Mentre si fa chiacchiericcio su immigrati e su altro, passando davanti ad una pompa di benzina ho visto che il prezzo del diesel è a 2,5 euro. Mi sembra un prezzo pazzesco e, come diceva la nostra presidentessa del consiglio alcuni anni fa, l’aumento dei carburanti porta ad un aumento generalizzato dei prezzi.
Proprio partendo da questo dato mi vengono da fare alcune considerazioni.
Fino agli inizi degli anni 90 del secolo scorso, le fonti energetiche erano di proprietà pubblica come i trasporti, le banche, le infrastrutture, l’acqua, la salute, la scuola, ecc.
In sostanza c’erano dei beni comuni, indispensabili alla vita di tutti che erano di proprietà pubblica e venivano tutelati da un’ottica di mercato e di profitto. Il capitale, a partire dagli anni 80, con la famosa decisione di non permettere alla Banca d’Italia di riassorbire i Bot invenduti ad un tasso calmierato, favorì l’aumento del debito pubblico che dal 60% arrivò al 120% nel 1990. Con questa scusa si disse che era necessario mettere sul mercato i beni comuni di proprietà dello Stato, cioè di tutti noi, per abbattere il debito pubblico. Furono svenduti i gioielli pubblici ad alcuni capitalisti ma il debito pubblico è rimasto sempre lì.
Ora, sempre per decisioni politiche, siamo costretti a essere trascinati in guerre, nel riarmo, nell’acquistare fonti energetiche a prezzi sempre più alti ed in sostanza a trasferire sempre più gran parte delle nostre ricchezze a capitalisti che lucrano sull’energia, sulle armi ed altro.
Penso che sia il momento di scelte radicali mentre continuano sempre più a soffocarci per soddisfare le esigenze di chi deve arricchirsi. I beni comuni devono essere sottratti ad un’ottica di mercato e di profitto e vanno tutelati. Si stanno innescando, proprio tramite i costi dell’energia, circoli viziosi che rischiano di rovinarci tutti.
C’è bisogno di una sana e pacifica ribellione contro questi massacratori che cercano di creare distrazione di massa per evitare che il popolo si accorga che il re è nudo e ci vuole trascinare nel disastro della guerra pur di difendere i privilegi di pochi.



