Nella 14ª puntata di “30 minuti con…” su WordNews.it, il nostro direttore Paolo De Chiara, insieme al collega Antonino Schilirò, dialoga con il giornalista, insegnante e scrittore Antonio Mazzeo.
La conversazione parte da un simbolo che non è mai solo un simbolo: Pippo Fava. Il richiamo al premio a lui dedicato diventa una porta d’ingresso per parlare di una Sicilia che, nelle parole di Mazzeo, rischia di essere trasformata in “base di morte”: riarmo, militarizzazione, interessi criminali che si alimentano dove lo Stato arretra e la narrazione pubblica si addormenta.
L’uragano, Niscemi e la notizia trattata come una periferia
L’emergenza climatica che ha colpito Sicilia, Calabria e Sardegna. Mazzeo rovescia il tavolo: non è “sfortuna”. È incuria, è saccheggio del territorio, è privatizzazione delle coste, è politica dell’emergenza. E denuncia il razzismo posto in essere, un Sud raccontato spesso solo quando fa comodo a costruire paura, allarme.
Soldi per i territori: noccioline. Soldi per le armi: valanghe
Nel cuore della puntata emerge il contrasto: da un lato risorse considerate insufficienti per fronteggiare i disastri nei territori e dall’altro cifre enormi che ruotano attorno al riarmo.
Mazzeo allarga lo sguardo: “guerra a pezzi” che rischia di diventare guerra totale, militarizzazione globale, escalation, e la delega crescente alle macchine, all’intelligenza artificiale, agli algoritmi che selezionano bersagli.
Un altro snodo è il modo in cui la gestione dei migranti diventa un laboratorio politico.
Il discorso si incrocia con il ruolo dell’Italia nelle dinamiche internazionali e nelle infrastrutture militari, e con l’idea che molte informazioni decisive circolino poco o male nel mainstream. La puntata insiste su una parola: controllo delle menti. Un obiettivo di manuali e strategie.
Gaza, “Board for Peace” e il diritto internazionale ridotto a carta straccia
Se una notizia sparisce è come se smettesse di esistere. E in quello spazio vuoto entrano altri racconti, altri interessi, altri “progetti”. Da qui la domanda: esiste ancora il diritto internazionale? Nella puntata la risposta è amara: senza organismi credibili e senza volontà politica, resta la logica della forza. E l’Europa? Viene descritta come un’Europa che ha smarrito il sogno dei diritti e del welfare, troppo spesso appiattita su logiche di blocco e di riarmo.
Sconfitta la mafia? No, Procuratore: questa è una favola pericolosa
Mafia: sconfitta o trasformata?
La chiusura riporta la Sicilia al centro. La mafia “folkloristica” può cambiare volto ma la mafia come controllo del potere, delle leve economiche e sociali, resta. Ha vinto. E se l’antimafia sociale si disarticola, se l’informazione indipendente viene marginalizzata, il terreno diventa più fertile per qualsiasi forma di dominio.
Questa puntata mette in fila un’idea: quando la libertà di stampa viene compressa diventa un problema di tutti.
Nel finale viene annunciato il prossimo appuntamento del format (2 febbraio 2026), con un focus su verità scomode e diritti calpestati, con la partecipazione dell’On. Davide Aiello.
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