Stupire è facile, confermarsi è più difficile. Lo sa bene il Bologna, che dopo aver conquistato l’accesso in Champions League la scorsa stagione, ha visto andare via durante l’estate tre punti cardine della propria rosa: mister Thiago Motta, Calafiori e Zirkzee.
L’arrivo di Italiano sulla panchina è stato accolto con freddezza e scetticismo, visti i risultati e le tre finali perse in due stagioni con la Fiorentina. Nonostante un avvio in sordina, la squadra è riuscita ad assimilare l’idea di calcio del nuovo mister, disputando una prima fase di Champions League dignitosa e un campionato di vertice come l’annata precedente, giocando un calcio propositivo e aggressivo, per certi versi ancora più efficace di quello che si faceva con Thiago Motta.
Il punto più alto di queste due stagioni, è stato toccato con la vittoria all’Olimpico della Coppa Italia, una vittoria meritata contro un Milan irriconoscibile e parecchio sottotono. Dopo un primo tempo ad alta intensità, soprattutto nei primi 10 minuti con opportunità per entrambe le squadre di passare in vantaggio.
La partita si sblocca nella ripresa: al 53’ Orsolini viene lanciato verso Maignan, ma viene anticipato dai difensori rossoneri, la palla finisce nei piedi di Ndoye e da centro area lo svizzero segna il nono goal stagionale.
Il Milan cerca di correre subito ai ripari facendo entrare il trio Santi Gimenez, Walker e Joao Felix. I rossoneri aumentano la pressione e sperano di replicare la stessa rimonta effettuata a San Siro pochi giorni prima, ma stavolta il mister rossoblù non si fa trovare impreparato e al 69’ richiama in panchina Orsolini per Casale. Si passa al 5-3-2, mettendo un centrale in più dietro e affiancando Ndoye a Castro davanti. I rossoblù resistono senza particolari affanni agli attacchi avversari, sventando ogni minaccia fino al 96’.
Match finito e può partire la festa insieme ai 30.000 bolognesi giunti a Roma per l’occasione. È la vittoria di una società seria e preparata, con l’aggiunta di Giovanni Sartori che ha impreziosito una dirigenza qualificata portando qualità già mostrate al Chievo e poi all’Atalanta. Saputo si è dimostrato un presidente ambizioso, voglioso di proseguire questo progetto entusiasmante.
È la vittoria di Italiano, riscattando le tre finali perse quando guidava la Fiorentina. Pochi minuti dopo il fischio finale, ai microfoni Mediaset ha voluto dedicare la vittoria alla famiglia di Joe Barone, suo dirigente negli anni trascorsi a Firenze e morto tragicamente lo scorso anno.
Quando lo spessore umano supera quello tecnico, Vincenzo Italiano è stato il migliore anche in questo.
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