La memoria delle stragi, il coraggio dell’antimafia, la crisi della politica e la forza della partecipazione collettiva. Sono questi i temi al centro dell‘intervento di Roberto Scarpinato, già magistrato impegnato nella lotta a Cosa nostra e oggi senatore della Repubblica.
Un intervento che attraversa alcuni dei momenti più drammatici della storia italiana, recuperando il significato della stagione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, della ribellione civile alle mafie e della nascita di una coscienza collettiva capace di rompere il muro dell’indifferenza.
Il ragionamento di Scarpinato parte dalla Sicilia degli anni Ottanta, quando la paura e la sfiducia nelle istituzioni avevano allontanato i cittadini persino dai funerali degli uomini dello Stato assassinati dalla mafia. Poi il cambiamento: il pool antimafia, il maxiprocesso, la credibilità riconquistata attraverso l’azione di magistrati che avevano dimostrato che Cosa nostra poteva essere combattuta.
Il racconto si concentra sulle stragi del 1992 e del 1993, sulla reazione dei palermitani e sulla consapevolezza che la lotta alla mafia non poteva essere affidata soltanto alla magistratura e alle forze dell’ordine.
Da quella memoria nasce una riflessione che riguarda direttamente il presente: l’astensionismo, il voto di scambio, la corruzione, la povertà utilizzata come strumento di controllo sociale e l’incapacità della politica di emancipare i cittadini dal bisogno.
Scarpinato allarga infine lo sguardo alla Palestina e a Gaza, richiamando le condizioni di sfruttamento e marginalità presenti anche nelle periferie italiane. Il suo è un invito a riconoscere un filo comune tra le battaglie contro le ingiustizie e a riscoprire il valore dell’azione collettiva.



