“Hanno messo in mezzo alla strada 180 lavoratori”. Stefano Murazzo, segretario interregionale Fisascat Cisl Abruzzo Molise, accusa Smaltimenti Sud di aver aggirato il confronto con i sindacati firmatari del CCNL e di aver firmato un accordo “di comodo” che estende la precarietà fino a 36 mesi. La vertenza passa dalla Prefettura il 30 gennaio: senza ritiro dell’intesa e stabilizzazioni, la strada indicata è lo sciopero.
La vertenza Smaltimenti Sud entra nel cuore dello scontro. Dopo la firma di un accordo con Confial, contestato dai sindacati firmatari del CCNL Igiene Ambientale, parla Stefano Murazzo. Nell’intervista rilasciata a WordNews ricostruisce passaggi, responsabilità e conseguenze concrete: contratti a termine portati fino a 36 mesi, un primo mancato rinnovo già avvenuto, il bypass del confronto sindacale e l’appuntamento decisivo in Prefettura.
Dottor Murazzo, buongiorno. Qual è oggi la situazione?
Ad oggi è una situazione di grande confusione. Quello che sta succedendo oggi è quello che è successo ieri e l’altro ieri. Faccio un esempio concreto: nell’appalto di Ferrazzano si è partiti da un mancato accordo in Prefettura perché sono stati fatti contratti a tempo determinato a lavoratori che erano a tempo indeterminato. In Prefettura io dissi chiaramente: “Oggi abbiamo creato precarietà”. E purtroppo avevo ragione, perché un lavoratore di Ferrazzano non è stato rinnovato. Su questo stiamo facendo le opportune verifiche legali e andremo avanti dal punto di vista giuridico.
Cosa accade nei rapporti con Smaltimenti Sud?
Prima di Natale Smaltimenti Sud convoca un tavolo. Tralascio tutto ciò che è successo prima, compresi il mancato rispetto verso i sindacati. In quel tavolo ci chiedono se vogliamo fare un contratto integrativo. Dentro questo integrativo c’è una deroga sul contratto a tempo determinato. In sostanza vogliono portare i contratti senza causale da 12 a 36 mesi. Ci chiedono questa deroga.
E voi come rispondete?
Noi diciamo una cosa chiara: le deroghe non è che non si possano fare, ma non a 36 mesi. Al massimo a 24 mesi.
E soprattutto io dissi: non conosco il tessuto lavorativo della Smaltimenti Sud. È un’azienda fatta di tanti appalti, grandi e piccoli. Se io non so dove siete presenti, con che appalti e con che lavoratori, come faccio a firmare una deroga che rischia di mettere la gente in mezzo alla strada?
Che cosa avete chiesto quindi all’azienda?
Abbiamo chiesto l’elenco degli appalti attivi a quella data, l’elenco di tutto il personale e la tipologia dei contratti. Abbiamo anche detto una cosa fondamentale: ammesso e non concesso che si possa firmare una deroga a 24 mesi, tutti quelli che oggi sono a tempo determinato non devono rientrare nella deroga, ma devono essere trasformati a tempo indeterminato.
L’azienda vi ha risposto?
No. Non ci hanno inviato nulla. Qualche giorno prima di Natale mandiamo anche un sollecito. Nessuna risposta.
Poi, la sorpresa: la settimana scorsa scopriamo che un sindacato – chiamiamolo così – ha firmato un accordo che immaginiamo sia proprio quello della deroga a 36 mesi.
Siamo di fronte a un sindacato giallo?
Sì. Confial è un sindacato giallo, un sindacato che non firma nemmeno il contratto nazionale di lavoro.
Per chiarire: voi siete in trattativa, poi irrompe questo sindacato. Come venite a conoscenza dell’accordo?
Attraverso comunicati stampa di questo sindacato.
È una prassi normale?
Assolutamente no. Noi siamo sindacati firmatari del contratto, abbiamo iscritti all’interno di Smaltimenti Sud, abbiamo la rappresentanza. In una situazione del genere, per quanto assurda, avremmo dovuto almeno ricevere una comunicazione dall’azienda che dicesse: “Guardate, abbiamo firmato questo accordo”.
Secondo lei perché è accaduto tutto questo?
La mia opinione conta fino a un certo punto, ma secondo me è successo perché i sindacati firmatari del contratto hanno chiesto verifiche puntuali sugli appalti. È un tipico diritto di informazione delle parti sociali. Niente di trascendentale. Evidentemente hanno pensato bene di bypassare questa situazione.
In sostanza volevano risolvere il problema evitando il confronto?
Esatto. Volevano risolvere il problema saltando i sindacati firmatari, che avevano posto contestazioni oggettive: andiamo a fondo, capiamo, verifichiamo. Quello che è stato fatto è uno scempio. Con questo accordo hanno messo in mezzo alla strada 180 lavoratori.
Perché dice questo?
Perché la legge oggi prevede 12 mesi di contratto a tempo determinato senza causale, più altri 12 in determinate condizioni da dimostrare. Portare tutto a 36 mesi significa che vengo assunto oggi e so che per tre anni resterò precario. Nel frattempo l’azienda prende nuovi appalti, assume lavoratori che dovrebbero essere a tempo indeterminato e li assume invece a tempo determinato. A Ferrazzano oggi ci sono lavoratori entrati nel quindicesimo mese di contratto a termine che sanno che resteranno tali ancora a lungo. È questo che noi contestiamo.
Avete chiesto l’intervento delle istituzioni?
Sì. Abbiamo chiesto l’intervento della Prefettura di Campobasso, che ci ha convocati per il 30 gennaio, e delle istituzioni regionali. Abbiamo coinvolto la Regione Molise.
Avete coinvolto anche il Comune di Isernia.
Il Comune di Isernia ha fatto una gara d’appalto con un capitolato fatto molto bene. Abbiamo incontrato il dottor Di Guglielmo e abbiamo detto chiaramente: attenzione, questo accordo firmato con un sindacato di comodo rischia di mettere in discussione il buon lavoro fatto dal Comune.
Questo accordo può essere impugnato?
Sicuramente sì. Lo impugneremo. Gli accordi si firmano con i sindacati rappresentativi e firmatari del CCNL. Qui non siamo in quel perimetro.
Lo stato di agitazione prosegue. Come funziona nei servizi essenziali?
Nei servizi essenziali bisogna passare dalla procedura di raffreddamento in Prefettura.
Se il 30 non ritireranno l’accordo e non faranno i tempi indeterminati ai lavoratori di Ferrazzano e Mirabello, daremo mandato e programmeremo lo sciopero, preallertando anche il Garante a Roma.
La stampa potrà seguire l’incontro in Prefettura?
Il tavolo è riservato, ma la stampa può essere presente fuori e fare il proprio lavoro. Ed è giusto che lo faccia.
L’intervista a Stefano Murazzo chiarisce una cosa: ci troviamo di fronte a una questione politica e industriale che incide sulla vita concreta dei lavoratori. Il 30 gennaio in Prefettura sarà il punto di non ritorno? La vertenza Smaltimenti Sud rischia di passare dalle carte alla piazza.
La partita ora è sul tavolo della Prefettura.

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