Abbiamo lasciato ormai da diverse settimane il 2025. L’anno che verrà è ormai qui, a passo svelto il calendario ha intrapreso un nuovo cammino. E in questi primi giorni del 2026 chiudiamo l’album dei ricordi, ripercorriamo i dodici mesi trascorsi portando nella memoria e nel cuore quel che è stato.
L’anno ormai alle spalle è stato, anche, l’anno in cui l’estate è stata segnata dal clamore (durato in realtà poche settimane e rimasto troppo spesso solo alla superficie) intorno alla scoperta di canali, gruppi, siti web sessualizzanti, di incitamento allo stupro online, di vetrine di corpi femminili (di ogni età, anche bambini e bambine) alla mercé delle più turpi depravazioni sessuali e non solo.
L’attenzione mediatica si è concentrata su un gruppo facebook e su un sito web, entrambi attivi da molti anni. In queste prime settimane del 2026 la Polizia Postale è tornata ad attenzionare i gestori del gruppo facebook “Mia moglie”. «Perquisizioni e sequestri della Polizia Postale per gli indagati del gruppo Facebook chiamato “Mia moglie”» riporta una nota del 10 gennaio. «La scorsa estate la community che contava più di 32mila iscritti era stata segnalata sul sito della Polizia Postale per il contenuto sessualmente esplicito pubblicato, condiviso e commentato da migliaia di utenti su donne da loro definite mogli o compagne, verosimilmente senza il loro consenso.
Le donne immortalate venivano così esposte a commenti volgari restando del tutto ignare della violazione della propria intimità» è stato sottolineato dalla stessa Polizia Postale in un comunicato stampa.
“Mia moglie”, secondo quanto riportato da alcune fonti, ha tentato di spostarsi da facebook a telegram. «Chiusa la pagina Fb ma gli iscritti inaugurano due nuovi canali» ha titolato Repubblica online il 21 agosto 2025, «Uno su Telegram e una chat su Whatsapp» viene specificato nel sottotitolo dell’articolo firmato Romina Marceca. Telegram piattaforma di messaggistica in cui proliferano canali del genere, in cui si nascondono diffusione di materiali pedopornografici e si appoggiano reti pedofile di ogni tipo. Telegram su cui da anni proliferano gruppi pedopornografici ispirati ad un personaggio dello star system italico. Don Fortunato Di Noto e Meter da sei anni denunciano tale traffico e, nelle stesse settimane in cui il clamore è stato sollevato su “Mia moglie” e phica.net, hanno reso noto alcune di queste denunce e alcuni dei messaggi che vi sono stati pubblicati.
Abbiamo ricevuto, denunciato e documentato in almeno due articoli messaggi sull’Abruzzo, parole inequivocabili e dal contenuto sconcertante, devastante, vergognoso, che indignano ogni coscienza umana. O meglio dovrebbero indignare. Perché in una regione in cui pedofilia e pedopornografia proliferano, abbiamo riportato e denunciato tante volte l’altissimo numero di vicende per una regione piccola come una parte di Roma, le nostre pubblicazioni sono cadute nel vuoto e nell’indifferenza. Ci sono stati casi, negli anni, in cui nostri articoli sono stati ripresi, riutilizzati, ripubblicati, senza citarci. Abbiamo portato avanti inchieste e qualcuno, con le terga al caldo e senza nessuna fatica, ha sfruttato tutto. È quotidianità nell’infosfera, nel giornalismo italico. Accade a tanti, è accaduto anche a noi, probabilmente accadrà anche in futuro. In questo caso, invece, nulla. La denuncia della pedofilia e della pedopornografia sono tabù, come già denunciato in passato è tabù in questa società anche solo nominare la parola. Ancor di più, a quanto pare, tra trigno e tronto. Eppure il contatore dei pedocrimini continua ad aumentare, l’ultima condanna e l’ultimo arresto è di pochi giorni fa. In una regione in cui centinaia di minori spariscono ogni anno, risucchiati in un buco nero. In cui, come denunciato negli articoli con i dati forniti dal commissario straordinario di governo per le persone scomparse e rielaborati da Penelope Abruzzo, ogni anno sono centinaia i minori che scompaiono nel nulla.
Nei giorni scorsi, l’ultima volta la mattina del 17 gennaio, abbiamo – come già fatto nei mesi scorsi – un monitoraggio su telegram per vedere se esistono ancora i gruppi pedopornografici denunciati nei mesi scorsi e a cui facciamo riferimento in quest’articolo. La risposta è, cinque mesi dopo i nostri primi articoli e le prime denunce pubbliche di don Fortunato e Meter, si. Non uno, non due, ma diversi. Alcuni con variazioni del nome a dir poco sconcertanti, c’è chi rivendica la scelta («per scelta» si legge testualmente), un paio definiscono «religione» lo spregiudicato e criminale comportamento, c’è persino la «public room».
Un canale che definisce religione la diffusione di questo materiale dato in pasto alle depravazioni e alle perversioni dello stupro online contiene un solo messaggio. In cui si afferma di avere l’intento di «far piegare il governo», parole testuali di un messaggio (l’unico in questo canale pubblico) del 2022. L’autore del messaggio si propone di creare una «Legione» (testuale) che raccolga foto di ragazze che si afferma sarebbero state caricate in un «canale aperto a tutti dove tutti potranno vedere tutte». Una raccolta che si propone di ricattare lo Stato: «Chiediamo il riscatto di 100.000$ in Bitcoin o entro la fine del 2023 il canale privato avrà il quantitativo di oltre 200.000 ragazze italiane. È ora che paghi lo Stato» si legge nel messaggio.
Non abbiamo riscontri e non ci sono state notizie che tale reato sia mai stato, alla fine, realmente perpetrato. Ma un messaggio del genere è più che indicativo del livello di spregiudicatezza, efferatezza e squallore dei soggetti che animano questa rete pedopornografica.
L’estate 2023 è stata segnata dallo stupro del branco di Palermo, ispirato da video porno e i cui accusati hanno rivendicato in diversi messaggi tale ispirazione e il livello della brutalità disumana: «cento cani su una gatta» e «una cosa così l’avevo vista solo nei porno» vi si legge. Nei giorni successivi allo stupro è emerso che c’erano chat, canali e gruppi in cui c’era chi affermava di averne il video e poterlo inviare. Una chat telegram che contava 15.000 iscritti, riporta Il Giornale d’Italia il 23 agosto 2023 in un articolo, in cui era partita la «caccia al video dello stupro» (citiamo testualmente) si chiamava esattamente come la «public room» da noi individuata nel recente monitoraggio e il cui nome rimanda al gruppo (anzi i gruppi visto il proliferare negli anni) che stiamo denunciando nei nostri articoli, riprendendo le denunce pubbliche dell’estate scorsa di don Fortunato e Meter, da cinque mesi.
Il monitoraggio è stato ripreso in un video, a documentazione di quanto denunciamo e che non mostriamo in quest’articolo perché nel mare magnum della follia depravata e perversa del web rischieremmo di fare pubblicità a tali oscene bestialità, che conserviamo in archivio ed è stato inviato prima della pubblicazione di quest’articolo a persone più che fidate e che condividono e sostengono la nostra battaglia di giornalisti, cittadini, persone, esseri umani contro ogni forma di pedocriminalità.




