La BBC ha dato la notizia che l’ex principe Andrea, fratello di Re Carlo d’Inghilterra, è stato arrestato. L’accusa nei suoi confronti, pesantemente coinvolto nel sistema pedofilo di Jeffrey Epstein, è di aver condiviso informazioni riservate con il miliardario pedofilo.
Andrea è citato negli Epstein files pubblicati anche negli anni scorsi ed è accertata la sua complicità con il miliardario e l’èlite pedofila. Diverse le accuse di abusi e violenze contro di lui.
In Gran Bretagna Andrea non è il primo ad essere travolto dalle rivelazioni degli ultimi Epstein files. Ma è il primo ad essere stato arrestato, non solo in Gran Bretagna. Le autorità statunitensi hanno dichiarato nelle scorse settimane che non ci saranno conseguenze penali negli USA per le persone complici e co-carnefici di Epstein. In Inghilterra, invece, oggi, è stato arrestato il fratello del Re.
L’arresto di oggi riaccende i riflettori su domande che anche noi su WordNews.it poniamo da settimane, dallo sconcerto perché nessuno (fino a stamattina) stava pagando per le violenze pedofile perpetrate all’interrogativo su cosa è avvenuto dopo l’uscita di scena di Epstein, che tutto sia finito e si sia interrotta ogni perpetrazione di abusi pedofili e di altro tipo, anche satanisti, è a dir poco non credibile.
La rete di Epstein ha avvolto l’Europa, tante sono le piste che portano a traffici nel Vecchio Continente, come abbiamo già riportato in nostri precedenti articoli. Capitoli di un ciclo di inchieste e approfondimento che continuerà nelle prossime settimane. Immenso è l’elenco di pedocrimini, enorme l’abisso dell’orrore e i suoi risvolti.
Fin dagli anni Sessanta alcuni miliardari statunitensi «si recavano in Portogallo, con la connivenza dei membri di spicco della Casa Pia, e facevano di questi bambini ciò che volevano». È la denuncia della giornalista Felícia Cabrita in un documentario uscito anni fa su Netflix sulla scomparsa di Madeleine McCann, bambina inglese di 3 anni scomparsa in Portogallo il 3 maggio 2007, scomparsa su cui incombe il possibile rapimento da reti di trafficanti pedofili. Anche il “Lolita Express”, l’aereo al servizio del sistema Epstein negli anni ha effettuato voli verso il Portogallo, tra le mete c’è l’isola di Santa Maria, nelle Azzorre.
I magistrati turchi hanno avviato un’approfondita analisi di decine di migliaia di documenti emersi dai file del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, con l’obiettivo di verificare l’esistenza di un possibile traffico di minori dalla Turchia verso circuiti internazionali. Le indagini preliminari sono partite ad Ankara e coinvolgono materiale rilasciato dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, relativo a dossier risalenti anche al 2008» si legge in un articolo di Il Dubbio del 5 febbraio. «Con il sostegno del Parlamento, i magistrati stanno ora passando al vaglio il materiale per ricostruire eventuali reti di reclutamento, trasferimento e sfruttamento. Secondo quanto emerso, alle indagini preliminari potrebbe presto affiancarsi anche una commissione parlamentare d’inchiesta, con un mandato più ampio rispetto a quello giudiziario» riporta il quotidiano.
Le parole del viceprocuratore Todd Blanche, riportate in un articolo di Alan Friedman su La Stampa del 1° febbraio, sono inequivocabili: “Il Dipartimento ha deciso di trattenere o oscurare qualsiasi materiale che «raffiguri o contenga immagini di morte, abusi fisici o lesioni» scrive Friedman. Nel 2020 fu pubblicato il libro «The Spider, Inside the Criminal Web of Jeffrey Epstein and Ghislaine Maxwell» del giornalista d’inchiesta Barry Levine.
Nel libro sono riportate alcune testimonianze di una donna, che ha preferito restare nell’anonimato con il nome di Jane Doe 4, vittima del miliardario pedofilo dall’età di 13 anni. Epstein «quando arrivò a casa sua, diede a Jane Doe 4 droga e alcol. Più tardi, quella stessa notte, venne stuprata da Epstein per la prima volta», «gli stupri continuarono per anni. Epstein fotografava la ragazza mentre era addormentata sotto l’effetto della droga e dell’alcol», «gli abusi andarono avanti per tanti anni, come si legge nella causa intentata da Jane insieme ad altre vittime, nel 2019. Epstein la portò a New York, per offrirla come “carne fresca” al suo circolo di amici» sono alcune di queste testimonianze.
Il sistema Epstein non è la prima rete pedofila in Inghilterra documentata e con coinvolgimento di alte sfere. Tredici anni fa emerse che la Bbc aveva censurato un’inchiesta sulla pedocriminalità che coinvolgeva un suo presentatore di punta, Jimmy Savile. Nelle stesse settimane fu denunciato che un ex ministro era coinvolto in reti pedocriminali. «C’era una rete di di pedofili al n. 10? Il deputato Tom Watson richiede un’indagine» titolò l’Independent un articolo pubblicato il 25 ottobre 2012.
«Una potente rete di pedofili potrebbe aver operato in Gran Bretagna protetta dai suoi collegamenti con il Parlamento e Downing Street, ha suggerito ieri un alto politico laburista – riportò l’articolo – Parlando alla Camera dei Comuni, Tom Watson, il vicepresidente del partito laburista, ha invitato la polizia metropolitana a riaprire un’inchiesta penale chiusa sulla pedofilia. Indicando la sua preoccupazione per l’insabbiamento dell’establishment, Watson ha fatto riferimento al caso di Peter Righton, condannato nel 1992 per importazione e possesso illegale di materiale pornografico omosessuale. Righton, ex consulente del National Children’s Bureau e docente presso il National Institute for Social Work di Londra, ha ammesso due accuse di importazione illegale e un’accusa di possesso di materiale osceno.
È stato multato di 900 sterline. Alle domande del primo ministro, Watson ha affermato che il file delle prove utilizzato per condannare Righton “se esiste ancora, contiene informazioni chiare su un diffuso giro di pedofili”. Ha detto a Commons in silenzio: “Uno dei suoi membri si vanta di un legame con un assistente anziano di un ex Primo Ministro, che afferma di poter contrabbandare immagini indecenti di bambini dall’estero».




