«Ciao, io sono Cocò e oggi vi racconterò la mia storia». Nicola “Cocò” Campolongo aveva tre anni quando è stato ucciso dalla ’ndrangheta. A scrivere oggi quelle parole sono studenti delle scuole secondarie dell’Altomilanese, ragazzi e ragazze che hanno scelto di farsi carico di una memoria scomoda e dolorosa, dando voce a coetanei a cui la mafia ha tolto tutto: l’infanzia, il futuro, la possibilità di raccontarsi.
Dal 1945 a oggi in Italia sono stati uccisi dalla criminalità organizzata 117 bambini e ragazzi: dal racconto di alcune delle loro storie nasce La mafia porta via vite innocenti. Storie di vittime minorenni raccontate dai ragazzi delle scuole. Il volume, edito da In Dialogo/ITL Libri, nasce dal progetto RicordaTela, sostenuto dalla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate,
Trentuno vicende -diverse per tempo, luoghi e contesto- di bambini e adolescenti uniti dallo stesso destino: quello di trovarsi “nel posto sbagliato al momento sbagliato”, o di essere figli, nipoti, parenti di persone coinvolte in dinamiche criminali.
Cocò Campolongo, tre anni, ucciso dalla ’ndrangheta; Giuseppe Di Matteo, dodici anni, assassinato dopo essere stato rapito perché il padre era un collaboratore di giustizia; Simonetta Lamberti, undici anni, colpita e uccisa in un attentato destinato al padre magistrato; Emanuela Sansone, diciassette anni, uccisa nel 1896 e riconosciuta come “la prima donna vittima di mafia”, solo per citarne alcuni.
Raccontate attraverso testi narrativi, fumetti e rielaborazioni grafiche, queste storie non sono semplici esercizi scolastici, ma tentativi consapevoli di comprendere, restituire dignità e rompere il silenzio. I ragazzi non spiegano la mafia in astratto: raccontano vite, mettendo al centro l’innocenza spezzata e la responsabilità di ricordare.
Il libro è il frutto del concorso RicordaTela. Storie di mafia e ingiustizia, promosso dalla cooperativa sociale La Tela di Rescaldina, in collaborazione con Libera e con il coinvolgimento diretto delle scuole. Hanno partecipato: I.S. “Carlo Dell’Acqua” Legnano; Istituto “Barbara Melzi” Legnano; I.C. “Aldo Strobino” plesso “Dante Alighieri” Cerro Maggiore; I.C.S. “Viale Legnano” Parabiago; I.C. “E. De Amicis” plesso “A. Volta” Inveruno; I.C. “Manzoni” plesso “Raimondi” Rescaldina; ISIS “Cipriano Facchinetti” Castellanza.
Gli studenti hanno ricostruito storie vere partendo da archivi, fonti storiche, libri, siti di documentazione, trasformandole in racconti, testi narrativi, fumetti e illustrazioni. In alcuni casi, questo lavoro ha permesso di ricucire memorie spezzate, riportando all’attenzione pubblica nomi e vicende dimenticate, con effetti concreti anche nei territori di origine delle vittime.
A firmare la prefazione del volume è Alessandra Dolci, procuratrice generale della Divisione distrettuale antimafia di Milano, che smonta con nettezza uno dei falsi miti più resistenti, ovvero che “la mafia non uccide i bambini”. «Un’affermazione smentita dai numeri e, soprattutto, dalle storie -scrive Dolci-. Bambini uccisi per vendetta, per intimidazione, per “errore”, perché la violenza mafiosa non conosce codici morali né limiti. Raccontare queste vicende significa ricordare che non esiste una mafia “buona” o “accettabile”, e che la memoria delle vittime innocenti è una responsabilità collettiva.
La postfazione è curata da don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e una delle figure più autorevoli dell’impegno antimafia in Italia. Don Ciotti invita a leggere il libro come uno strumento di consapevolezza civile: non un semplice esercizio scolastico, ma un atto che chiama in causa l’intera società. La forza del volume, sottolinea, sta nello sguardo dei ragazzi, capace di parlare ai coetanei, agli adulti, alle famiglie, ricordando che la memoria, se non diventa impegno, rischia di essere solo commemorazione.
Al centro del progetto c’è La Tela, cooperativa sociale che gestisce l’Osteria Sociale La Tela, un bene confiscato alla criminalità organizzata e restituito alla collettività. Oggi La Tela è ristorante, centro culturale, luogo di aggregazione e presidio di legalità, impegnato nella promozione dei valori di giustizia, solidarietà e responsabilità sociale.
I beni confiscati sono, non dimentichiamolo, “palestre di vita” (Papa Francesco li definì così nel discorso tenuto ai componenti della Commissione antimafia nel 2017).
In Italia la prima norma che ha previsto la confisca dei beni come strumento fondamentale contro il potere mafioso è stata la Rognoni-La Torre, del 1982. Un ulteriore passo in avanti è stato compiuto nel 1996, quando — grazie all’impegno di Libera (iniziato nel 1995) — venne approvata una legge (legge 109/96) che ha introdotto il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. I beni confiscati- e l’esempio rappresentato da La Tela lo dimostra – sono uno degli strumenti più efficaci per colpire le mafie, attaccandole nei loro patrimoni e nelle relazioni di forza con le quali ingabbiano i contesti territoriali.
Il progetto è stato sostenuto dalla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, che ha riconosciuto nel libro un’iniziativa pienamente coerente con la propria missione di banca di comunità. Nella sua presentazione del volume, il presidente della Bcc, Roberto Scazzosi, sottolinea come la legalità non sia solo rispetto delle regole, ma cura dei legami, fiducia reciproca, costruzione di futuro.
Le prime copie del libro sono già state destinate al Presidente della Repubblica, a Papa Leone XIV e all’Arcivescovo di Milano. Un gesto simbolico ma significativo, che riconosce il valore nazionale di un lavoro nato dal territorio. Il progetto ha già attirato l’attenzione del Quirinale, che nei mesi scorsi si è interessato direttamente a una delle storie ricostruite dagli studenti, quella di Vincenzo Mulè, quindicenne ucciso dalla mafia nel 1981, portando il suo nome e la sua memoria fino alla Presidenza della Repubblica.
Il volume pubblicato da In Dialogo, marchio editoriale di ITL Libri rappresenta un raro esempio di come scuola, terzo settore, istituzioni e mondo cooperativo possano lavorare insieme per trasformare la memoria in uno strumento vivo, capace di parlare all’Italia intera.






