Caso Ofria, la gestione della ditta Bellinvia su cui hanno acceso i riflettori l’Associazione Antimafie Rita Atria e Sara Cozzi e Roberto Disma con la loro inchiesta, prosegue l’iter nei tribunali.
Nel silenzio di molti, nell’assenza anche di chi dovrebbe avere il compito istituzionale della presenza, unica ad aver chiesto di costituirsi parte civile nel processo l’Associazione Antimafie Rita Atria. Richiesta che, rende noto l’Associazione, è stata accolta nell’udienza dello scorso 19 gennaio.
È agli atti, alla storia della Sicilia e dell’Italia intera l’epopea di Silvana Saguto, paladina dell’antimafia rivelatasi poi altro. Come l’altro grande cavaliere dell’antimafia oggi caduto, Antonello Montante, per quanto i padrini politici di quel sistema sono tutto tranne che decaduti e tra i tanti amici e amici degli amici molti sono in sella e se ricordi cosa è emerso nelle aule di tribunale su quel sistema appaiono a dir poco irritati e irascibili. C’è persino chi afferma che ci si sporca se si parla allo stesso tavolo di chi ha scritto libri sul sistema Montante e i suoi illustri amici.
A Barcellona Pozzo di Gotto è emerso nei mesi scorsi, grazie alle inchieste di Roberto Disma e Sara Cozzi in collaborazione con l’Associazione Antimafie Rita Atria e Teatro alla Lettera, la vicenda di questo bene confiscato alle mafie ma in realtà rimasto sempre nelle mani del clan. Terra in cui si intrecciano mafie, massonerie, pezzi dello Stato e dell’economia in relazioni di potere, città in cui un ex collaboratore di giustizia è stato arrestato l’estate scorsa dopo che interrogativi pesanti erano stati già posti su di lui anni e anni fa. E si intrecciano silenzi, giramenti di testa, indifferenza, urla da parata che “improvvisamente” non sono neanche miagolii.
«Il contesto delineato dalla Procura della Repubblica è gravissimo: il Procuratore Capo, Dott. Antonio D’Amato, ha infatti dichiarato che non solo vi sarebbe stata continuità nella gestione dell’impresa confiscata Bellinvia da parte degli stessi soggetti mafiosi, ma che i profitti sarebbero addirittura aumentati probabilmente grazie alla “copertura” formale della legalità. 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐯𝐢 𝐬𝐚𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐢𝐭𝐚̀ 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐢𝐬𝐜𝐚𝐭𝐚 𝐁𝐞𝐥𝐥𝐢𝐧𝐯𝐢𝐚 – riassunse quanto emerso il mese scorso l’Associazione Antimafie Rita Atria – La comparsa conclusionale ricostruisce una realtà in cui: un bene simbolo della vittoria dello Stato sarebbe rimasto, di fatto, nelle mani dei mafiosi cui era stato sottratto; l’amministratore giudiziario non avrebbe impedito né contrastato tale controllo; pressioni e condizionamenti mafiosi avrebbero continuato a influenzare lavoratori, imprenditori e cittadini».
«Ciò che rende questa vicenda ancor più inquietante è il quasi totale silenzio che la circonda – denunciò l’Associazione in occasione della richiesta di costituzione di parte civile – In un territorio come il messinese – più volte ferito dalla presenza e dalla violenza delle organizzazioni mafiose – un processo di questa portata non ha ricevuto l’attenzione che meriterebbe».
La costituzione dell’Associazione Antimafie Rita Atria ora è stata accolta, il sodalizio è legittimato ad essere presente nel processo: «la lotta alla mafia non è fatta di commemorazioni di facciata, ma di presenza concreta, anche quando significa restare soli, metterci la faccia e assumersi la responsabilità».
Questo il comunicato stampa integrale in cui l’Associazione Antimafie Rita Atria ha reso noto l’accoglimento della richiesta di costituzione parte civile.
