Ascolto. Parola rimossa, troppo spesso accantonata e non praticata. Ascolto, delle vittime, di chi sopravvive ad un abuso. Ascolto dell’umanità ferita e lacerata. In queste settimane anche nel BelPaese che fu pagine e pagine si stanno dedicando alla rete di Epstein, alla pubblicazione di milioni di file del miliardario pedofilo statunitense. Fiumi di parole con retroscena, analisi politiche, ognuno sta pescando quel che vuole.
Ma nella quasi totalità l’abuso, sistemico, e la voce delle vittime viene rimosso. Alcune si sono esposte, si sono espresse. Ma ben pochi se ne sono accorti. L’ascolto delle vittime, il grido di giustizia da loro elevato porta ad un tema che dovrebbe essere fondamentale quando ci si accosta al tema degli abusi: la prescrizione dei reati. Mannaia processuale che si pone come macigno sulla strada della giustizia. Accade anche in Italia. Tante vite, vicende, storie, denunce, vengono occultate, nascoste, insabbiate anche per decenni fino a quando la giustizia non può più fare il suo corso.
L’ascolto delle vittime della rete di Epstein ha portato negli Stati Uniti alla presentazione di una proposta di legge, intitolata alla memoria di Virginia Giuffré.
In Italia, invece, l’ascolto delle vittime dei sopravvissuti, il riconoscimento della loro umanità, la presenza della loro voce, è considerata quasi sempre tabù. Quell’Italia che è il Paese in cui è presente Rete L’Abuso, l’unica associazione in Europa di sopravvissuti agli abusi sessuali. Del clero.
Sulla tematica della pedofilia nella Chiesa tanto, mai abbastanza comunque, si è detto in questi anni. Ma l’unica voce dei sopravvissuti, diretta, lineare, cercano in tanti di farla mancare, di non darle spazio. Rete L’Abuso, partendo da quella realtà che viene considerata virtuosa che è la diocesi di Bolzano, ha realizzato un viaggio. Tour nelle diocesi italiane, negli sportelli diocesani per gli abusi, in cui l’associazione di sopravvissuti ha accompagnato sopravvissuti, in cui l’unica voce e gli unici protagonisti sono i sopravvissuti agli abusi.
Ieri mattina in una conferenza stampa Rete L’Abuso ha presentato i risultati di questo viaggio, relatori Francesco Zanardi (fondatore e presidente di Rete L’Abuso), l’avvocato Mario Caligiuri (Responsabile dell’osservatorio permanente della Rete L’ABUSO) e Christian (Sopravvissuto della diocesi di Bolzano).
«Un viaggio per le diocesi italiane durato quasi due anni nel quale la Rete L’ABUSO, attraverso i sopravvissuti è riuscita ad entrare dentro gli sportelli, documentando quanto accade – si legge nella presentazione – In alcuni casi lo abbiamo fatto anonimamente mentre in altri ci siamo presentati come Associazione, insieme al sopravvissuto, per capire quale fosse il differente approccio».
«Le diocesi insabbiano, la denuncia della Rete contro gli abusi» ha titolato l’Ansa, «Il rapporto dell’associazione: Preti non sanzionati, poca trasparenza, nessun aiuto» si legge nel sottotitolo dell’agenzia stampa. «Quello che abbiamo rilevato è omogeneo, si riscontrano preti non sanzionati, difficoltà di accesso agli atti, sacerdoti che restano ancora anonimi, praticamente di spostamento da una diocesi all’altra» sono le dichiarazioni di Francesco Zanardi riportate dall’Ansa.
«Quale era l’aspettativa delle vittime? Quella del manifesto di papa Francesco: tolleranza zero, prevenzione e controllo. Ma non è così» ha sottolineato il presidente di Rete L’Abuso, dichiarazioni riportate sempre dall’Ansa, che ha fortemente criticato la gestione degli sportelli diocesani.





