Si riapre, finalmente, il dibattito sulla sanità molisana? Con meno ipocrisia rispetto al passato? Il nodo vero comincia finalmente a emergere? Al centro della questione troviamo certamente il rapporto (ambiguo) tra sanità pubblica e privato convenzionato. Il cuore del problema. Il resto (tavoli tecnici, relazioni, promesse) è contorno. “Fumo” negli occhi. Lo stesso “fumo” creato dai “fumosi” e inetti gestori della cosa pubblica. Hanno massacrato e assassinato volontariamente un sistema che funzionava, “regolato” dalla Costituzione.
Lucio Pastore, già primario del Pronto Soccorso di Isernia, da anni denuncia ciò che molti fingono di non capire. Il rapporto tra sanità pubblica e privato convenzionato. Questa è la vera partita. Da vincere a tutti i costi.
“Il privato convenzionato attinge dallo stesso fondo che serve a finanziare il pubblico”.
Sono tutti bravi con i soldi pubblici. La frase è devastante. Significa: più il pubblico viene fatto funzionare male, più spazio viene lasciato al privato. È un sistema di vasi comunicanti costruito scientificamente per spingere verso la privatizzazione. Un sistema che si insinua nelle menti deboli, poco informate e molto strafottenti: “il privato funziona meglio”, “che schifo il pubblico”, “ci vogliono mesi per una visita, io pago e mi curo nel privato”. Frasi inutili, dannose, insensate, che hanno ridotto il dibattito a esternazioni prive di ogni logica.
Gli ospedali chiudono, i profitti crescono
Lo abbiamo registrato negli ultimi anni, ci sono state anche inutili proteste (sterili). Hanno smantellato reparti, hanno ridotto i servizi, hanno svuotato gli ospedali. Hanno lasciato i cittadini (che hanno continuato a scegliere i peggiori) senza risposte. Il privato convenzionato è cresciuto. Non per rispondere ai bisogni reali della popolazione.
“Il fine del privato non è rispondere ai bisogni dei cittadini, ma aumentare i profitti”.
Ecco la verità che fa paura. La sanità non viene trattata come un diritto. Ma come una merce. Il paziente diventa un cliente. La cura ha un costo da ottimizzare. La salute un business.
Sanità pubblica in Molise: dieci anni dopo, le stesse parole, lo stesso fallimento
La scellerata scelta è politica
Quello che si sta registrando in Molise, e nel resto del Paese, non è fatalità. È il risultato di scelte politiche chiare, portate avanti nel tempo da governi diversi ma strategicamente allineati.
“Non nascondetevi dietro i numeri”, dice Pastore.
Perché i numeri, da soli, non spiegano nulla se non si racconta chi li ha prodotti e perché.
Il confronto tra il POS di Carmine Ruta, rafforzamento del pubblico, e il POS dello sGovernatore Frattura, che lo cancellò (defenestrando Ruta), è la prova di questa deriva. La privatizzazione è diventata la linea politica.
Una morte annunciata
“Stiamo assistendo alla cronaca di una morte annunciata”.
La sanità pubblica molisana è stata lentamente accompagnata verso il baratro. Taglio dopo taglio. Scelta dopo scelta. Silenzio dopo silenzio. E in tutto ciò una buona responsabilità è legata all’inerzia dei molisani. Alle loro scelte elettorali. Hanno sempre votato il “signorotto di turno”, chi poteva offrire qualcosa in cambio. Hanno sempre pensato a ricevere quella distruttiva pacca sulla spalla (“a te ci penso io”, “votami e ti sistemo, a te e alla tua famiglia e alla tua amante e al tuo parente”).
Oggi il sistema pubblico è molto vicino alla dissoluzione. Dall’altra parte il privato convenzionato prospera. Gli imprenditori (con i soldi pubblici) non sono più efficienti. Sono stati favoriti.
In questo spaventoso scenario, la tenda davanti all’ospedale “Veneziale” è un atto politico. Secondo Lucio Pastore può diventare il granello di sabbia che inceppa un ingranaggio costruito per non fermarsi mai. La risposta popolare – la fiaccolata di domenica scorsa – dimostra che esiste la consapevolezza.
Ma ora arriva la parte più difficile e necessaria: non bisogna disperdere questa spinta per equilibri politici di facciata. Molti si stanno già fregando le mani assaporando una eventuale vittoria (personale) alle prossime competizioni elettorali. Ricordate i volti di coloro che hanno partecipato e che stanno rilasciando dichiarazioni sterili (non è questione di destra e di sinistra, gli avvoltoi sono ovunque): troverete quelle facciacce sulle schede elettorali. L’ambizione di molti non è la risoluzione dei problemi del proprio territorio ma è gestione personale fallimentare di un potere inutile e dannoso.
I molisani cadranno nuovamente – come negli ultimi trent’anni – nel tranello? O, per una volta, sceglieranno i migliori, facendo piazza pulita di chi ha già fallito con le sue parole, le sue opere e le sue omissioni?
Questa battaglia di civiltà – ricorda giustamente Pastore – non nasce oggi. E noi lo possiamo testimoniare. “È stata portata avanti anche da chi non c’è più: Italo Testa, Aida Trentalance, Marcello Pizzi, Salvatore Borriello”.
Persone che hanno lottato, fino all’ultimo (senza incarichi, senza tornaconti, senza chiedere nulla in cambio), solo per difendere un diritto fondamentale.
Il tempo delle ipocrisie è terminato. Ora è arrivato il tempo delle scelte. Bisogna decidere da che parte stare. Lo ribadiamo ancora una volta: il problema è politico.
Chi ci sta guadagnando? Chi ci sta perdendo? Fatevi due conti.
Adesso tocca ai molisani dimostrare dignità. Siete pronti, finalmente, a cambiare davvero strada?
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