In apertura, Paolo De Chiara e Antonino Schilirò inquadrano la puntata come un tassello della seconda stagione del format, ricordando i temi già affrontati (tra cui testimoni di giustizia e referendum), annunciando il focus della serata: sistemi criminali e figure che ruotano attorno a quel mondo.
Epstein, non solo abusi: il profilo “geopolitico”
Epstein non viene raccontato solo come abusatore seriale, ma come figura inserita in un sistema complesso che include capi di Stato, grandi imprenditori, filantropi, servizi e apparati. Nella ricostruzione proposta, il punto centrale è l’uso e lo scambio di informazioni sensibili come leva di potere, anche finanziaria.
Nella puntata viene citata l’attenzione particolare che i “file” stanno producendo, con riferimenti a arresti e a un clima di forte scossone soprattutto in Gran Bretagna.
Il nodo Israele e i rapporti con Ehud Barak
Un passaggio della conversazione riguarda Israele e la figura di Ehud Barak. Biazzo parla di frequentazioni, numeri di incontri più alti rispetto a quanto dichiarato. Viene citata la questione di un’abitazione a Manhattan e dell’installazione di sistemi di sorveglianza collegati alla sicurezza della missione israeliana presso l’ONU.
Quando la conversazione entra nel possibile ricatto, De Chiara usa parole chiare: dietro questa storia potrebbe esserci una “trappola”, una tecnica nota e usata dai servizi. La risposta di Biazzo resta prudente su ciò che non è dimostrato. Resta l’idea che Epstein conoscesse segreti compromettenti non solo privati ma anche finanziari e politici. Arrivati a Trump, Biazzo collega la pubblicazione dei file anche al terreno del racconto pubblico: sostiene che la dinamica di rilascio, la censura e il caos informativo producono una miscela in cui convivono ricerca collettiva e disinformazione.
Nella seconda parte, con le domande di Schilirò, Biazzo introduce il suo libro e ricostruisce come la famiglia Trump entri in contatto con la mafia italoamericana partendo dal padre, Fred Trump, e dall’edilizia convenzionata nei quartieri di New York. Nella ricostruzione l’idea è che in quegli anni la criminalità organizzata controllasse snodi fondamentali dell’economia urbana (sindacati, manodopera, materiali). Da qui il racconto di scelte “di convivenza” per ridurre pressioni e ricatti, fino ai rapporti con figure associate a famiglie note. Si arriva poi a Manhattan e alla Trump Tower, al “cartello del cemento” e infine ad Atlantic City: terreni, casinò, intermediari, e il riciclaggio.
Biazzo richiama un parallelo con l’Italia e con la parabola di Silvio Berlusconi, citando origini finanziarie discusse e uno scandalo a sfondo sessuale come elemento di “pattern” ricorrente.
La puntata si chiude con una promessa di ritorno dell’ospite e con l’annuncio del prossimo confronto sul referendum.
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