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“Qual’è”, “propio” e “avvolte”… sette italiani su dieci non conoscono la grammatica

Strafalcioni da Oscar, supposizioni imbarazzanti e convinzioni infondate, oggi quasi 7 italiani su 10 (68%) litigano con la grammatica e commettono errori inquietanti nello scritto, ma anche nel parlato.

by Antonella Giordano
18 Dicembre 2025
in Approfondimenti
Reading Time: 9 mins read
A A
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Una problematica che secondo gli esperti è anche frutto dell’abuso di internet e dell’uso di neologismi e anglicismi, che hanno reso gli italiani incapaci di scrivere e di formulare a volte un ragionamento sensato nel proprio idioma. “Qual’è”, “pultroppo”, “propio”, “avvolte”, “al linguine” senza dimenticare gli imperdibili “c’è ne” e “c’è né”, gli errori degli italiani variano dall’apostrofo (62%), al congiuntivo (56%) passano per la declinazione dei verbi (50%) e la punteggiatura (52%).

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Ma come si può affrontare la problematica dell’utilizzo corretto della lingua italiana? Leggere con regolarità (66%), scrivere a mano (43%), evitare l’uso frequente di chatbot di intelligenza artificiale (55%) e allenare la mente “giocando” con la conoscenza della lingua italiana (47%), attraverso book-game che consentono di “ripassare” regole e storia della nostra lingua in modo più semplice e giocoso come “501 quiz sulla lingua italiana” sono alcuni dei segreti per migliorare.



È quanto emerge da un’indagine condotta da Libreriamo (www.libreriamo.it), il media digitale dedicato ai consumatori di cultura, su circa 1600 italiani di età compresa tra i 18 e i 65 anni, realizzata con la metodologia SWOA (Web Opinion Analysis) attraverso un monitoraggio online sui blog, forum e i principali social network – Facebook, Instagram, X, YouTube – e coinvolgendo un panel di 20 esperti tra sociologi e letterati per capire quali sono i principali errori grammaticali che commettono oggi gli italiani, le cause di tali strafalcioni e capire cosa è consigliato fare per ridare la giusta dignità alla nostra amata lingua italiana.



“L’italiano, inteso come lingua, è un luogo simbolico che ci accoglie al di là delle differenze geografiche, sociali e generazionali – afferma Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo – La lingua rappresenta un valore da salvaguardare, una delle eccellenze del nostro Paese da tutelare e valorizzare: per farlo, occorre innanzi tutto conoscerla.

Per contribuire a questo processo di valorizzazione, come Libreriamo abbiamo deciso di contribuire a far riscoprire la lingua italiana attraverso il gioco e l’esercizio mentale: abbiamo così pensato a un libro, “501 quiz sulla lingua italiana”, con cui è possibile mettersi alla prova, da soli o con gli amici, per sperimentare la propria conoscenza della nostra amata lingua italiana e allo stesso tempo allenare la mente e la memoria. Perché la lingua italiana va conosciuta e salvaguardata, in quanto capace di generare senso comunità, di appartenenza, di identità.”

Ma quali sono i classici errori che commettono gli italiani? “Qual è o qual’è?” (71%) resta tra quelli più comuni. L’apostrofo in questo caso non va messo, infatti “Qual è” si scrive senza. Sempre. In cima alla classifica della categoria di errori più comuni c’è ovviamente l’apostrofo (62%), uno degli amici più antipatici della lingua italiana. Quando si mette? Semplice, con tutte le parole femminili, quindi: “un’amica sì” e “un amico no”. L’uso del congiuntivo (56%) poi mette sempre a dura prova gli italiani. “L’importante è che hai superato l’esame”, seppur molto usata questa è una formula grammaticale scorretta perché in questo caso bisogna usare il congiuntivo: “L’importante è che tu abbia superato l’esame”.

I pronomi (52%) sono un altro grande errore commesso dagli italiani che vivono all’estero. “Gli ho detto che era molto bella”. In questo caso, in riferimento ad una persona di sesso femminile, bisogna usare il pronome “le”: “Le ho detto che era molto bella”. Un errore molto diffuso nella lingua italiana, sia nel parlato che nello scritto, riguarda la declinazione dei verbi (50%), specialmente per quanto concerne l’uso dei tempi verbali e la scelta dell’ausiliare. Questi errori non sono solo semplici sviste grammaticali; spesso sono un segnale di un allontanamento dalla padronanza della lingua, riflettendo un parlato più superficiale o l’influenza di dialetti e gerghi locali che semplificano o alterano le complesse regole della coniugazione italiana. Tali inesattezze, sebbene tollerate nel linguaggio informale, diventano evidenti indicatori di sciatteria o scarsa cura nei contesti più formali o scritti.

