in Italia? Non restiamo certo a guardare.
Il Ddl che spiana la strada alla censura
Una parte del Pd, quello che si definisce “riformista”, ha presentato un Ddl che delega il governo Meloni a scrivere una legge punitiva sull’antisemitismo.
Tradotto: un assegno in bianco all’esecutivo per limitare critica, espressione, dissenso.
Un’operazione che ha già acceso l’allarme tra studiosi, scrittori, giuristi, giornalisti. Perché quando una parola diventa reato elastico, quando il confine tra critica politica e crimine viene deciso dal potere, allora non è più una democrazia: è un terreno minato. E mentre il Parlamento discute come imbavagliare meglio, le piazze parlano.
Censis: la piazza per la Palestina come ritorno alla partecipazione
Nelle stesse ore in cui si rafforzano norme securitarie sempre più restrittive, l’ultimo rapporto Censis consegna un dato che i grandi media hanno preferito sussurrare: le manifestazioni per la Palestina segnano un ritorno alla partecipazione politica degli italiani.
Un popolo sfiduciato da partiti e istituzioni, nazionali ed europee, torna in strada non per una sigla, non per una bandiera di partito, ma per un popolo sotto le bombe. È un segnale enorme. Ed è proprio questo segnale che spaventa.
Perché le piazze non sono mai solo piazze. Sono anticorpi. E gli anticorpi vanno repressi.
Il dato che fa comodo al potere: il 30% che sogna l’uomo forte
Il Censis dice anche altro: circa il 30% degli italiani, schiacciati dalla paura e dall’insicurezza, guarderebbe con favore a soluzioni autoritarie. Questo sì che viene sbattuto in prima pagina. Perché serve. Serve a giustificare le leggi speciali, la compressione dei diritti, la retorica dell’ordine. Ma nessuno dice che insicurezza e disuguaglianze crescono insieme. Nessuno dice che mentre si taglia su welfare, scuola e sanità, si investe tutto sulla guerra.
Armi al posto del futuro
In Italia, mentre i giovani dicono no alle guerre, la finanziaria in discussione al Senato punta dritto sull’industria bellica. Armi al posto di lavoro. Missili al posto di borse di studio. Carri armati al posto di ospedali. E intanto le disuguaglianze si allargano come crepe in un muro già pericolante. Sempre più ricchi da una parte. Sempre più poveri dall’altra. In mezzo, una classe media che scivola, silenziosa.
Quello che sta accadendo non è un incidente. È un progetto. Reprimere, disincentivare, criminalizzare il dissenso. Militarizzare l’immaginario. Intimidire le università. Addestrare le coscienze alla guerra come normalità.
Ma qualcosa, sotto questa colata di piombo, si muove ancora. Sono le piazze. Sono i giovani. Sono le persone che non ci stanno. Che non vogliono scegliere tra obbedienza e paura. Che rifiutano l’idea che la sicurezza valga più della libertà.
E allora sì: questa democrazia oggi ha paura dei cittadini. Non il contrario.




