C’era una volta un conclave. E poi, d’improvviso, c’era un Papa. Americano. Il primo nella storia millenaria della Chiesa cattolica. Un evento che da solo sarebbe già bastato a far tremare le colonne di San Pietro. Ma il vero terremoto non è la provenienza geografica. È tutto il resto.
Dietro la figura carismatica del nuovo Pontefice – sorridente, mediatico, apparentemente moderato – si nasconde una traiettoria oscura, segnata da accuse mai del tutto chiarite, silenzi colpevoli e inquietanti convergenze politiche. Un passato da arcivescovo nel Midwest, in diocesi già flagellate da scandali di pedofilia, dove secondo alcune inchieste indipendenti avrebbe avuto un ruolo nel rallentare, se non addirittura insabbiare, indagini interne su sacerdoti accusati di abusi.
Eppure, eccolo lì. Bianco vestito, salutare il mondo dalla loggia. Con un passato opaco e un presente che puzza di strategia più che di Spirito Santo.
Perché se è vero che il nuovo Papa si è dichiarato anti-Trump – forse per prendere le distanze da una destra urlata e imbarazzante – le fonti americane raccontano un’altra verità. Documenti pubblici lo riportano come registrato al Partito Repubblicano, e l’attivista Kirk di Chicago ha confermato che il suo nome compariva tra i finanziatori minori di iniziative cristiano-conservatrici e di campagne pro-life. Nulla di nuovo, direte: la Chiesa cattolica è notoriamente contraria all’interruzione volontaria di gravidanza. Ma la coincidenza tra certi orientamenti politici e la sua ascesa improvvisa, in un momento in cui la destra americana cerca legittimazione etica e spirituale, merita attenzione. E magari qualche domanda in più. Insomma, non proprio la neutralità che ci si aspetta da un vicario di Cristo.
Ma la vera domanda è un’altra e sorge spontanea – anzi, scotta: dov’era davvero il nuovo Papa quando si doveva scegliere se proteggere la Chiesa o i bambini violati al suo interno?
Dove si colloca oggi, tra la compassione evangelica e l’opportunismo ecclesiastico?
Che questa elezione sia stata il risultato di una manovra sotterranea lo sospettano in molti. Non solo nel mondo laico, ma anche tra i ranghi più progressisti del clero stesso. Del resto, Trump lo aveva detto, criptico ma lucido come sa essere: “La moralità tornerà al centro. È tempo di restaurazione.” Ora, il Papa americano sembra incarnare perfettamente quella restaurazione. Ma morale per chi? Per i bambini sopravvissuti agli abusi? O per chi li ha messi a tacere?
L’odore di zolfo – pardon, di strategia politica – è forte. Troppo forte per essere ignorato. In una Chiesa che per anni ha preferito i silenzi alle denunce, le convenienze agli esami di coscienza, la scelta di un Papa con alle spalle accuse di complicità, e al tempo stesso una rete di contatti ben salda negli ambienti repubblicani, non può che farci pensare al peggio o comunque, per non essere troppo pessimisti subito, a nulla di buono.
Non dimentichiamo che gli Stati Uniti stanno vivendo una nuova stagione di estremismo cristiano, mascherato da patriottismo e identità nazionale. E se davvero questo Papa rappresenta una cerniera tra religione e quel tipo di politica, allora siamo di fronte a qualcosa di molto più pericoloso di una semplice elezione anomala: una saldatura tra altare e potere, tra confessionale e comizio, tra Dio e propaganda.
Forse non sapremo mai davvero quanto Trump abbia inciso in questa elezione, ma siamo onesti: il sospetto è trasversale. Che l’uomo che ha spaccato l’America in due possa aver messo il suo zampino anche nella scelta del leader spirituale di milioni di persone non suona più come una teoria del complotto. Suona come una possibilità inquietante, e nemmeno così improbabile.
La Chiesa ha bisogno di rinascere. Ha bisogno di una guida che restituisca credibilità, che faccia pulizia. Ha bisogno di una figura trasparente, profetica, coraggiosa. Quello che ha ottenuto è un leader che, al momento, sembra più figlio del consenso che dello Spirito.
Un uomo che sa come muoversi tra i palazzi vaticani e quelli del potere americano. Ma che dovrà dimostrare, da oggi, di sapere anche come inchinarsi davanti al dolore, alla verità, alla giustizia.
Perché la vera prova non è stata la fumata bianca ma tutto quello che succederà dopo.
Vedremo cosa accadrà. Chi lo sa.
Ma che Dio ci protegga. Anche stavolta, ne avremo bisogno.




