Sono passati 15 giorni, due settimane e un giorno, dalla seduta straordinaria del consiglio comunale sulla sanità tenutosi a Vasto. Sono intervenuti Nicoletta Verì, assessore regionale alla sanità, e Mauro Palmieri, direttore generale della Asl Chieti-Lanciano-Vasto. La seduta è stata contrassegnata dalla protesta di Patrizia De Rosa, cittadina vastese che da anni protesta e fa sentire forte la propria voce su quel che accade e non accade, su ritardi e non solo della sanità e che ha portato in aula la voce di pazienti, malati, di chi soffre le conseguenze di determinate situazioni.
Al termine abbiamo provato a porre alcune domande a Verì e Palmieri, intervista interrotta con la motivazione che non si poteva «perder tempo a parlare di Patrizia De Rosa», qualcuna aveva fretta e si doveva tagliare. Alle proteste e al sottolineare che non si sapevano, come è ovvio che sia, quali domande successive stavano arrivando è stato ribadito che dovevano andarsene, che non potevano «perdere tempo».
La fretta era così fretta che diversi minuti dopo non ci si era allontanati dal perimetro di Palazzo di Città e l’intervista interrotta per domanda “sgradita” è giunta pochi giorni dopo il tentativo di avere informazioni e risposte sulle forniture dei sensori per pazienti diabetici e a poche settimane da analogo tentativo su ausili e protesi e ascensore del distretto sanitario (immobile rinnovato per ospitare la Casa di Comunità), tentativi vani perché, come riportato in precedenti articoli, non c’è stata nessuna risposta.
Sono passate due settimane e un giorno, 15 giorni esatti, ma nonostante articoli, video, dirette facebook, pubblicazioni su youtube, oltre 41.000 visualizzazioni dei video solo su due pagine facebook (dato estrapolato ieri pomeriggio alle 17) nessuna reazione. Silenzio assoluto. Nonostante abbiamo avuto in questi anni grandi cantate in difesa della libertà di stampa, sfilate in eventi pubblici (da loro organizzati), retoriche, inviti a tenere sempre la schiena dritta e addirittura – è cronaca dei giorni scorsi – qualcuno lamentarsi che il giornalismo è diventato in larga parte gossip gli aedi della democrazia son rimasti silenti. Onore e merito ai (pochi) amministratori pubblici – due per l’esattezza – che ci hanno espresso qualcosa. Per il resto silenzio assoluto. Quando si parlerà e sparlerà di sanità e democrazia, di libertà e tanto altro sarà da ricordarlo.
Nella protesta durante la seduta del consiglio comunale Patrizia De Rosa ha reso noto che sarebbe tornata davanti l’Ospedale San Pio in via San Camillo De Lellis a Vasto, nuovi sit come accade ormai da cinque anni.
In queste due settimane la stessa Patrizia De Rosa ha reso noto che un esame urgente (ovvero da eseguire entro dieci giorni) gli è stato prenotato molto lontano da Vasto e per oltre un mese. Così come il non poter eseguire l’esame della curva da carico orale del glucosio. Su quest’ultimo punto la Asl ha affermato che ci sarebbe stata una errata comunicazione.
Ieri mattina Patrizia De Rosa è tornata, come il mercoledì della settimana scorsa, di fronte l’ospedale vastese. Dopo pochi minuti hanno tentato – come lei stessa ha raccontato in alcune dirette facebook – di allontanarla, di cacciarla. Nonostante l’autorizzazione della Questura dai piani alti della Asl hanno ordinato di allontanarla, motivazione: il marciapiede in cui si trovava è di proprietà della Asl e quindi lei non sarebbe potuta stare lì. Telefonicamente dalla Questura hanno ribadito che il sit in lì era pienamente legittimo.
