La vertenza Smaltimenti Sud si allarga. Dopo l’accordo firmato con Confial, contestato dai sindacati firmatari del CCNL Igiene Ambientale, parla Cristian Lupicino, segretario regionale FP CGIL Molise.
Nell’intervista a WordNews denuncia un attacco alle relazioni sindacali, il bypass del tavolo confederale, accordi “sottobanco” e una precarietà che colpisce 180 lavoratori, impedendo qualsiasi progetto di vita. L’appuntamento chiave è fissato in Prefettura: senza un passo indietro dell’azienda, la strada indicata è quella della mobilitazione.
Qual è oggi la situazione?
La situazione oggi è molto semplice. Dopo un primo incontro con Smaltimenti Sud, relativo a richieste che loro avevano fatto, ci è stata manifestata la volontà di ampliare il perimetro delle assunzioni a tempo determinato e della quota percentuale della cooperazione.
A prescindere dal fatto che queste proposte non ci siano piaciute, il vero tema è un altro: noi avevamo chiesto di vedere tutta la documentazione e di capire quanti lavoratori sarebbero stati coinvolti da questo accordo. Subito dopo quell’incontro, invece, Smaltimenti Sud si è rivolta a un sindacato autonomo che non sappiamo neanche chi sia.
Ci troviamo davanti a un sindacato giallo?
Se posso dirla tutta, sì. Il contratto dell’igiene ambientale è firmato da quattro organizzazioni sindacali. Come lei ha notato, nessuna è presente in questo accordo. Possiamo tranquillamente dire che si tratta di un accordo di comodo.
Avete proclamato lo stato di agitazione e scritto al Prefetto e alle istituzioni. Mentre la vertenza era aperta esce questo accordo. Cosa è successo?
Le relazioni sindacali si sono interrotte a dicembre. Dopo di che abbiamo inviato la nota al Prefetto, ma già da quel momento non abbiamo più avuto notizie da Smaltimenti Sud.
Come venite a sapere dell’accordo firmato con Confial?
Tramite i social. Il paradosso nel paradosso. Il punto vero è questo: nel momento in cui c’è un tavolo aperto con noi, sindacati confederali e firmatari del contratto, c’è una trattativa in corso. L’azienda ha bypassato le sigle, ha bypassato quel tavolo e si è cercata un sindacato di comodo che potesse firmare quel tipo di accordo.
Dal punto di vista delle regole, una cosa del genere è legittima?
Teoricamente non si può fare. Proprio perché c’era una situazione aperta con noi, avrebbero dovuto chiarire con noi, magari anche dirci di no. Ma il tema è che non abbiamo ricevuto né un no né un sì. Abbiamo appreso la notizia come tutti, dai social e dai giornali.
Quando accadono accordi di questo tipo cosa succede? Possiamo chiamarli “accordi sottobanco”? Possono essere annullati?
Sì, possiamo chiamarli accordi sottobanco. Abbiamo segnalato tutto al Prefetto e attivato lo stato di agitazione.
Murazzo ha parlato di 180 lavoratori “messi in mezzo a una strada”. Condivide questa valutazione?
Sì, la condivido. Questo è un accordo che riguarda contratti a termine, quindi con scadenza. E questo non dà alcuna garanzia ai lavoratori di essere assunti stabilmente.
Può spiegare meglio cosa significa sul piano concreto?
In questi piccoli appalti, nei comuni come Ferrazzano, Smaltimenti Sud lavora spesso per due anni. Se per due anni contrattualizzi lavoratori solo a termine, con rinnovi ogni tre o quattro mesi, li tieni in una condizione di precarietà continua. È vero che poi, grazie alla clausola sociale, mantengono il posto e la paga base, ma il problema è un altro.
Qual è il problema vero?
Il problema vero è che un lavoratore con un contratto che scade ogni tre mesi non può fare un mutuo, non può chiedere un finanziamento, non può programmare una vita.
Quale banca accetterebbe una richiesta del genere? Ecco perché diciamo che 180 lavoratori sono di fatto in mezzo a una strada.
Cosa vi aspettate dall’incontro del 30 gennaio in Prefettura?
Ci aspettiamo che Smaltimenti Sud faccia un passo indietro, annulli questo accordo e torni a trattare con noi. Questo è il punto.
E se questo non dovesse accadere?
Se non accadrà, lo abbiamo scritto chiaramente al Prefetto, saremo costretti a mettere in campo tutte le azioni sindacali possibili, compresi scioperi e manifestazioni davanti alla sede di Smaltimenti Sud a Pettoranello.
L’obiettivo è uno solo: far capire all’azienda che questo accordo non è fattibile.
Nel corso degli anni avete già riscontrato comportamenti simili?
Sì. È un modus operandi che abbiamo visto anche in altre situazioni. Vengono utilizzati lavoratori più deboli, spesso non sindacalizzati o con scarsa conoscenza del contratto, e vengono assegnate mansioni superiori con inquadramenti inferiori, quindi sottopagati.
Avete discusso anche di salario e welfare?
No, ed è un altro punto grave. Una contrattazione di secondo livello senza una parte economica non si capisce cosa sia. Ho letto sui giornali di questo famoso welfare “da rivedere in futuro”, ma senza cifre, senza garanzie, sono solo chiacchiere.
Avete letto l’accordo firmato con Confial?
No. Né io né gli altri. Nessuno di noi è riuscito a vedere il testo. Questo significa che è stato tenuto nascosto, neanche divulgato dal sindacato che lo ha firmato. Tutto è rimasto sotto banco.
Le parole di Lupicino confermano che la vertenza Smaltimenti Sud è una frattura nelle relazioni sindacali e nella tutela del lavoro.

Accordi firmati fuori dal perimetro della rappresentanza, precarietà strutturale, assenza di garanzie economiche e silenzio istituzionale sono i nodi che ora passano al vaglio della Prefettura. Il 30 gennaio sarà uno snodo decisivo: o si torna alla contrattazione vera o il conflitto è destinato a salire di livello.
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