Venerdì mattina, a Catania, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del comitato “Giusto Dire NO“. Presenti:
- Bruno Di Marco, Coordinamento Nazionale ‘Giusto Dire NO’ e già Presidente del Tribunale di Catania;
- Francesco Mannino, già Presidente del Tribunale di Catania e coordinatore del comitato ‘Giusto Dire No’ catanese;
- Agata Santonocito, procuratore aggiunto di Catania;
- Pietro Antonio Currò, GIP di Catania;
- Germana De Luca
- Tuccio Pappalardo, già questore e direttore della DIA
- Ottavio Grasso, GIP di Catania e presidente di sezione dell’ANM
Altri componenti del comitato sono:
- Giovanni Grasso, avvocato e professore;
- Marco Mazzullo, giudice;
- Salvatore Grillo, sostituto procuratore di Siracusa;
- Antonio Pianoforte, giudice di Ragusa.
Ad aprire i lavori è stato Bruno Di Marco:
“Quello che questa riforma intaccherà maggiormente è la giurisdizione che è l’istituzione con la funzione costituzionale di tutelare i diritti e le libertà di tutti anche nei confronti del potere. E questa riforma affievolirà la giurisdizione con tutti i rischi connessi”
A seguire l’intervento di Francesco Mannino:
“Questa non è una riforma della giustizia – dice Mannino – questa è una riforma della magistratura che non risolve nessuno dei problemi. Ci sono molteplici segnali che vanno a intaccare su quella che è l’autonomia e l’indipendenza della magistratura». Autonomia sancita dall’articolo 104 della Costituzione che però non sarà assolutamente toccato dalla riforma Nordio, tranne nella parte che distingue (o separa) le carriere fra requirente e giudicante. Ma per Mannino «non basta un solo articolo della Costituzione per imporre un principio. È tutto un sistema di pesi e contrappesi. Venendo meno questo sistema sono a rischio l’autonomia e l’indipendenza. Non basta guardare solo al 104 della Costituzione, bisogna guardare anche al 101, al 102 e ai rischi disciplinari a cui i magistrati vengono sottoposti”
A seguire è toccato al procuratore aggiunto Santonocito:
“Al di là delle formule utilizzate nella legge, il risultato complessivo di questa normativa sarà quello di indebolire la magistratura tutta». Il procuratore ripropone alcune affermazioni e le indicazioni «date dal ministro Nordio nel libro che ha pubblicato». Per Nordio «la obbligatorietà dell’azione penale sarebbe una sorta di stortura del sistema che potrebbe essere evitata proprio con legge ordinaria. Quello che noi teniamo è che questo sia il primo passo di un’attività ulteriore, già preannunciata, che mirerà a contenere l’attività del Pubblico Ministero nella fase investigativa e dunque inciderà sull’uguaglianza dei cittadini”
Subito dopo è stato posto l’accento sul fatto che, secondo chi sostiene il SI, il giudice sia spaventato dal pm nel pronunciare le sentenze. Su questo ci hanno scherzato la dott.ssa Santonocito e Currò, che di lavoro fa proprio il giudice che afferma “posso assicurare di non sentirmi per nulla assoggettato ai pm“
Il prossimo appuntamento è oggi pomeriggio alle ore 15 al Zo Centro Culture Contemporanee per un incontro aperto alla cittadinanza dove i tre comitati catanesi per il NO spiegheranno ai cittadini le ragioni di questa presa di posizione





