La foto copertina di quest’articolo è stata scattata lo scorso 25 aprile. Il protagonista è già conosciuto sulle nostre pagine in cui diverse volte abbiamo pubblicato sue foto. Dopo le prime pubblicazioni nell’agosto scorso, forse favorito dal passaggio dalla stagione della tintarella a quella della lana, è passato dall’essere scuro scuro praticamente quasi nero ad un bianco quasi latte. Siamo tornati a distanza di quasi un mese, nei giorni scorsi.
Al contrario del mese scorso questa volta non siamo riusciti a salutarlo. La vegetazione sempre più fitta ha impedito anche solo di avvicinarsi. Abbiamo provato con la videocamera almeno a riprenderlo ma foto e video non rendono chiara la sua presenza. Mentre la fittissima vegetazione porta il pensiero ad una valutazione incontrovertibile ed inequivocabile: se il verde è così verde e così fitto in tal selva non ci son state presenze lavorative e bonificanti. Ergo il protagonista della nostra storia, nove mesi (un parto … mancato?!) dopo che l’abbiamo conosciuto, sta ancora lì.
Il protagonista della nostra storia, Mr. Amianto o Mr. Eternit fate vobis, è ancora lì. Esattamente come la statua con la testa quasi mozzata, Miss che si è fatta conoscere anch’essa l’estate scorsa, e tanto altro. L’estate scorsa ci fu il maxi incendio che documentammo che bruciò rifiuti di ogni tipo, a settembre praticamente un bis dopo l’incendio di un camion sull’autostrada, in questi giorni nuovo incendio di camion sull’autostrada e il bis del bis solo per una manciata di chilometri è scampato. Siore e siori a voi ogni valutazione visto il perdurare di una realtà oltre che seria.
Qualcosa è cambiato? Certo! Come si vede nel secondo video del nostro tour abbiamo avuto, ultimi lavori non certo lustri fa, un’ebbrezza unica (e chissà se irripetibile): le mani sotto l’asfalto. Nel nostro ultimo articolo – datato 7 febbraio di quest’anno, oltre tre mesi fa – concludevamo che in questi anni “abbiamo consumato il vocabolario della lingua italiana, trovandoci a ripetere con crescente stanchezza e sgomento” denunce e documentazione della situazione e che “lo sgomento, lo sconcerto e la stanchezza aumentano constatando che, anche in quest’ultimo sopralluogo, ci siamo ritrovati a fotografare rifiuti già fotografati”.
Consumato il vocabolario della lingua italiana, stanchi di dover tornare a salutare e fotografare Mr e Miss che stanno quasi diventando di famiglia, trovandoci addirittura (ultimi lavori non certo lustri fa) con l’ebbrezza delle “mani sotto l’asfalto” ci rimane solo un’ultima strada.
E allora, siore e siori, sapete contare? Sapete camminare? Contare e camminare lo sapete fare? Si parte con i cento passi nella monnezza e le mani sotto l’asfalto.





