Un trattamento fuori dalla grazia del diritto internazionale, nonché del rispetto della dignità umana, quello riservato a partire dall’alba dello scorso 8 ottobre all’equipaggio della “Freedom Flotilla Coalition”, secondo quanto descritto da Francesco Prinetti (invitato in trasmissione dal nostro Marco Giuseppe Toma), medico chirurgo torinese che ha preso parte alla missione umanitaria internazionale a bordo dell’ammiraglia “Conscience”, insieme a medici e giornalisti, per destinare farmaci e attrezzature mediche alla popolazione martoriata di Gaza e denunciare il deplorevole silenzio dei nostri governi nei confronti della barbarie messa in atto da Netanyahu.
Un intervento militare in piena regola, quello dell’esercito israeliano, avvalendosi di gommoni, elicotteri e 45 militari che hanno abbordato l’imbarcazione della Flotilla per sequestrarne l’equipaggio, a 120 miglia nautiche da Gaza, in acque egiziane, senza che tra l’altro l’Egitto intervenisse per rivendicare il diritto sulle proprie acque territoriali e senza copertura dalla Convenzione di Ginevra, proprio in quei giorni in cui il ministro Tajani affermava che il diritto internazionale “vale fino a un certo punto”.
Secondo Prinetti, l’idea di imbarcare principalmente medici e giornalisti nella Conscience è nata dalla necessità di rappresentare le due categorie principalmente colpite dall’esercito israeliano, per portare sia “mani da chirurgo” che “telecamere” a Gaza, rispettivamente: sono migliaia, infatti, i medici e i giornalisti uccisi o imprigionati dall’esercito israeliano dalla fatidica data dell’attentato del 7 ottobre del 2023.
Durante l’incursione, secondo il racconto di Prinetti, sono state prima di tutto tagliate le connessioni internet e ogni forma di comunicazione con l’esterno, onde evitare che i fatti potessero venire documentati e riservando ai soli militari l’arbitrio di riportare visivamente l’accaduto tramite le proprie bodycam, nei tempi e nei modi desiderati dalla propaganda israeliana.
Una volta attraccati al porto israeliano più vicino, i membri della Flotilla sono rimasti per 14 ore in stato di fermo, perquisiti sotto le minacce dell’esercito israeliano e condotti infine verso il carcere. Numerose e terribili le vessazioni che i membri dell’equipaggio hanno subito nel corso della loro detenzione: Prinetti ci racconta di violenze psicologiche, minacce, attacchi verbali, intimidazioni, percosse, punizioni corporee e violenze sessuali, in un contesto in cui i detenuti hanno perso ogni cognizione del tempo che passa e potendo ascoltare le grida dei prigionieri palestinesi provenienti dai compound attigui, nonché il fragore delle esplosioni provocate dai bombardamenti nelle aree viciniori, smentendo la propaganda sul cessate il fuoco fatta dal governo israeliano.
Infatti, secondo le riflessioni di Prinetti, in questo momento a Gaza non vi è alcuna Fase 2 sostanziale (riferentesi al piano di pace voluto da Trump), perché continua ad essere in corso un assedio e un blocco illegale e, sebbene possa essere diminuita l’intensità degli attacchi, i bombardamenti continuano, ma è diminuita l’attenzione internazionale su quanto sta accadendo.
Quindi la politica di Israele non sembra cambiata e, anzi, in questo momento, Israele detiene il controllo del 50% della Striscia di Gaza, ovvero la parte di territorio che è rimasta fertile, lasciando ai gazawi la parte distrutta dai bombardamenti, senza tra l’altro consentire una piena libertà di circolazione alla popolazione della Striscia, a causa delle bombe e dei continui check-point.
Prinetti ci rivela che è proprio per questo motivo che gli attivisti e le attiviste stanno pianificando un’ulteriore missione della Flotilla in vista della prossima primavera, con l’obbiettivo di portare aiuti a Gaza e mostrare alla comunità internazionale l’attuale violazione dei diritti a carico del popolo palestinese, dato che, sostanzialmente, manca un vero accordo di pace, ma vi è altresì la prosecuzione di un progetto coloniale di occupazione, di apartheid e di genocidio.
Alla luce di quanto documentato, non ci resta che augurare al Dr. Prinetti e a tutti i membri dell’equipaggio la piena riuscita della loro futura missione.