Un altro grande classico è l’uso della C o della Q (48%). Se nella lingua parlata l’errore non si nota, nello scritto è tutta un’altra storia. Non si scrive “evaquare l’edifico”, ma “Evacuare l’edificio”. Allo stesso modo “il mio reddito è profiquo” è sbagliatissimo. Si scrive “il mio reddito è proficuo”. “Ne o né” (44%) è un altro di quegli errori “da penna rossa”. L’accento su “né” si utilizza quando questo vuole essere utilizzato come negazione. La punteggiatura (39%) poi ha fatto tante vittime.  Virgole, punti e virgola, due punti, non vanno mai usati alla leggera. Ognuno ha la propria regola.

Tra i principali dubbi legati alla lingua scritta, emerge il dilelmma tra “un po, un po’ o un pò?” (37%). La parola “pò” con l’accento risulta sempre più diffusa. La grafia corretta è “un po’ ” con l’apostrofo, perché la forma è il risultato di un troncamento: “Un po’ di formaggio grazie”. Molti hanno il dubbio su quale congiunzione usare tra “E o ed” e “A o ad” (35%). La semplice aggiunta della ‘d’ eufonica deve essere fatta solo nel caso in cui la parola che segue cominci con una vocale.

Quindi: “Vado ad Amburgo” o “Era felice ed entusiasta” sono frasi corrette. Infine andare “daccordo” (31%) è molto difficile se non si scrive “d’accordo”. C’è chi persino “avvolte si arrabbia” (25%) e “avvolte lascia perdere” dimenticandosi che “a volte” è meglio restare a casa “avvolti dalla coperte”. “Pultroppo” (22%) è un altro errore che purtroppo si nota spesso nei commenti della gente. Allo stesso modo molte volte capita di leggere “propio bene” (19%) al posto di “proprio bene”.

Ma se quelli appena citati sono gli errori più comuni commessi dagli italiani, quali sono invece quelli più originali? Un esempio  “curioso” arriva dal settore beauty. Fare l’estetista a volte può diventare un vero stress: infatti uno degli errori che viene commesso dai clienti e che infastidisce di più le impiegate è questo: “Devo fare la ceretta al linguine” (13%) invece della forma corretta “Devo fare la ceretta all’inguine”. Un errore che fa imbestialire i letterati invece è l’uso spropositato della K (38%) al posto di C/CH: “Ke cosa facciamo?”, “Ke cosa fai?”.  

Ma la “storpiatura” della lingua italiana prevede tante altre abbreviazioni: “mi piace tt questo” (35%) invece di “mi piace tutto questo” oppure “nn sopporto chi scrive così” (34%) al posto di “non sopporto chi scrive così”.  C’è chi persino “avvolte si arrabbia” (27%) e “avvolte lascia perdere” dimenticandosi che “a volte” è meglio restare a casa “avvolti dalla coperte”. “Pultroppo” (23) è un altro errore che purtroppo si nota spesso nei commenti della gente. Allo stesso modo molte volte capita di leggere “propio bene” (19%) al posto di “proprio bene”. “Andiamo a mangiare una salciccia” (17%). La forma corretta è “salsiccia” perché la parola deriva dal latino salsicia. E per tagliarla molte volte viene usato il “cortello” (15%) invece del “coltello”. Infine, “X concludere”, l’uso inappropriato della x sarebbe da abolire e ritrovare la forma più corretta “per concludere”.

Ma cosa si può fare per promuovere un utilizzo corretto della lingua italiana e avere maggior “confidenza” con le sue regole? Secondo gli esperti leggere con regolarità (66%), un’abitudine che genitori e docenti dovrebbero trasmettere già in età adolescenziale, rappresenta il primo “antidoto” all’ignoranza grammaticale. Seguono tra i consigli il riprendere l’antica ma indispensabile abitudine di scrivere a mano (43%), una tradizione che con l’avvento della tecnologia sta purtroppo diminuendo ma che rappresenta invece un esercizio indispensabile per prendere dimestichezza e trovare maggior padronanza con le regole della lingua italiana.

Altri elementi capace di “disinnescare” il rischio di commettere errori gramamticali sono evitare l’uso frequente di chatbot di intelligenza artificiale (55%), anche’essi non esenti da errori grossolani, diminuire l’abuso di neologismi e parole straniere (51%) che possono contribuire all’insorgere di alcuni errori grossolani.

