In un’aula gremita e carica di tensione emotiva e storica, monsignor Piero Vergari, ex rettore della basilica di Sant’Apollinare, si è presentato dinanzi alla Commissione parlamentare d’inchiesta che indaga sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, due dei casi più oscuri e controversi della storia italiana e vaticana. Al centro della seduta, durata quasi due ore, il rapporto tra Vergari e Enrico De Pedis, il boss della Banda della Magliana sepolto per anni proprio nella cripta della basilica romana.
Nonostante la voce flebile e gli evidenti limiti di salute, Vergari ha risposto con una certa lucidità alle numerose domande dei commissari. Ha ribadito più volte di non aver mai incontrato né conosciuto Emanuela Orlandi, sebbene fosse rettore proprio nel periodo in cui la ragazza frequentava la scuola di musica “Ludovico da Victoria”, collegata alla chiesa. “Gli alunni erano circa seicento”, ha detto, “era facile non conoscerli tutti”.
Ma il cuore dell’audizione ha battuto forte sul nome di De Pedis. Vergari ha raccontato di averlo conosciuto alla fine degli anni Settanta, quando svolgeva servizio religioso a Regina Coeli. “Era affezionato alla chiesa, ci mandava fiori per la Madonna di Sant’Apollinare e qualche soldo per la scuola”, ha detto. Ha definito De Pedis un “uomo buono”, “generoso”, che frequentava spesso la basilica, partecipava ai concerti e si mostrava disponibile verso i religiosi. Nessun accenno, secondo Vergari, ai suoi trascorsi criminali: “Lo conoscevo come benefattore, non trapelava nulla di quello che faceva fuori”.
Un altro punto cruciale è la sepoltura del boss a Sant’Apollinare. Vergari ha ammesso di aver favorito la tumulazione nella cripta antica, “giocando un po’ di astuzia” e ricordando il desiderio espresso in vita da De Pedis. Ha confermato anche la creazione di alcune celle per le sepolture: “Dieci tombe c’erano già”, ha detto, “poi se ne aggiunsero”. Nessun mistero, per lui, sull’origine della richiesta.
I parlamentari hanno incalzato Vergari anche sulla famosa lettera del 14 luglio 1983, inviata al segretario personale di Giovanni Paolo II, Stanislao Dziwisz, pochi giorni dopo la scomparsa di Emanuela. In essa, il monsignore si lamentava del comportamento all’interno della scuola: “La segretaria dorme col fidanzato. Non mi sembra una cosa seria”. Un documento che getta ombre sulla gestione dell’istituto e che fa emergere un quadro di scarsa vigilanza e inappropriatezza, ben lontano dai rigorosi standard ecclesiastici.
Tra i momenti più tesi, la lettura di un’intercettazione telefonica del 2012, nella quale Vergari affermava che la vicenda Orlandi era “talmente complicata”. “Sì, lo dissi a mia sorella”, ha confermato. “Erano anni in cui se ne parlava tanto in TV, ma la verità è difficile da conoscere”.
Significativo anche il passaggio sul magistrato Nino Scopelliti, che Vergari ricorda come frequentatore della chiesa e conoscente di De Pedis. Un episodio, questo, che suggerisce incroci quanto meno inquietanti.
Alla fine, dinanzi alla domanda più diretta – “Cosa pensa sia accaduto a Emanuela?” – Vergari ha farfugliato qualcosa di incomprensibile. Il presidente ha chiuso con garbo: “Non mi sento di insistere”.
Un’audizione che conferma la necessità di continuare a cercare la verità
Se da un lato Vergari si è mostrato disponibile, dall’altro ha offerto più reticenze che chiarimenti. Ma la sua testimonianza ha comunque aggiunto tasselli a un mosaico che resta confuso: connessioni ambigue, relazioni di potere, silenzi scomodi e presenze criminali dentro e intorno a luoghi di culto. La verità, come disse lui stesso, “è talmente complicata”. Ma ancora, incredibilmente, attuale.
I Misteri di Sant’Apollinare: chiesa, mafia e Vaticano
La Basilica di Sant’Apollinare
Situata nel cuore di Roma, a due passi da Piazza Navona, è un luogo sacro con secoli di storia. Ma dagli anni ’80 in poi, il suo nome si lega a una delle vicende più oscure della cronaca italiana: la scomparsa di Emanuela Orlandi e la sepoltura del boss Enrico De Pedis, detto Renatino, leader della Banda della Magliana.
Enrico De Pedis e il “mistero della cripta”
Condannato per reati gravissimi e sospettato di connessioni con poteri occulti, viene sepolto nel 1990 proprio nella cripta della basilica. Un onore solitamente riservato a religiosi illustri. Chi autorizzò la sepoltura? Il nome di monsignor Vergari emerge come figura chiave. Il suo racconto parla di un “desiderio espresso” e di “beneficenza”, ma resta il sospetto di una regia superiore e complice.
La telefonata a “Chi l’ha visto?” e l’inizio del sospetto
Nel 2005, una chiamata anonima al programma Rai dice: “Cercate chi è sepolto a Sant’Apollinare e avrete la risposta sul caso Orlandi”. Da lì, il vaso di Pandora si riapre. Il corpo di De Pedis sarà rimosso nel 2012, ma le domande rimangono: chi proteggeva Renatino? Perché tanto silenzio ecclesiastico?
La lettera dimenticata
Il documento del 14 luglio 1983, scritto da Vergari, rappresenta un elemento fondamentale: denuncia un clima di disordine nella scuola di musica frequentata da Emanuela, con “fidanzati che dormono insieme nei locali del seminario”. Non è solo un dettaglio: è un campanello d’allarme ignorato all’epoca. Proprio in quel contesto Emanuela sparì, senza lasciare traccia.
Vaticano, servizi segreti e crimine romano: il triangolo inquietante
Nel corso degli anni, il caso Orlandi ha intrecciato pista vaticana, pista internazionale, pista criminale. Monsignor Marcinkus, lo IOR, la CIA, la mafia: tutte presenze nel dossier, nessuna certezza. L’audizione di Vergari, sebbene sfumata e lacunosa, conferma però un elemento: le relazioni di potere e protezione esistevano, eccome.





