La manifestazione si è fatta. È andata bene. La partecipazione è stata ampia, sentita, reale. La piazza si è riempita, il messaggio è arrivato forte: la sanità pubblica molisana non si tocca. Ma insieme ai cittadini, agli operatori sanitari, ai comitati, si sono viste anche facce che non dovevano esserci. Per carità, in democrazia tutto è ammesso. Tutti possono presentarsi, anche le facce di chi ha governato (malissimo) questa Regione e di chi continua a governarla. Ovviamente, a tutti i livelli.
Facce che oggi sfilano dopo aver deciso ieri. Facce che protestano contro le conseguenze delle proprie scelte. E lo diciamo con chiarezza: la piazza non assolve nessuno.
La frase che racconta un fallimento
In queste ore sta circolando una frase imbarazzante – tra le tante – detta da chi (appunto) è stato tra gli eletti grillini (per opera dello spirito santo che ha premiato tanti incompetenti): “Dobbiamo evitare di commettere gli errori del passato e lavorare ad un programma condiviso”. Ecco, in questa frase è contenuta l’essenza del fallimento politico di questi anni. Gli errori del passato non sono astratti, non sono capitati per caso, non sono un incidente di percorso. Hanno responsabili precisi, nomi, ruoli, incarichi. Sono stati commessi da chi oggi chiede di “ripartire”, di “condividere”, di “costruire insieme”. Chi ha sbagliato non può ripresentarsi come soluzione.
Chi ha fallito deve rimanere a casa. Punto.
La protesta non cancella le responsabilità
Scendere in strada con le fiaccole accese è giusto. Difendere il diritto alla salute è sacrosanto. Ma la memoria non può spegnersi. Lo sfascio della sanità pubblica molisana è il risultato imbarazzante di anni di scelte (o non scelte) politiche sbagliate, di tagli mascherati, di una classe dirigente indegna. Di trasferimenti al privato. Chi ha governato non può mimetizzarsi nella folla. La protesta non è una passerella. Non è un’operazione di riciclaggio politico.
E ora?
Adesso viene la parte più difficile: quella che fa paura al “potere”. La risposta dei molisani non può fermarsi alla piazza, per un giorno. Deve diventare mobilitazione quotidiana, pressione, controllo. Deve registrarsi nelle cabine elettorali. Proprio lì si decide se questo sistema continua o termina. Dfinitivamente. Proprio lì si rompono le catene del “potere”. Chi ha fallito va mandato a casa. Senza sconti. Senza seconde possibilità.
Bisogna scendere in piazza tutti i giorni, non abbassare la guardia. Bisogna presidiare i diritti. Bisogna stare vicino ai medici, agli operatori sanitari. La soluzione resta il voto.
La manifestazione ha dimostrato che il Molise è vivo. Ora bisogna agire. In tutti i modi.

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