VENAFRO (IS), 11 settembre 2025 – A cinquant’anni dalla sua brutale uccisione, Pier Paolo Pasolini torna a parlare. E non lo fa dai libri o dai film, ma da una sala gremita di cittadini, intellettuali, giornalisti, magistrati, studenti, rappresentanti dello Stato e della società civile. È successo a Venafro, nella splendida cornice della Palazzina Liberty, dove si è tenuta la prima edizione del Premio Nazionale Letterario e Giornalistico intitolato al poeta corsaro.
Una giornata intensa, non solo celebrativa. Un atto politico e civile. Un’occasione per mettere a nudo il nostro tempo, come Pasolini ha fatto con il suo.
Voci fuori dal coro: un’Italia che non vuole dimenticare
L’evento si è aperto con un videomessaggio dell’On. Angela Napoli, presidente della Giuria, già vicepresidente della Commissione Antimafia, che ha ricordato come Pasolini sia stato “il più scomodo tra gli intellettuali”, capace di pagare sulla propria pelle il coraggio della libertà. Napoli ha anche denunciato il silenzio attorno al delitto e la volontà, fin da subito, di lasciarlo cadere nel dimenticatoio.
Poi, un monologo intenso di Paolo De Chiara, ideatore e conduttore dell’iniziativa, ha riportato in vita le ultime ore di Pasolini, il massacro dell’Idroscalo, i depistaggi, il potere che ha tentato di cancellare il suo corpo e la sua voce.
Una denuncia documentata, potente, che ha strappato il silenzio su una verità mai davvero accettata.
“Ancora oggi – ha detto De Chiara – il potere ci fa mangiare merda. E a molti piace pure.
Pasolini lo aveva capito. E per questo è stato ucciso.”

Il convegno: Pasolini tra Gramsci e l’Italia senza memoria
A seguire, un convegno di alto livello ha restituito spessore culturale e storico alla figura del poeta. Con il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Molise Enzo Cimino, il giornalista Antonio Sorbo, il presidente dell’Associazione internazionale Joe Petrosino ETS Pasquale Chirichella, e con i saluti istituzionali del Comune di Venafro, della Prefettura e delle forze dell’ordine locali.

