I reati vengono fotografati, ripresi in video e diffusi sui social network. Una diffusione per ostentare prepotenza e arroganza, per mandare segnali e lanciare una continua sfida alla collettività. È storia di questi anni, che sin dai primi giorni delle nostre pubblicazioni continuiamo a documentare e denunciare.
Video sui social sono stati pubblicati anche dell’aggressione contro la polizia nel quartiere Santa Rita a Lanciano. E documentano quanto accaduto: la violenza contro le forze dell’ordine e la dinamica dei fatti. In cui sono stati coinvolti anche minori, bambini scagliati come «scudi umani» contro i poliziotti, come ha denunciato la segreteria generale del sindacato di polizia Cosap. Aggrediti, durante un blitz alla ricerca di armi e droga che è stato interrotto per la violenza scagliata dagli occupanti, con schiaffi, calci e lancio di oggetti.
Il quartiere Santa Rita a Lanciano non è nuovo ad episodi così gravi: negli anni scorsi varie sono state le esplosioni notturne di violenza tra famiglie (sempre della stessa galassia) e nei mesi scorsi è scoppiata una faida per il controllo della piazza di spaccio.
Il parroco della chiesa dello Spirito Santo Nicola Giampietro ha denunciato nei giorni scorsi una situazione di totale invivibilità. Il campetto della parrocchia è stato chiuso perché «i bambini della zona dovevano pagare» una sorta di pizzo, di mini racket ai «loro coetanei rom per giocare», molte persone anziane stanno rinunciando alla partecipazione alla Messa per paura di aggressioni. «Il confine della convivenza civile è stato ampiamente superato» denuncia don Nicola che chiede un presidio fisso di polizia nel quartiere e l’allontanamento di determinate famiglie.
L’aggressione alla polizia e lo spaccio avvengono dentro e all’ombra delle case popolari. L’Ater, l’azienda regionale che gestisce l’edilizia popolare, ha annunciato che avvierà una verifica della regolarità delle occupazioni. È quanto avviene da alcuni anni a Pescara, nel quartiere Villa del Fuoco, e non solo. In cui allo spaccio e alla violenza si unisce, tra gli altri reati, anche l’occupazione abusiva di case popolari, un’occupazione che sfocia anche nel racket.
Spaccio all’interno e all’ombra di case popolari, quartiere in cui il traffico di droga avviene ad ogni ora del giorno e della notte, insicurezza, atti violenti contro cose e persone. È cronaca che attraversa la costa adriatica abruzzese, dalle periferie pescaresi al quartiere San Paolo di Vasto, come abbiamo ripetutamente denunciato nei nostri precedenti articoli, città che soffre una grave crisi dell’edilizia popolare: la disponibilità di alloggi non copre neanche il 10% delle richieste.
Ernesto Sanità a Roma denunciò dopo che gli era stata occupata la casa popolare assegnatagli, di cui aveva pieno diritto. Non si è mai arreso e, prima di morire, vinse la sua battaglia. Una condanna per associazione mafiosa nel 2021 contro alcuni esponenti del clan Casamonica (parenti, sodali e affini dei “soliti noti” ancora egemoni nelle cronache locali qui) arrivò grazie alle sue denunce.
Ernesto ha continuato la sua battaglia per anni fino a riavere la casa che gli era stata rubata. La sua lotta ci ricorda quanto il racket e l’occupazione abusiva delle case popolari è una rapina ai più deboli, alle persone in gravi condizioni socio-economiche che vedono i propri diritti calpestati e cancellati da personaggi che egemonizzano le cronache, nel Lazio e qui in Abruzzo.
Personaggi che, anche lungo la costa abruzzese adriatica, vivono in alloggi di edilizia popolare, in alcuni casi avendone quasi una sorta di monopolio. Come è possibile? Quanti sono in posizione regolare? Quanti no e perché, nel caso, sono ancora lì? Come è possibile che pregiudicati, spacciatori, accusati e condannati di usura ed estorsione, soggetti che ostentano violenza e un tenore di vita a dir poco di alto livello, da decenni vivono nelle case popolari Ater? Quale diritto avrebbero? Dopo le recenti violenze del quartiere santa Rita l’Ater verificherà la regolarità nella zona delle occupazioni, nel resto della provincia?





