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Epstein, le pedomafie e le reti pedofile di altissimo livello sempre presenti e attive

Forum di Davos: quest’anno aumento dello sfruttamento dello stupro a pagamento del 4000%.

by Alessio Di Florio
5 Febbraio 2026
in Approfondimenti
Reading Time: 8 mins read
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«Ce l’ho» «non ce l’ho» «se ti do questo tu mi dai quello». Sono frasi che nella nostra remota infanzia abbiamo pronunciato milioni di volte, nei frenetici pomeriggi dedicati allo scambio di figurine. Simbolo gli album Panini. Diciannove anni fa, tra i chewing gum che si acquistavano anche in edicola, comparve un’altra collezione. Fu l’anno di Volpi e Poggi, calciatori introvabili. Girano leggende metropolitane sui 2000 bambini che riuscirono a completare l’album. Moltissimi, migliaia, quasi milioni, si dannarono per mesi arrivando anche alla disperazione e al pianto ma non ce la fecero.

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Ci sono milioni di bambini disperati, le cui giornate sono segnate dalle lacrime. Ma piangono disperati, devastati, distrutti, per un abisso che anche solo immaginare che esista sconvolge, distrugge, scava dentro. È l’abisso infernale della pedofilia, del traffico degli abusi contro bambini di ogni età, anche neonati di pochi giorni. Un inferno che avvolge l’intero globo, in cui l’Europa è hub centrale come tante volte abbiamo denunciato, e giunge ad ogni latitudine e ad ogni livello. I pedocrimini sono diffusi nella società, avvengono in ogni regione dello Stivale. Una regione come l’Abruzzo, l’abbiamo documentato e denunciato moltissime volte, ha un tasso di pedocrimini altissimo, decine e decine di inchieste, denunce, operazioni, condanne in una regione piccola come una parte di Roma. Mentre sono centinaia i bambini che scompaiono nel nulla e tantissimi possono finire nelle reti criminali di prostituzione, pedofilia, commercio di organi e tratta.

Esistono i pedofili, esistono le pedomafie ed esistono reti pedofile di altissimo livello, che coinvolgono le sfere più alte della società. Maria Grazia Cutuli, pochi mesi prima di essere assassinata in Afghanistan, denunciò e documento la rete pedofila che si nascondeva dietro il «mostro di Marcinelle». Rete che coinvolgeva esponenti del mondo della politica, dell’imprenditoria, dell’alta società belga. Rimasta totalmente impunita. Nei nostri archivi ci sono articoli in cui abbiamo riproposto l’inchiesta di Maria Grazia Cutuli e abbiamo esteso la denuncia ad altre vicende di connivenze e reti pedofile in tutta Europa.

La rete più capillare, forte, radicata, strutturata è probabilmente quella intorno al defunto miliardario pedofilo Jeffrey Epstein. Nei giorni scorsi sono state pubblicate altre email di Epstein, milioni e milioni di missive in cui emergono nomi, cognomi, circostanze. E soprattutto gli abusi più abominevoli possibili.

Epstein è morto, ufficialmente suicida ma affermare che ci son dubbi è dir poco, nel 2019. L’anno scorso analoga sorte ha avuto Virginia Giuffrè, per anni schiava sessuale di Epstein e grande accusatrice dell’imprenditore statunitense. I politici, imprenditori, vip di ogni tipo che sono stati amici, clienti, sodali, complici, co-carnefici sono ancora protagonisti delle alte sfere della società.

La pubblicazione di questi ultimi Epstein files ha riacceso una sorta di derby tra gossip e politica di bassa lega. C’è, non c’è, c’è lui, c’è quell’altro, non c’è tizio, non c’è caio. Riecheggiano nel solito finto non dibattito italiota le parole della nostra infanzia dietro le figurine, gli album da completare e gli scambi più frenetici. Ma qua non parliamo di figurine ma di vite vere, non di calcio ma dei crimini più orrendi e disumani. Contro i più deboli, i più fragili, i più indifesi.

Ma è questa una società che nasconde, in cui vigono omertà e silenzi, in cui neanche la si pronuncia più la parola pedofilia mentre persino sentenze di tribunale portano verso la normalizzazione, la poca considerazione, della gravità dei pedocrimini e avanzano lobby e anticulture pro pedofile. E quindi si preferisce ridurre tutto al gossip e al derby delle curve della politica ultrà.

Ben pochi spifferi sul sistema di potere e ricatti, sui dossier e sui traffici di influenze intorno ad Epstein, degli uomini di potere e dei potentati che si incontravano e scontravano, che venivano influenzati, o ricattati appunto, e che si spartivano le sorti del mondo.

Ancor più silenzio sull’orrore scoperchiato, sugli abusi pedofili, sui traffici pedofili, sulla perversione e la crudeltà più brutale che emerge. Il sito del Dipartimento di Giustizia dopo la pubblicazione degli ultimi Epstein files ha subito limitazioni all’età per accedervi. E sono stati esclusi i file considerati più scioccanti e brutali.