L’𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗔𝗻𝘁𝗶𝗺𝗮𝗳𝗶𝗲 ❞𝗥𝗶𝘁𝗮 𝗔𝘁𝗿𝗶𝗮❞ comunica che lo scorso 19 gennaio il Giudice dott. Antonino Orifici, del 𝗧𝗿𝗶𝗯𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗕𝗮𝗿𝗰𝗲𝗹𝗹𝗼𝗻𝗮 𝗣𝗼𝘇𝘇𝗼 𝗱𝗶 𝗚𝗼𝘁𝘁𝗼, 𝗵𝗮 𝗮𝗺𝗺𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗹’𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗰𝗶𝘃𝗶𝗹𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗮 𝗰𝗮𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗶 𝗦𝗮𝗹𝘃𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗩𝗶𝗿𝗴𝗶𝗹𝗹𝗶𝘁𝗼, nella sua qualità di 𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗴𝗶𝘂𝗱𝗶𝘇𝗶𝗮𝗿𝗶𝗼 di un bene (ditta Bellinvia) confiscato alla mafia e che – nonostante il sequestro e la confisca disposti dallo Stato – sarebbe stato oggetto di una gestione caratterizzata da una preoccupante continuità operativa da parte della 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗺𝗮𝗳𝗶𝗼𝘀𝗮 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗢𝗳𝗿𝗶𝗮.
https://www.ritaatria.it/…/processo-ofria-depositata…/
Anche in questo procedimento, come già avvenuto il 13 novembre, l’Associazione Antimafie “Rita Atria”, rappresentata in aula dall’𝗔𝘃𝘃. 𝗩𝗮𝗹𝗲𝗻𝘁𝗶𝗻𝗼 𝗚𝘂𝗹𝗹𝗶𝗻𝗼 e dalla vicepresidente 𝗱𝗼𝘁𝘁.𝘀𝘀𝗮 𝗡𝗮𝗱𝗶𝗮 𝗙𝘂𝗿𝗻𝗮𝗿𝗶, è stata l’unica realtà associativa a costituirsi parte civile.
𝗡𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗲̀ 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝗶𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗽𝗽𝘂𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗕𝗮𝗿𝗰𝗲𝗹𝗹𝗼𝗻𝗮 𝗣𝗼𝘇𝘇𝗼 𝗱𝗶 𝗚𝗼𝘁𝘁𝗼, 𝗱𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗼𝗶𝗻𝘃𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗻𝗲𝗶 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗶 𝗼𝗴𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼.
Ancora più 𝘀𝗰𝗼𝗻𝗰𝗲𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗹’𝗮𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮, 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗮, 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝗴𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮 𝗡𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗶 𝗕𝗲𝗻𝗶 𝗦𝗲𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗶 𝗲 𝗖𝗼𝗻𝗳𝗶𝘀𝗰𝗮𝘁𝗶 (𝗔𝗡𝗕𝗦𝗖), che non ha ritenuto di costituirsi parte civile, nonostante nel procedimento rivesta il ruolo di parte offesa.
In un’aula desolatamente vuota era presente la 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐑𝐚𝐟𝐟𝐚𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐅𝐚𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢, arrivata da Milano dopo il lancio ANSA del 13 novembre 2025, 𝗲𝘃𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗹’𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗮 𝗿𝗶𝘁𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘃𝗶𝗰𝗲𝗻𝗱𝗮 𝗱𝗲𝗴𝗻𝗮 𝗱𝗶 𝗮𝘁𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, a differenza della distratta stampa locale e regionale
𝗟’𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗔𝗻𝘁𝗶𝗺𝗮𝗳𝗶𝗲 ❞𝗥𝗶𝘁𝗮 𝗔𝘁𝗿𝗶𝗮❞ 𝗮𝗰𝗰𝗼𝗴𝗹𝗶𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗱𝗱𝗶𝘀𝗳𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗶𝘁𝘁𝗶𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗲𝘀𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝘁𝗿𝗲𝗻𝘁’𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗺𝗽𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗺𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝗲 𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼.
Per l’Associazione, 𝗹𝗮 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝗺𝗼𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗳𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮𝘁𝗮, 𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗿𝗲𝘁𝗮, 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗼𝗹𝗶, 𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗰𝗶 𝗹𝗮 𝗳𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮 𝗲 𝗮𝘀𝘀𝘂𝗺𝗲𝗿𝘀𝗶 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀.
Il processo proseguirà il 29 gennaio a Barcellona mentre il 22, al Tribunale di Messina, ci sarà l’udienza per le fasi conclusive del caso Ofria.





