Tre giovani detenuti sono stati trasportati d’urgenza all’ospedale San Salvatore dell’Aquila dopo aver ingerito ceramica e pile all’interno dell’Istituto penale per minorenni. Un episodio gravissimo, avvenuto qualche giorno fa, che riaccende il tema delle condizioni interne della giustizia minorile.
I tre ragazzi risultano ancora ricoverati e piantonati dagli agenti della polizia penitenziaria, con il supporto della comandante di reparto e della direttrice dell’istituto. Il caso apre una ferita più profonda: un sistema che continua a mostrare fragilità organizzative, strutturali e di organico.
A lanciare l’allarme è il sindacato FSA CNPP-SPP, che parla apertamente di una situazione “assurda e intollerabile”. Secondo il sindacato, quello registrato all’Aquila è solo uno dei numerosi eventi critici avvenuti in meno di un anno. La sigla ha espresso vicinanza a tutto il personale, sottolineando la continua esposizione ai rischi e la pressione che grava sugli operatori in un contesto già segnato da fragilità evidenti.
La denuncia si inserisce in una fase particolarmente delicata per l’intero sistema della giustizia minorile. Nei giorni scorsi, dopo la duplice evasione avvenuta nel carcere minorile di Bologna, i vertici del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità e il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari hanno incontrato le organizzazioni sindacali di categoria. In quella sede, la FSA CNPP-SPP avrebbe manifestato tutto il proprio disappunto nei confronti della gestione politica delle articolazioni periferiche.
Il messaggio lanciato dal sindacato è netto: non basta riaprire strutture penitenziarie come L’Aquila, Bologna e Rovigo se queste presentano fin dall’inizio problemi pesanti. Serve una visione capace di affrontare i bisogni reali della comunità minorile, con interventi concreti. L’episodio avvenuto all’interno dell’istituto dell’Aquila è il segnale di un disagio che si muove tra sicurezza, tutela sanitaria, tenuta organizzativa e capacità dello Stato di governare il mondo penitenziario minorile.




