Da trent’anni si cerca di capire chi ci sia dietro le stragi politico-mafiose del biennio stragista 1992-1993. Esecutori e capi mafiosi sono stati condannati. Al centro di questa ultima archiviazione c’è il cosiddetto “dossier Mafia&Appalti“, il dossier formulato dal ROS dei Carabinieri a guida Mario Mori.
Al centro di polemiche fin dall’inizio, da quando era stato depositato le prime volte omissato di quelli che sarebbero dovuti essere punti essenziali per portare avanti le indagini. Comunque, a metà degli anni ’90, le indagini ci sono state e hanno portato all’arresto di un centinaio di persone tra mafiosi, politici e imprenditori.
La polemica che c’è sempre stata è: possibile che questo dossier sia la causa di accelerazione della strage di via d’Amelio?
Era dicembre 2025 quando il Procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, in commissione antimafia ha detto “Riteniamo che vi siano molteplici e concreti indizi per affermare che la gestione del filone mafia e appalti” della procura di Giammanco “sia una delle concause” dell’uccisione non solo di Paolo Borsellino ma anche di Giovanni Falcone. Pensiero, questo, uguale a quello di Mario Mori e Giuseppe De Donno.
Al centro della questione pure la riunione del 14 luglio dove per alcuni Paolo Borsellino fu informato sulla richiesta di archiviazione relativa ad una parte delle indagini sul dossier, per altri no. Ad esempio per Luigi Patronaggio, all’epoca giovani magistrato a Palermo, sempre in commissione antimafia nel 2023 ha detto:
“Come primo punto vi era Mafia&Appalti, come secondo punto ricerca latitanti, come terzo punto estorsioni. Quando si diede la parola all’istruttore per riferire su Mafia&Appalti (ai tempi era Guido Lo Forte), Borsellino fece qualche domanda da cui si intuiva che lui voleva sapere qualcosa in più. Borsellino, che sicuramente era stato compulsato dai carabinieri, fece delle domande da cui si intuiva questa aspettativa dei carabinieri, un’aspettativa che in qualche modo non si era realizzata… Lo Forte, si soffermò soprattutto sugli aspetti tecnici, sulla inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche e sulle scadenze termini, insomma su questioni tecniche. Per cui confermo in pieno quello che ho detto al Csm”,
quindi da ciò si evince che Paolo Borsellino sapeva della richiesta di archiviazione parziale del giorno prima a firma Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato. Come già detto, però, quel filone fu riaperto successivamente, grazie all’arrivo di nuovi atti e collaboratori di giustizia, e portò a degli arresti.
Sotto giuramento, in udienza in altro processo a Caltanissetta, ne parlò pure lo stesso Guido Lo Forte 5 anni fa:
“Si parlò anche della necessità di procedere all’archiviazione in relazione a varie posizioni residuali che erano rimaste prive di supporto probatorio, quindi, tutto il Pool Antimafia era già informato in quel periodo dello stato degli atti, ivi incluso il dottor Paolo Borsellino, e tutto ciò venne condiviso all’unanimità senza alcun rilievo. Questo lo dico perché, siccome ho letto dei giornali in cui si afferma una circostanza assolutamente falsa secondo cui, io in una riunione in Procura del 14 luglio 1992 avrei taciuto o addirittura nascosto al dottore Paolo Borsellino il fatto di avere poco prima, insieme al collega Scarpinato, firmato una richiesta di archiviazione. Punto primo, non si trattava di una richiesta di archiviazione dell’inchiesta Mafia&Appalti, ma soltanto di una tranche residuale priva di contenuti probatori della stessa inchiesta, la parte più importante dell’inchiesta era vivissima, non fu mai archiviata… Quindi, la circostanza è assolutamente falsa e non ne comprendo l’origine e la fonte, per semplice ragione, che il Dottor Paolo Borsellino era informato di questa prospettiva, quindi, della inevitabile archiviazione di tutta una serie di posizioni restate del tutto prive di contenuto probatorio, secondo perché io stesso ne parlai in occasione della riunione (quella del 14 luglio 1992 a punto) non rifuggendo dall’essere analitico e anche abbastanza prolisso”
Tornando ad oggi il procuratore di Caltanissetta nelle diverse audizioni in commissione antimafia dove, tra l’altro, a nessun componente è stata data la possibilità di fare domande e ancora si aspetta l’audizione dove si possono fare, ha tacciato la pista nera come “zero tagliato” e nulle le altre indagini e processi.
Nelle più di 600 pagine dell’attuale archiviazione il GIP attacca duramente Roberto Scarpinato e Guido Lo Forte scrivendo che:
“Borsellino, né prima, né nel corso della riunione del 14 luglio 1992 fu (volutamente) informato del fatto che il giorno precedente era stata firmata la richiesta di archiviazione nel procedimento mafia e appalti”,
e che ci sia stata una “gestione scellerata” da parte degli stessi magistrati.