Visto che non è stato possibile porre domande al termine del consiglio comunale, intervista interrotta per domanda non gradita dopo pochi minuti, quelle che volevamo porre – e visto che ci stiamo anche altre – le pubblichiamo. Nei precedenti articoli siamo arrivati a 14, in quest’articolo il numero aumenta ancora.
al termine della seduta del consiglio comunale a Vasto ci è stato risposto, con preciso riferimento alla signora Patrizia De Rosa, che gli uffici sono sempre a disposizione e pronti a rispondere alle esigenze e domande dei cittadini. Cacciarla dall’ingresso dell’ospedale, tentare di farla allontanare, come si concilia con quella risposta? Allontanare una cittadina è il mettersi a disposizione dei cittadini?
Patrizia De Rosa sta portando avanti la sua protesta da cinque anni e numerose sono le pubblicazioni che documentano tutti i sit in già avvenuti. Come è possibile che finora non è mai accaduto e ieri invece gli è stato intimato di allontanarsi? Non ha mai intralciato nessuno, ha sempre mantenuto un atteggiamento rispettoso e nonviolento. E mai si era arrivati addirittura a chiedere di cacciarla. Perché ora? È cambiato qualcosa? Cosa?
Perché l’assessore Verì ha dichiarato in aula che per l’emodinamica c’è accordo con il Molise, dopo una telefonata avvenuta un’ora prima della seduta del consiglio, e nella stessa serata è arrivata smentita dal Molise?
La delegata regionale alla sanità mostra nel risponderci stupore che Patrizia De Rosa stia ancora protestando, possibile che in questi anni non ha mai letto notizie dei suoi ripetuti sit – in? Un amministratore non si sarebbe mai accorta che una cittadina protesta ripetutamente di fronte l’ospedale (che lei ha affermato di visitare spesso)?
L’assessore Verì e il direttore Palmieri hanno dichiarato che le porte dei loro uffici è sempre aperta ai cittadini dopo che abbiamo chiesto una risposta alle proteste della signora De Rosa. Perché invece la cittadina vastese dice che sono cinque anni (dopo una sola prima e unica volta diversi anni fa) che non riesce ad essere ascoltata e ricevuta?
l’assessore Verì nel suo intervento ha fatto riferimento ai pazienti diabetici, sono almeno due anni che nel vastese ci sono pazienti che protestano per ritardi nell’arrivo delle forniture dei sensori per il rilevamento del livello di glucosio, come mai questi ritardi ripetuti? Cosa è stato messo in campo, se qualcosa è stato messo in campo, per impedire si ripetano?
Sono state inaugurate le Case di Comunità, quella di Vasto ha sede nel distretto sanitario in via Michetti. Ci sono cittadini che hanno protestato, come abbiamo riportato in un articolo, perché l’ascensore è troppo piccolo per le carrozzine. Tanti lavori sono stati effettuati, sull’ascensore perché no? Ci si è posti la questione della dimensione dell’ascensore? Se non ci si è posti il problema perché? Se ve lo siete posti cosa sarà fatto per risolvere il problema ed entro quando?
Ci sono cittadini che protestano perché ci sarebbero ritardi nelle autorizzazioni per ausili e protesi e che ne vengono autorizzate di meno rispetto al passato. Quali sono i numeri? Perché i cittadini riscontrano questi ritardi e diminuzioni?
Durante il consiglio si è fatto riferimento a verifiche sull’appropriatezza di urgenze fissate per esami e visite e negli accessi ai pronto soccorso? Appropriatezza parola che abbiamo già sentito, con riferimento ai farmaci, anni fa dall’allora direttore Schael. Quindi si pensa che ci sono cittadini, e che addirittura il numero sia così alto da creare “danni” alla sanità pubblica che per sport, divertimento o chissà cos’altro fanno visite, esami o assumo farmaci?
Vi siete mai posti invece la domanda su quanti pazienti arrivano a condizioni gravi perché visite programmate arrivano troppo tardi, perché non sono stati diagnosticati in tempo peggioramenti o nuove patologie?
Vi siete mai posto il problema di quanti caregiver familiari vedono le loro condizioni di vita e di salute peggiorare perché devono quotidianamente combattere con burocrazie, tempi, problemi, criticità e ansie di ogni tipo?
