La camorra ostenta sui social e alimenta emulazione criminale. Parco Fiordaliso, piazze di spaccio e appello al Prefetto: basta attese.
Somma Vesuviana non ha bisogno di chiacchiere: ha bisogno di Stato. Perché quando l’assenza diventa abitudine, la camorra fa quello che sa fare meglio: si mette in vetrina. E oggi la vetrina non è più solo la strada, è lo schermo. I messaggi social della camorra sono come proiettili: non li senti arrivare, ma ti arrivano addosso lo stesso.
L’emulazione criminale: pregiudicati in festa, territorio in ostaggio
Non parliamo di “ragazzate” ma di emulazione criminale. Un linguaggio codificato, un teatro dell’ostentazione dove lo scopo è far capire chi comanda, chi “può”, chi “resiste” alle regole comuni. È la mentalità dell’anti-Stato che si fa selfie, che cerca applausi, che pretende rispetto a colpi di like.

Nelle immagini pubblicate e rilanciate in rete, secondo quanto denunciato, compare De Bernardo Roberto accanto a Correale Clemente, indicato come soggetto attualmente detenuto e sotto processo, ritenuto promotore di un sodalizio criminale riconducibile all’asse Correale-De Bernardo. È un messaggio.
In certi contesti non sono mai innocenti: sono segnali, avvertimenti, “marchi” messi sulla pelle di una comunità.
Parco Fiordaliso e piazze di spaccio: quando l’assenza dello Stato diventa terreno fertile
Al Parco Fiordaliso la percezione è questa: l’assenza dello Stato lascia spazio a dinamiche che travolgono un intero territorio e i paesi limitrofi. Le piazze di spaccio non sono infrastruttura criminale che produce soldi, armi, controllo sociale, reclutamento. E producono paura.
Somma Vesuviana viene descritta come terra di camorra, con una camorra che si mostra.
E quando una criminalità si mostra vuol dire che sente di avere campo libero senza ostacoli.
La camorra di strada – quella che uccide, semina terrore e devasta il territorio – non ha bisogno di manifesti: le bastano le stories: foto, tag, sorriso spavaldo. Propaganda e strategia. Una comunicazione che serve a intimidire chi guarda, sedurre chi è fragile, consolidare l’identità del branco.
Ecco perché ripeto: i messaggi social della camorra sono proiettili. Sparano reputazione, potere, “fama” criminale. E ogni colpo, anche se digitale, lascia un segno reale.
“Che i giudici tengano conto di tali comportamenti”
Chi ostenta appartenenze, vicinanze, simboli e relazioni in contesti già segnati dalla presenza criminale, manda un segnale alla città. Nel pieno rispetto della presunzione di innocenza e delle garanzie previste dalla legge, resta però un fatto sociale: l’ostentazione pubblica di un’identità criminale alimenta emulazione criminale e rafforza il clima di assoggettamento. È benzina su un incendio già acceso.
L’appello. Chiamiamo in causa il Prefetto di Napoli, Di Bari: Somma Vesuviana come il Parco Verde di Caivano. Somma Vesuviana deve essere liberata: non si può più attendere.
Cosa bisogna ancora attendere prima di intervenire?
La camorra, l’ho detto e lo ripeto, è una montagna di merda. È un sistema che sporca tutto quello che tocca: lavoro, futuro, adolescenza, famiglie, dignità. E se oggi la camorra si fotografa senza timore, domani pretenderà silenzio. E dopodomani pretenderà obbedienza.
Somma Vesuviana deve essere liberata. Non con slogan, ma con presenza, controlli, prevenzione, protezione per chi denuncia, interventi continui e non a intermittenza. La camorra non va in ferie e non dovrebbe andarci nemmeno lo Stato.
Basta favori e paura: Gennaro Ciliberto si candida per Somma Vesuviana




