La 20ª puntata di “30 minuti con…” ha messo al centro uno dei nodi più esplosivi e irrisolti della storia italiana: la trattativa Stato-mafia, i depistaggi, l’ombra lunga delle stragi e il silenzio che continua a coprire pezzi decisivi di verità.
A intervenire nel format di WordNews.it sono stati Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo Borsellino, e Antonio Ingroia, già pubblico ministero del processo sulla trattativa Stato-mafia.
Il confronto ha toccato alcuni dei passaggi più delicati degli ultimi decenni: dalla sparizione dell’agenda rossa al ruolo delle istituzioni, dalla Commissione parlamentare antimafia al referendum sulla separazione delle carriere, fino all’attualità politica e giudiziaria.
Il tono della puntata è stato chiaro fin dall’inizio. Salvatore Borsellino ha detto, senza giri di parole, che sulla trattativa “oggi si stanno pagando le cambiali”, sostenendo che molte scelte attuali richiamino proprio i punti contenuti nel papello attribuito a Totò Riina. Per Borsellino, il problema non è soltanto storico, ma tremendamente presente: il rischio, ha spiegato, è che su quella pagina sia calato un oblio utile a non far comprendere ciò che accade adesso.
Antonio Ingroia ha insistito sul fatto che la sentenza definitiva non avrebbe affatto cancellato l’esistenza della trattativa. Al contrario, ha sostenuto che in Italia si sia provato a usare una parte di quella vicenda per “mettere una pietra tombale sulla verità” della stagione stragista. Secondo l’ex magistrato, la verità completa non è mai stata raggiunta e il conflitto di attribuzione sollevato dal Quirinale all’epoca delle indagini avrebbe avuto come effetto concreto quello di fermare l’inchiesta e isolare la Procura di Palermo.

Uno dei momenti più forti della puntata ha riguardato la borsa di Paolo Borsellino esposta in teca. Salvatore Borsellino ha definito “letteralmente oscena” l’esibizione pubblica di quello che ha indicato come un corpo del reato, ricordando ancora una volta che da quella borsa sparì l’agenda rossa e che, a suo giudizio, su quella sottrazione non è mai stato celebrato un vero processo capace di andare fino in fondo. Il cuore del suo intervento è stato netto: dopo oltre trent’anni, la scomparsa dell’agenda rossa resta uno dei punti più scandalosi e irrisolti della vicenda di via D’Amelio.
Nel corso del confronto è tornato anche il tema della Commissione parlamentare antimafia. Salvatore Borsellino ha espresso un giudizio durissimo, sostenendo che il lavoro della Commissione non starebbe portando verso la verità, ma verso il suo insabbiamento. In particolare ha contestato la centralità data al dossier mafia-appalti come spiegazione della strage di via D’Amelio. Per Borsellino, ridurre tutto a quella pista significa restringere e sviare il quadro reale, separando artificialmente via D’Amelio dalla strage di Capaci e dall’intera strategia stragista.
Su questo punto Antonio Ingroia ha condiviso la sostanza della critica. Ha ricostruito che il rapporto mafia-appalti non può essere presentato come la causa unica, né tantomeno come il fattore decisivo dell’accelerazione che portò alla strage del 19 luglio 1992. La sua valutazione è stata esplicita: insistere su mafia-appalti come chiave totale di lettura di via D’Amelio equivale a un “occultamento della verità”.
Altro snodo centrale della puntata è stato il ruolo attribuito dagli ospiti ad alcuni apparati dello Stato e a figure che, negli anni, sono finite al centro del dibattito pubblico e giudiziario. Ingroia ha richiamato più volte il processo sulla trattativa, il rapporto tra Stato e Cosa Nostra e la continuità di una logica di negoziazione che, a suo dire, non si sarebbe fermata agli anni delle stragi. Il suo ragionamento è stato ancora più duro quando ha allargato il discorso all’oggi, sostenendo che in Italia le relazioni tra potere politico, poteri criminali e gestione della giustizia non appartengano solo al passato.
La chiusura è stata affidata a un messaggio rivolto ai più giovani. Salvatore Borsellino ha scelto parole che non lasciano spazio a equivoci: “Ribellatevi, ribellatevi, ribellatevi”.
Antonio Ingroia ha invitato ragazze e ragazzi a non ridurre Falcone e Borsellino a icone, ma a considerarli esempi vivi di cittadinanza e responsabilità.
La prossima puntata del format “30 minuti con…”:
martedì 10 marzo, ore 21:00, in diretta su Youtube, un nuovo confronto sul referendum:
Enzo Guarnera (avvocato) per il No
Francesco Antille (presidente delle Camere Penali di Catania) per il Sì.
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