Ma si preferisce pensare al gossip e allo scambio di figurine. Le parole del viceprocuratore Todd Blanche, riportate in un articolo di Alan Friedman su La Stampa del 1° febbraio, sono inequivocabili: “Il Dipartimento ha deciso di trattenere o oscurare qualsiasi materiale che «raffiguri o contenga immagini di morte, abusi fisici o lesioni» scrive Friedman. Nel 2020 fu pubblicato il libro «The Spider, Inside the Criminal Web of Jeffrey Epstein and Ghislaine Maxwell» del giornalista d’inchiesta Barry Levine.

Nel libro sono riportate alcune testimonianze di una donna, che ha preferito restare nell’anonimato con il nome di Jane Doe 4, vittima del miliardario pedofilo dall’età di 13 anni. Epstein «quando arrivò a casa sua, diede a Jane Doe 4 droga e alcol. Più tardi, quella stessa notte, venne stuprata da Epstein per la prima volta», «gli stupri continuarono per anni. Epstein fotografava la ragazza mentre era addormentata sotto l’effetto della droga e dell’alcol», «gli abusi andarono avanti per tanti anni, come si legge nella causa intentata da Jane insieme ad altre vittime, nel 2019. Epstein la portò a New York, per offrirla come “carne fresca” al suo circolo di amici» sono alcune di queste testimonianze. James Steward ha raccontato in un articolo pubblicato dal New York Times che nel 2018 ha incontrato Epstein a Manhattan. Nell’intervista il miliardario pedofilo rivelò che c’era chi gli aveva confessato episodi legati a sesso e uso di droghe: «Erano edonisti e consumatori regolari di droghe. Mi disse che aveva visto personaggi di rilievo assumere droga e fare sesso» scrisse Steward. 

Un abisso inconcepibile, che rende difficile battere tasti sulla tastiera anche se non ci si è mai immersi fino in fondo nell’inferno della lettura delle email pubblicate. Ma che non è nuovo, è cronaca diffusa e che avvolge gli Usa, l’Italia, l’Europa, i tanti Stati in cui 80/100.000 italiani vanno ogni anno per pagare per stuprare bambini e bambine. Quel che ci si ostina a chiamare turismo sessuale, a tacere sempre più e cercare di raccontare nascondendo la realtà.

Come accade con l’industria dello stupro pornografico. Negli anni è stata diffusa la notizia che nel 2020 mentre il sito dell’Inps crollava quello di Pornhub, con milioni di visite in più, rimaneva in piedi, che in occasione di crisi di governo o fallimenti della Nazionale italiana di calcio c’era un’impennata di visite, che le stesse sono crollate durante il Festival di Sanremo di qualche anno fa. Mentre oltreoceano dopo l’inchiesta del New York Times lo scandalo ha travolto la società proprietaria. L’inchiesta del New York Times, che abbiamo citato in molti articoli in questi anni, «I bambini di Pornhub» sui traffici di stupri, anche pedofili, sulla più diffusa piattaforma web al mondo pornografica nel 2020 si concludeva con la denuncia che «Con Pornhub, abbiamo un Jeffrey Epstein moltiplicato per 1.000». 

Nel nostro archivio ci sono molti articoli in cui abbiamo riportato le testimonianze raccolte dal New York Times, altre emerse negli anni, alcune delle tante pubblicate dalla coraggiosa pagina facebook Pornoverità o dall’attivista abolizionista Laila Mickelwait.

L’elite delle alte sfere della società ha animato il sistema Epstein. Disarticolato quel sistema, morto il miliardario pedofilo, cosa è rimasto? Come oggi proseguono traffici e abusi? Dove si sono spostati i numerosissimi clienti di Epstein? Sono alcune delle domande che andrebbero poste. Perché pensare sia tutto finito, come per magia interrotto tutto, non ci crederemo mai. Chissà se, visto quel che anche quest’anno è accaduto, alcuni sono stati protagonisti del Forum di Davos. Lo sfruttamento dello stupro a pagamento è aumentato, nei giorni dell’edizione 2026, del 4000%, uno stupratore pagante ha sborsato 103.000 euro in 5 giorni.

L’anno scorso gli sfruttatori potrebbero aver incassato oltre un milione di euro in 3 giorni. Più sono nelle alte sfere (che prima o poi qualcuno ci svelerà perché sono sfere e non cubi per esempio) e più sono efferati, depravati, violenti ha rivelato una responsabile di un’agenzia di “escorting” (come ora, nel linguaggio “moderno”, vengono definiti gli sfruttatori dello stupro a pagamento) fu rivelato l’anno scorso. Anni fa il Times e Channel 4 documentarono quest’aumento della schiavitù sessuale a Davos e anche in comuni a decine se non centinaia di chilometri nei giorni del meeting. Durante il Forum di Davos le molestie sessuali sono all’ordine del giorno con gli organizzatori che nulla hanno mai compiuto per fermarle. Anzi, riportò l’inchiesta, l’unica reazione è stata quella di invitare le donne presenti a non partecipare da sole.

