Il testimone di giustizia che ha smantellato i cartelli criminali negli appalti pubblici scrive alla Premier: “Dopo 14 anni di privazioni, il Suo silenzio è un messaggio terribile per chi denuncia.”
Una Vita in Sospeso
Gennaro Ciliberto non è un nome qualunque. È il nome di un uomo che ha scelto lo Stato, pagando il prezzo più alto. Grazie alle sue denunce, è stato possibile smantellare uno dei più grandi sodalizi criminali infiltrati nel settore delle opere pubbliche, salvando vite umane e portando alla luce corruzioni sistemiche.
Eppure, dopo 14 anni trascorsi in un programma di protezione, la realtà di Ciliberto è fatta di fughe perenni, negazioni e un’identità perduta. Da cittadino incensurato, si ritrova a vivere in una condizione di semi-clattività, mentre il mondo fuori sembra dimenticare il suo sacrificio.
La Domanda Diretta alla Premier
Nelle sue ultime missive, indirizzate direttamente alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Ciliberto solleva una questione che scuote le fondamenta del nostro senso civico. Una domanda che non è solo una provocazione, ma un grido di dignità:
“Presidente, Lei farebbe una foto con il testimone di giustizia Ciliberto Gennaro? Forse in questa nazione essere onesti non premia, anzi, ci condanna a una vita di negazioni.”
Il Peso del Silenzio
Nonostante le numerose lettere inviate, Ciliberto riferisce di non aver mai ricevuto una risposta dalle istituzioni. Per un uomo che ha perso tutto — tranne la propria integrità — il silenzio della massima carica dello Stato assume un significato nefasto.
“Se un Presidente del Consiglio non risponde a un testimone di giustizia, il messaggio è chiaro: chi denuncia non deve più vivere.”
Queste parole pesano come macigni. Rappresentano il timore che lo Stato, dopo aver utilizzato le informazioni necessarie per colpire la criminalità, volti le spalle a chi quelle informazioni le ha fornite mettendo a rischio la propria vita.
Un Monito per l’Italia
La storia di Gennaro Ciliberto interroga tutti noi. Se un uomo onesto viene lasciato senza certezze e senza libertà, quale incentivo resta per chi, domani, si troverà a dover scegliere tra il silenzio complice e la denuncia?
La lotta alla corruzione e alle mafie non si fa solo con i tribunali, ma con la protezione e il rispetto dovuto a chi ha avuto il coraggio di schierarsi.
Gennaro Ciliberto continua la sua battaglia. Ha perso il suo nome, ha perso la sua vecchia vita, ma non ha perso la forza di chiedere giustizia a chi oggi guida il Paese.
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