Tra i suggerimenti più efficaci, gli esperti consigliano di allenare la mente “giocando” con le regole della lingua italiana (47%):  diversi studi confermano che il cervello è un organo che, come un muscolo, ha bisogno di allenamento, con il gioco della domanda e della risposta che rappresenta uno dei metodi più efficaci per consolidare l’apprendimento e la conoscenza. Il cosiddetto retrieval practice, la pratica del recupero attivo delle informazioni, rafforza la memoria, stimola le connessioni neuronali e rende le conoscenze più durature (Roediger & Butler, 2011).

Nascono così libri dedicati al concetto di “allenare la mente giocando” come “501 quiz sulla lingua italiana” il book-game per scoprire e difendere la lingua italiana giocando e allenando la mente, un modo per “ripassare” regole e storia della lingua italiana in modo più semplice, attraente e giocoso.

I 10 ERRORI GRAMMATICALI PIU’ COMUNI COMMESSI DAGLI ITALIANI

L’apostrofo (62%) – L’apostrofo è uno degli amici più antipatici della lingua italiana. Quando si mette? Semplice, con tutte le parole femminili, quindi: un’amica sì, un amico no. E quindi apostrofo? Si tratta di elisione: non si può dire lo apostrofo, diventa quindi l’apostrofo. Infine c’è anche il troncamento: un po’ vuole l’apostrofo, perché si tratta del troncamento della parola ‘poco’.

L’uso del congiuntivo (56%) – Il congiuntivo rappresenta il vero tallone d’Achille di moltissimi italiani. Quanti strafalcioni sentiamo ogni giorno anche, e soprattutto, in televisione? “L’importante è che hai superato l’esame”, seppur molto usata questa è una formula grammaticale  scorretta perché in questo caso bisogna usare il congiuntivo: “L’importante è che tu abbia superato l’esame”.

I pronomi (52%) – L’uso corretto dei pronomi è un altro grande errore commesso dagli italiani. “Gli ho detto che era molto bella”. In questo caso, in riferimento ad una persona di sesso femminile, bisogna usare il pronome “le”: “Le ho detto che era molto bella”.

La corretta declinazione dei verbi (50%) – Un errore molto diffuso, sia nel parlato che nello scritto, riguarda la declinazione dei verbi, specialmente per quanto concerne l’uso dei tempi verbali e la scelta dell’ausiliare. Confondere l’uso dell’ausiliare essere con avere (ad esempio, dicendo “ho andato” invece di “sono andato”) è un errore comune, così come la declinazione di verbi irregolari o l’applicazione errata delle forme congiuntive.

L’uso della C o della Q (48%) – Classico errore che i più distratti si portano dietro dalle elementari. Se nella lingua parlata l’errore non si nota, è nello scritto che s’incappa nell’errore. Ecco un elenco di parole che si scrivono con la C ma per le quali spesso ci si confonde e si usa la Q: Evacuare e NON evaquare; Proficuo e NON profiquo; Scuotere e NON squotere; Riscuotere e NON risquotere; Promiscuo e NON promisquo; Innocuo e NON innoquo.

Ne o né? (44%) – Un altro di quegli errori “da penna rossa”. L’accento su “né” si utilizza quando questo vuole essere utilizzato come negazione. Nel caso in cui non sia presente la negazione, ne deve essere utilizzato senza accento.

La punteggiatura (39%) – Non negatelo. Qui tutti sono caduti almeno una volta. Virgole, punti e virgola, due punti, non vanno mai usati a casaccio. Ogni segno di punteggiatura ha la propria regola. La funzione principale della virgola è quella di dare una cadenza precisa a periodi lunghi e complessi. I due punti invece si usano, per esempio, per introdurre un discorso diretto oppure per presentare una spiegazione o un elenco.

Un po, un po’ o un pò? (37%) – Pur scorretta, la grafia “pò” con l’accento risulta sempre più diffusa. Basta una rapida ricognizione in rete per accorgersi che “un pò” non si trova solo in chat, nei blog e nei forum, ma anche in comunicati stampa e talvolta in articoli di giornale! La grafia corretta è “un po’ ” con l’apostrofo, perché la forma è il risultato di un troncamento.

E o ed? A o ad? (35%) – Sicuramente, almeno una volta nella vita, anche voi avete avuto il dubbio su quale congiunzione usare nel vostro messaggio. E’ semplice: l’aggiunta della ‘d’ eufonica deve essere fatta solo nel caso in cui la parola che segue cominci con la stessa vocale con cui termina la parola precedente. Quindi: vado ad Amburgo; Era felice ed entusiasta.


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