Nei giorni scorsi un’indagine della Procura di Milano ha svelato una rete di pedofili che pagavano per ordinare e guardare in diretta online abusi. «Le vittime, spesso bambini molto piccoli, provengono da contesti particolarmente vulnerabili allo sfruttamento. Gli investigatori stanno, inoltre. indagando sui viaggi intrapresi da alcuni degli indagati verso i Paesi asiatici, per verificare se agli abusi “a distanza” siano seguite violenze fisiche commesse sul posto» si legge in conclusione del comunicato stampa della Polizia Postale.

«Questo mercato – ha dichiarato il magistrato Giovanni Tarzia, parole riportate da Il Giornale – fiorisce a margine della grande industria del porno, ed è un mercato dove si paga il materiale inedito, il materiale che gli altri non hanno perché è nelle mani di chi lo produce. Un catalogo dove la violenza sessuale viene prodotta in diretta e su ordinazione». Parole che fanno ricordare la conclusione dell’inchiesta del New York Times del 2020 «I bambini di Pornhub», citata in molti nostri articoli, sui traffici di stupri, anche pedofili, sulla più diffusa piattaforma web al mondo pornografica: «Con Pornhub, abbiamo un Jeffrey Epstein moltiplicato per 1.000».  

«I pedofili sono persone apparentemente come noi, magari anche educatori, allenatori, insegnanti. Un’indagine del 2024 ha fatto condannare un industriale con abitazione in via Montenapoleone a Milano che filmava gli abusi su una nipotina di pochi mesi e li trasmetteva in diretta. Quando è stato arrestato, la bambina aveva quattro anni. Chi potrà mai cancellare il trauma di questa creatura? – la testimonianza di Massimiliano Frassi, fondatore e presidente dell’associazione Prometeo a Donna Moderna – Una signora di 68 mi ha raccontato piangendo di essere stata abusata tutta la vita, a partire da quando era neonata: allora era la vicina, la sua babysitter. E di sentirsi in colpa fin dai primi anni di vita perché, durante gli abusi, lei le sorrideva. Ci rendiamo conto di quanto il senso di colpa sia subdolo e potente?»

«Tutto questo dimostra sempre più che la rete delle violenze sui bambini ha protezioni potenti, in tutto il mondo – la denuncia del fondatore e presidente di Prometeo alla rivista – D’altra parte, dei files di Epstein, due milioni e mezzo non sono stati rilasciati. Abbiamo iniziato 25 anni fa a denunciare reti che muoiono interessi per milioni di euro sulla pelle dei bambini, e non venivamo creduti. Passavano per pazzi. Il problema è che se ne parla troppo poco e più l’orrore cresce, più la gente non vuole sentirne parlare».

«Vent’anni fa intitolai un mio libro L’INFERNO DEGLI ANGELI. Titolo che fu anche del mio primo blog – la testimonianza – denuncia in un post sui social del 3 febbraio di Frassi – Mai definizione fu più “profetica” e tristemente azzeccata. C’è un inferno in terra, libero, protetto, che coinvolge i vertici di chi governa questo mondo (Epstein files docet) fino via via al nostro vicino di casa. Non l’orco, nooo, il commendatore, il bravo tutore, quello gentile, laureato, quello che una volta arrestato si dichiara “malato e chiede cura”; là dove cura non c’è, né sincera ammissione delle proprie colpe. Bambini venduti. Bambini immessi in un tritacarne d violenze. “Bambini abusati con animali e uccisi”».

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Vicedirettore WordNews.it - È nato ad Atessa (Chieti), nel 1984. Attivista e volontario di varie associazioni e movimenti culturali, ambientalisti, pacifisti e di lotta alle mafie. Collaboratore delle redazioni abruzzesi di Il Messaggero e Pressenza. Ha collaborato con Adista, Primadanoi, Terre di Frontiera, Unimondo, Libera Informazione, Popoff Quotidiano e SocialPress. Ha curato, per oltre dieci anni, il sito personale del giornalista e regista RAI Stefano Mencherini, dove è stata curata la diffusione e la pubblicizzazione del documentario d’inchiesta «Schiavi. Le rotte di nuove forme di sfruttamento», con il quale è stata portata avanti la “Campagna di sensibilizzazione per l’informazione sociale”, in collaborazione con MeltingPot e Articolo21, e per la creazione di un Laboratorio permanente di inchiesta e documentari sociali in RAI, nata per rompere la censura televisiva del documentario d’inchiesta “Mare Nostrum”. Articoli su tematiche sociali e culturali sono stati pubblicati dal mensile Vasto Domani. Per contatti: redazione@wordnews.it

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