C’è qualcosa di poeticamente surreale nell’immagine di Papa Leone che parla di guerra e povertà dalla rocca del Principato di Monaco. È un po’ come fare un convegno sulla dieta dentro una pasticceria, o spiegare i disagi del traffico dal ponte di uno yacht.
Montecarlo è un posto talmente tranquillo che l’unico conflitto armato che si vede è quello tra il nero e il rosso alla roulette del Casino de Monte-Carlo. La povertà? Lì significa che il vicino ha solo due Ferrari invece di tre.
Così il Papa parla di sofferenza, di guerre lontane, di popoli che lottano per il pane… mentre intorno passano orologi che valgono quanto il PIL di un piccolo villaggio. E ti viene il sospetto che l’omelia finisca con una versione aggiornata del Vangelo.
Non più: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Ma qualcosa di più adatto al contesto: “Chi è senza peccato scagli il suo Rolex.”
Silenzio in piazza. Nessun lancio. Solo qualcuno che, prudentemente, controlla se il proprio orologio è ben allacciato.
Perché alla fine la morale è semplice: parlare di povertà è nobile, ma farlo dal balcone di Montecarlo è un po’ come spiegare la sete con un bicchiere di champagne in mano.
E mentre l’omelia finisce, la folla riflette. Non sulla guerra.
Ma su una domanda molto più urgente: se davvero qualcuno lanciasse un Rolex, chi sarebbe il primo a raccoglierlo?





