Con l’apertura della stagione venatoria 2026/2027, AGR (Attivisti Gruppo Randagio) – insieme a Green Impact, Federazione Nazionale Pro Natura, LEAL – Lega Antivivisezionista Sezione di Monza e Brianza e Committee Against Bird Slaughter CABS Italia, l’antibracconaggio – hanno inviato una lettera ai principali esponenti dell’opposizione parlamentare per chiedere una moratoria immediata sulla caccia nelle sei Regioni governate dal cosiddetto “Campo Largo” (Toscana, Emilia-Romagna, Sardegna, Umbria, Puglia e Campania).
L’iniziativa nasce dal confronto critico tra il dibattito parlamentare sul DDL Caccia e le politiche di gestione faunistica adottate a livello regionale.
La gravità del quadro normativo: le norme “ammazza-fauna” e il rischio “de-faunazione”
Oltre al DDL Malan, AGR e le associazioni denunciano la gravità delle modifiche alla Legge n. 157/1992, introdotte con la Legge di Bilancio 2023. L’aggiornamento dell’art. 19 (comma 2) e il nuovo art. 19 ter hanno segnato un punto di svolta nella deregolamentazione, spianando la strada a una vera e propria ‘de-faunazione’.
In sintesi, ecco perché queste disposizioni sono devastanti.
Deroghe totali: Concedono alle Regioni un’autonomia gestionale pressoché illimitata. Con la scusa di presunte “necessità” (agricole, di sicurezza o sanitarie), si autorizzano abbattimenti persino in aree protette, contesti urbani e nei periodi di silenzio venatorio.
L’alibi dell’emergenza (Art. 19 ter): Sfruttando pretesti come la Peste Suina Africana, il Piano Straordinario quinquennale scavalca l’obbligo dei metodi incruenti, spingendo le Regioni a optare sistematicamente per l’uccisione (abbattimento) anziché per soluzioni alternative (cattura e trasferimento).
Manipolazione linguistica: Il linguaggio burocratico di queste norme cancella la natura dell’animale come essere senziente, riducendolo a mera cifra contabile (“prelievi”, “contingenti”). Nel contempo, i cacciatori vengono promossi a “operatori di tutela”, mascherando la caccia selvaggia sotto la finta veste dell’intervento igienico-sanitario.
Le richieste di AGR e delle associazioni
Nella lettera alle forze di opposizione, AGR e le associazioni firmatarie chiedono in particolare:
L’immediata abrogazione e cancellazione dell’art. 19-ter (e dell’art. 19, comma 2) della Legge n. 157/1992, veri e propri grimaldelli normativi che legalizzano la ‘de-faunazione’;
Una moratoria urgente sui calendari venatori regionali;
Piani di gestione della fauna che non siano basati principalmente sugli abbattimenti;
Norme regionali che vietino la caccia nelle aree protette e la sospendano tempestivamente nelle aree colpite da incendi .
Postilla: la deriva tecnologica e il principio del minimo mezzo
Va evidenziato come la preferenza accordata in via quasi esclusiva allo “sparo diretto”, esteso persino alle ore notturne con l’ausilio di visori termici e foraggiamento attrattivo (legge 101/2024), palesi una scelta marcatamente ideologica, un evidente vizio d’istruttoria e la palese violazione del “principio del minimo mezzo” (l’obbligo di optare per la soluzione meno impattante).
A tal proposito, la recente sentenza del T.A.R. Lazio (Sez. II-ter, 10 marzo 2026, n. 4460) ha ribadito con forza che i metodi alternativi all’abbattimento non possono essere esclusi a priori: un principio di soluzione incruenta che la giurisprudenza ha riaffermato e che AGR auspica venga esteso a tutela di ogni singola specie, al di là di qualsiasi arbitraria classificazione.