Viene criticato fortemente Roberto Scarpinato anche per le telefonate con Natoli, archiviato lo stesso giorno, solo perché gli ha detto di riferire cose importanti e vere, alle quali Natoli ha partecipato in prima persona, in commissione antimafia. Cosa che poi nemmeno avvenne.
Su Lo Forte ha scritto:
“Non vi è dubbio che il dott. Lo Forte ha mentito”
Oltre a questi attacchi, e la risposta all’audizione di Caselli del 2025, scrive:
“Gli elementi acquisiti non consentono l’iscrizione di alcun soggetto e di conseguenza non consentono di formulare alcuna ragionevole previsione di condanna”
e che il giudice
“ritiene che debbano essere condivise, sia pure parzialmente, le considerazioni svolte dal Pubblico Ministero nella richiesta di archiviazione”.
Quindi anche per De Luca l’unica motivazione valida, come concausa nell’accelerazione della strage di via d’Amelio, resta Mafia&Appalti e non altro ma, allo stesso tempo, non ci sono elementi per andare a processo.
Inoltre il GIP evidenzia che
“l’analisi svolta, pur evidenziando il clima ostile ed emarginante nel quale si trovarono ad operare i giudici Falcone e Borsellino all’interno della Procura di Palermo nel biennio 1990-1992 e pur mettendo in luce la distanza siderale esistente tra la loro capacità professionale e quella di tanti altri magistrati a loro coevi, che si trovarono ad operare in relazione ai procedimenti che toccavano uno degli argomenti di maggior interesse per i Falcone e Borsellino (il rapporto tra cosa nostra e il sistema degli appalti pubblici), non ha consentito di individuare alcun elemento probatorio, autonomamente persuasivo, che possa portare all’identificazione di specifici soggetti tra i magistrati o tra gli esponenti del mondo politico-imprenditoriale legati a costoro da poter iscrivere quali concorrenti morali (e ancor più materiali) in relazione alle due stragi”.
Quindi attacca ma senza prove.
Ad aspettarci, però, in base a come hanno scritto i magistrati in fase di richiesta di archiviazione e di come ha scritto il GIP, saranno altre indagini, infatti:
“È quasi superfluo ribadire che la presente richiesta di archiviazione non costituisce la fine delle indagini sulle stragi del 1992, in relazione alle quali tutti i filoni rimangono aperti con indagini in corso. Del resto, è proprio l’insegnamento di Falcone che sottolinea l’importanza strategica della archiviazione e della successiva riapertura delle indagini, soprattutto in materia di criminalità organizzata (ed ancora di più, ritiene la Procura, in relazione alle stragi), nell’ambito della quale è molto probabile il sopraggiungere di nuovi elementi o spunti di indagine”.
Per finire viene specificato di come
“appare altamente plausibile che il dott. Paolo BORSELLINO con il suo intervento a Casa Professa abbia allarmato una pluralità di soggetti circa il contenuto della testimonianza che avrebbe reso all’autorità giudiziaria di Caltanissetta. In tal senso non può non tenersi conto che, come emerso dalle indagini svolte, l’indagine mafia appalti sia stata il crocevia di una serie di interessi mafiosi, politici, imprenditoriali e, presumibilmente, massonici (anche per quest’ultimo filone sono in corso accertamenti), accomunati dalla volontà di impedire al dott. BORSELLINO di rivelare quanto a sua conoscenza in proposito. Appare, dunque, questa sì, una concausa della strage di via D’Amelio di elevata credibilità razionale.”
Nel suo intervento a Casa Professa Paolo Borsellino ha detto di non poter dire determinate cose pubblicamente sulla morte del suo fraterno amico Giovanni Falcone e che le stesse le avrebbe dovute prima riferire all’autorità giudiziaria di Caltanissetta, cosa che non avvenne visto che fu convocato per lunedì 20 luglio.
Quindi, nello stesso provvedimento, con queste parole Mafia&Appalti adesso vale poco, l’agenda rossa non esiste più, la Trattativa pur essendo stata confermata è solamente fumo.
- Ma allora l’accelerazione della strage di via d’Amelio fu voluta solamente dai mafiosi?
- E il ruolo di Giuseppe Graviano?
- E l’agenda rossa?
- E la Trattativa, che pur con le assoluzioni fu confermata l’esistenza?
- Visto che la pista nera vale “zero tagliato” perché c’è una richiesta di rinvio a giudizio per Domenico Romeo e Stefano Menicacci, come ricostruito dall’avvocato Luigi Li Gotti, firmata proprio dal procuratore De Luca?
- E la Colosimo lo sa?
- La commissione antimafia è stata informata?
Sono queste e molte altre le domande che vorremmo porre al Procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, e alla presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo. Il fatto è, risponderanno mai?
Nel frattempo aspettiamo pure la relazione della commissione che, a detta della Presidente, dovrebbe arrivare entro Natale.