Se la spesa farmaceutica pubblica sarebbe aumentata per voi è solo una questione di budget da far rientrare? È l’unica soluzione che prospettate? Non sarebbe da domandarsi come mai la domanda aumenta e se ci sono peggioramenti del livello generale della salute e aumento delle patologie?
Ci sono farmaci carenti da anni, il Creon addirittura la prima volta dieci anni fa. Come si può definire emergenziale una situazione che dura da anni? Pare che la carenza sia stata più o meno risolta con farmaci equivalenti, perché rimane allora l’iter burocratico e l’obbligo di rivolgersi alle farmacie ospedaliere (in alcuni casi lontane anche decine e decine di chilometri) di “emergenza”? Sui farmaci carenti, oltre che restrizioni e iter reso più complesso, si è mai pensato di mettere in campo altro? Se non si è mai posta la questione perché?
Vi siete mai posti la questione dello snellimento di alcune procedure, come i trasporti per pazienti in Assistenza Domiciliare Integrata (spesso anziani e soli), burocratiche? Non sarebbe il caso di porsi la questione?
Se i numeri delle liste d’attesa stanno migliorando, come ripetuto anche in consiglio comunale, come mai continuano ad arrivare a sindaci e giornalisti segnalazioni di persone costrette ad andare fuori, a rivolgersi alla sanità privata (a pagamento) o che devono aspettare mesi e mesi?
Abbiamo avuto notizia di recente che sono stati erogati alle famiglie i fondi a sostegno dei caregiver familiari. Sono stati poco più di 200? Quanti sono i pazienti oncologici in Abruzzo? E in provincia di Chieti? Il numero di beneficiari come mai è così basso? L’avviso pubblico fa riferimento solo al trasporto su ruote o ferrovia, secondo voi è l’unica esigenza? Non ci sono altri costi, dal lavoro che si può essere costretti anche a lasciare ad altro che si deve abbandonare, ridurre, porta ansia e stress, quantificabili? Un caregiver è solo un autista per voi? E un paziente così grave che si sposta solo in Adi ma ha bisogno di assistenza continua a casa, in questi casi il caregiver non è considerato tale?
da anni il farmaco per le chemioterapie deve essere, la mattina stessa della terapia, ordinata a Chieti e da lì deve arrivare. E quindi, prima di iniziare, i pazienti devono aspettare ore arrivando in alcuni giorni anche al primissimo pomeriggio per poterla iniziare. La distanza, percorrendo l’autostrada, tra i due presidi ospedalieri è di oltre 80 chilometri. Aumentando, quindi, anche i rischi per la sicurezza del trasporto. Perché non è possibile, migliorando così sicurezza degli operatori e disagi per le attese dei pazienti, che tutto si svolga a Vasto e non debba viaggiare ogni giorno?
sull’esame delle curve da carico del glucosio la Asl ha affermato che «la prestazione non ha subito interruzioni e che il dispositivo necessario per l’esecuzione dell’esame era regolarmente presente nelle scorte aziendali» e che «il dispositivo necessario per l’esecuzione dell’esame era regolarmente presente nelle scorte aziendali» e «l’episodio sarebbe stato presumibilmente determinato da un errore nel controllo dei dispositivi in dotazione al punto prelievi dell’ospedale di Vasto». Come è possibile che la Asl fa riferimento ad un errore episodico e invece la paziente ha affermato che è accaduto per «più di una settimana»? Come è possibile che non ci sono state interruzioni e solo un errore di comunicazione ad una paziente? Altri pazienti hanno svolto regolarmente l’esame e, quindi, come è possibile che il supposto ipotizzato errore si è protratto per «più di una settimana» e non superato in pochi minuti? Ammettiamo pure che un sanitario, in ore e ore di turni spesso difficili e massacranti in cui devono gestire decine se non centinaia di pazienti, ha calcolato male per un attimo, se altri pazienti stavano svolgendo regolarmente si sarebbe risolto tutto in pochi minuti. Come sarebbe stato possibile che così non è stato?



