Negli ultimi decenni più volte chi governa ha cambiato la legge elettorale. Le motivazioni ufficiali sono sempre le stesse: rendere protagonisti gli elettori e dare stabilità all’esecutivo.
In realtà non è così. La classe politica, non solo in Italia ma ovunque nel mondo, non considera gli elettori cittadini pensanti e razionali, anzi fa di tutto perché non lo siano.
Essi vengono visti come una collettività eterogenea, incapace di ragionare in quanto priva di senso critico, credulona, ignorante, emotivamente impressionabile.
Un elettore di tal fatta va lusingato con promesse mirabolanti, e va convinto con slogan demagogici e ripetitivi.
Agli elettori, sempre più trattati come sudditi e non come cittadini, vanno nascoste le verità e le notizie scomode, affinché non abbiano la conoscenza del mondo reale.
Si assiste ad un processo che annulla di fatto la personalità cosciente per realizzare il netto predominio di quella inconscia, con le tante paure e frustrazioni non risolte.
Un consenso elettorale, che nasce in tale contesto antropologico e culturale, di fatto non è libero e consapevole.
Se, come diceva Giorgio Gaber, la libertà è partecipazione, chi non partecipa in maniera autonoma e cosciente alla storia del proprio Paese è solo una pedina della grande giostra del potere manovrata da chi comanda.
La democrazia, pertanto, è solo un grande inganno.