Ma il momento centrale è stata la lectio magistralis del Prof. Angelo D’Orsi, storico del pensiero politico, che ha tracciato un parallelo profondo tra Pasolini e Gramsci, due intellettuali “diversi”, perseguitati, capaci di leggere l’Italia nel suo cuore malato.
“Pasolini ha inventato in Italia la poesia civile di sinistra, ha ricordato D’Orsi. “Prima di lui, era una poesia di destra. Pasolini ha fatto cultura nella carne viva del Paese.”
“Pasolini e Gramsci: due intellettuali contro il potere”
La lectio magistralis del professor Angelo D’Orsi accende la coscienza critica della platea del Premio Pasolini
Nel cuore dell’evento dedicato al coraggio della parola e alla forza della verità, il professor Angelo D’Orsi – storico del pensiero politico, già ordinario all’Università di Torino e tra i massimi studiosi italiani di Antonio Gramsci – ha regalato al pubblico della Palazzina Liberty di Venafro un momento di altissimo spessore intellettuale ed emotivo.
La sua lectio magistralis ha tracciato un parallelo potente, appassionato e rigoroso tra due giganti del Novecento italiano: Pier Paolo Pasolini e Antonio Gramsci. Due figure distanti nel tempo, ma unite da una stessa tensione etica, da una medesima capacità di guardare la realtà senza filtri, e da un’analoga sorte: essere osteggiati, incompresi, censurati – e, in modi diversi, messi a tacere.
“Pasolini – ha detto D’Orsi – non è stato solo un artista, un poeta, un regista. È stato, come Gramsci, un intellettuale integrale, che ha pagato sulla propria pelle il prezzo del dissenso.”
Pasolini, “poeta civile di sinistra”
Nel suo intervento, D’Orsi ha messo in luce il ruolo storico di Pasolini nella trasformazione del linguaggio e del pensiero politico italiano. Lo ha definito “il primo vero poeta civile della sinistra italiana”, capace di spezzare la tradizione lirica autoreferenziale per mettere la parola poetica al servizio della denuncia sociale.
Ha ricordato come, prima di lui, la poesia “di sinistra” fosse appannaggio di autori già canonizzati, distanti dalle masse. Pasolini invece ha sporcato la poesia con la realtà, l’ha portata tra le borgate, nei campi romagnoli, nei vicoli del sud, dove si consuma la violenza del potere.
Il dialogo ideale con Gramsci
Il cuore della lectio si è incentrato sul “dialogo ideale” tra Pasolini e Gramsci. Due autori che non si sono mai incontrati (Pasolini nasce un anno dopo la morte di Gramsci), ma che si sono cercati nei testi, nelle analisi, nella comune aspirazione a rendere il popolo consapevole di sé.
“Pasolini – ha spiegato D’Orsi – ha sentito Gramsci come un padre, un fratello maggiore, una guida. Le sue ‘Ceneri di Gramsci’ sono un lamento ma anche un’esortazione. È il pianto di chi capisce che l’Italia sta deragliando. E non trova più profeti.”
Pasolini eredita da Gramsci la passione per l’analisi del potere, la convinzione che la cultura popolare non vada disprezzata ma ascoltata, e soprattutto l’idea che l’intellettuale debba essere un combattente, non un funzionario.
Nelle parole conclusive della sua lezione, il professore ha sottolineato la condizione tragica di entrambi. Gramsci, incarcerato e lasciato morire dal fascismo. Pasolini, assassinato brutalmente in un delitto che ancora oggi grida vendetta.
“Entrambi sono morti perché hanno osato troppo. Perché non si sono piegati. Perché hanno messo in crisi il potere col pensiero, con la parola, con l’azione.”
D’Orsi: “Il nostro compito oggi? Non voltare lo sguardo”
Con un’aula commossa e coinvolta, D’Orsi ha lanciato un messaggio chiaro: la cultura non può essere solo intrattenimento. Deve tornare a essere conflitto, coscienza, responsabilità.
In un tempo in cui molti “intellettuali” si limitano a commentare nei talk show, Pasolini e Gramsci ci ricordano che la parola può ancora cambiare il mondo.
Ma va usata. E rischiata.

Un messaggio che oggi pesa come un macigno
Dalla Prefettura di Isernia al Sindacato Pensionati della CGIL, dai rappresentanti delle forze dell’ordine agli studenti presenti, tutti gli interventi hanno sottolineato l’attualità bruciante dell’opera pasoliniana.
Dagli abusi del potere al declino del giornalismo, dalla scomparsa degli intellettuali veri alla crisi della rappresentanza culturale, Pasolini è ancora qui a pungolare le nostre coscienze addormentate.
Il rappresentante del sindacato ha detto senza giri di parole:
“Grazie a Paolo De Chiara per aver rimesso al centro un uomo come Pasolini. Scomodo allora, scomodo oggi. Ma più necessario che mai.”
Premio Pasolini: i vincitori
Durante la cerimonia sono stati assegnati i premi della prima edizione. Tra i riconoscimenti:
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1° Premio Letterario: Catastrofe neoliberista di Angelo D’Orsi
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2° Premio: Il naufragio di Cutro di Rosamaria Aquino
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3° Premio: Il coraggio di Rosa di Marisa Manzini
Tra le menzioni speciali:
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Fortunato Zinni, superstite di Piazza Fontana
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Antonella Salvatore, autrice de Il bambino dagli occhi d’inchiostro
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Armando D’Alterio, già procuratore, con Il ghiaccio dentro
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Stefano Tamburini, per un’inchiesta sullo sport e il denaro







Un Premio che guarda avanti
L’Associazione Dioghenes APS, promotrice dell’iniziativa insieme a WordNews.it, ha già annunciato che è in preparazione la seconda edizione del Premio Pier Paolo Pasolini, con una rete più ampia, nuovi partner culturali e l’intenzione di portare il Premio anche nelle scuole, nelle periferie, nei luoghi dove la parola è ancora uno strumento di libertà.
Patrocini e ringraziamenti
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Comune di Venafro
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Ordine dei Giornalisti del Molise
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Filctem CGIL Molise
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SPI CGIL Molise
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L’Antico Borgo
Evento ideato dalla redazione di WordNews.it, dell’associazione Dioghenes APS.







