C’è qualcosa di profondamente offensivo. I politicanti che hanno contribuito allo sfascio della sanità pubblica oggi fingono di non ricordare. Cancellano il passato, rimuovono responsabilità precise, e salgono sul carro della protesta. Un Paese senza memoria – diceva il poeta – è un Paese senza storia.
Sono proprio bravissimi, questi mal gestori della cosa pubblica. A fare finta di nulla. A riscrivere la propria biografia politica. A confondersi tra la folla, a mimetizzarsi dietro parole come “diritto alla salute”, “difesa del territorio”, “sanità pubblica”, dopo averla smontata pezzo dopo pezzo.
Lo sfascio non nasce oggi
La sanità molisana non è crollata per caso. È il risultato di anni di scelte balorde (ma studiate a tavolino), di tagli mascherati da riforme, di piani sanitari. Sempre e solo a vantaggio del privato. Ospedali svuotati e chiusi, reparti ridimensionati, pronto soccorso al limite, cittadini costretti a farsi la croce con la mano sinistra. Tutto questo sfascio organizzato ha nomi, cognomi e responsabilità politiche.
Gravi responsabilità che coinvolgono personaggetti e schieramenti di colore diverso, maggioranze allineate di ieri e di oggi. Nessuno, nemmeno le opposizioni, può chiamarsi fuori. Hanno governato, hanno deciso, hanno fallito.
Però sono sempre pronti a rivestirsi con giacchette di colore diverso. Sono pronti a sfilare, a sparlare di “resistenza civile”, a indignarsi. Nessuna autocritica. Nessuna assunzione di responsabilità. Nessuna vergogna.
Solo la solita, stanca, assurda rappresentazione politica: governano e distruggono. E quando la rabbia aumenta fingono di protestare.
Hanno proprio la faccia come il deretano.
Difendere la sanità pubblica significa dire chiaramente che chi ha fallito deve farsi da parte. La protesta non è una passerella per ripulirsi l’immagine.
Questa sera, alla fiaccolata di Isernia in difesa della sanità pubblica, ci saranno anche le facce dei dilettanti della politica regionale. Presenti, sorridenti, felici, soddisfatti, senza alcuna vergogna.
Cittadini molisani avete il dovere di ricordare. Di non dimenticare. Di distinguere chi protesta per convinzione da chi lo fa per opportunismo.
La sanità pubblica non si difende con una fiaccola in mano dopo anni di disastri, ma con scelte coraggiose.
E quelle, finora, non sono mai state fatte.
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