A Corleone si riapre una ferita che non è mai stata chiusa. La denuncia pubblica è di Sonia Alfano (figlia del giornalista Beppe, ucciso da Cosa nostra) riapre il dibattito sulle presenze sui territori e sui social di personaggi (in questo caso il figlio di una bestia sanguinaria) che continuano a fare apologia mafiosa. “Mentre a Firenze il gip ha disposto la scarcerazione di Maria Concetta Riina, imponendole l’obbligo di dimora a Corleone nonostante un’accusa di tentata estorsione con l’aggravante del metodo mafioso ai danni di due imprenditori toscani, esplode anche un caso culturale e mediatico che riguarda il fratello Salvo (detto Salvuccio) Riina”.
Sonia Alfano, oggi responsabile nazionale del dipartimento legalità di Azione, è intervenuta con parole nette: un documento politico che mette insieme giustizia, comunicazione e memoria. “Non si può trasformare chi porta quel cognome in una “vittima” da palcoscenico”.
Nel mirino finisce il videoclip diffuso dal rapper Dog MC, che vede come protagonista Salvo Riina. Nel testo, denuncia Alfano, viene evocata la presunta sofferenza dell’infanzia di Riina junior e compare una frase che suona come un avviso: “vogliono incastrarti”. È qui che la linea viene superata: non è più solo becero intrattenimento ma un messaggio “inquietante e provocatorio” che rischia di ribaltare i ruoli.
Il punto centrale, nella ricostruzione di Sonia Alfano, è morale prima ancora che politico: le vittime non sono mai state “i figli dei carnefici”, ma “i figli, le mogli, i familiari delle vittime innocenti di mafia”, persone a cui è stata strappata la vita o la libertà di viverla senza paura.
Quando il racconto si rovescia, la realtà si sporca.
Il testo firmato da Alfano insiste su un rischio preciso: la romanticizzazione della mafia attraverso la musica e i social. Non è un tema astratto, anche noi di WordNews.it (con il nostro direttore Paolo De Chiara, il vice-direttore Alessio Di Florio, Gennaro Ciliberto e Antonino Schilirò) lo stiamo denunciano da anni: ci troviamo di fronte a una guerra di linguaggio, di simboli, di immaginario.
Secondo Alfano, già parlamentare europea, quel videoclip non è solo “un contenuto”, ma una “grave provocazione” verso le istituzioni e verso le famiglie delle vittime: riapre il dolore.
Nella presa di posizione firmata dell’ex Presidente della Commissione speciale antimafia al Parlamento europeo, la risposta non può fermarsi all’indignazione. Serve un intervento perché piattaforme come YouTube, TikTok e gli altri canali social non diffondano e non promuovano contenuti che “delegittimano anni di lotta alle mafie”.
C’è anche un passaggio diretto verso le case discografiche, chiamate a una responsabilità etica: la libertà artistica, sostiene Alfano, non può diventare il passe-partout per la disinformazione o per la “beatificazione” di chi ha vissuto “sul sangue innocente”
Memoria, giustizia, futuro: la battaglia culturale
Il testo firmato da Sonia Alfano si chiude con una tesi: la lotta alla mafia non è solo questione di arresti e processi, è una battaglia culturale e civile.
Difendere la memoria significa dire con fermezza che chi è stato carnefice, o chi appartiene a quella storia, non deve essere raccontato come vittima per convenienza narrativa o business mediatico.
Noi la conosciamo molto bene Sonia Alfano (e abbiamo una infinita stima per la sua persona e per le sue battaglie). Siamo sicuri che continuerà a dare battaglia. E non la lasceremo sola.
L’AFFONDO FINALE
Sono sempre stata molto diretta nel dire ciò che penso, e non amo fare giro di parole.
Da ieri cerco di far comprendere la gravità di certi fatti che riguardano la famiglia Riina, ma benché abbia sollecitato personalmente alcune associazioni antimafia ad intervenire per dimostrare unione di intenti e soprattutto rete, ho ricevuto veramente pochissime risposteProbabilmente perché in ballo non ci sono contributi o grandi eventi.Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sulla pericolosità del genere di individui che seguono e difendono questa melma di mafiosi, potete farvi un giro su questo mio post e leggere i commenti abominevoli dei loro sostenitori.È triste da dire ma i mafiosi sanno fare squadra.L’antimafia, molto meno.
Buon divertimento!
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