Claudio Lotito non sapeva che esistesse il Molise. I dirigenti molisani, invece, sapevano benissimo chi fosse Lotito. E lo hanno fatto eleggere.
«Catapultato in Molise, quindi non sapevo neanche che esistesse il Molise, vi dico la verità».
Una frase pronunciata da un parlamentare che rappresenta questa regione. Non una rivelazione. Lotito aveva già ammesso nel 2022 di non conoscere il Molise. Lo aveva detto durante la campagna elettorale.
È il 29 agosto 2022 e La Stampa scrive: “È vero io non conosco questo territorio, anche se conosco l’Abruzzo perché mio nonno era di Amatrice (si trova nel Lazio, nda). Ma mi sono documentato […]. Ma mi prendo un impegno con la popolazione molisana, perché questa regione ha bisogno di rappresentanti che ne sposino la causa, è una regione ignorata che non ha voce”.
Ed è arrivato lui, il trombone “dormiente”, visti i suoi frequenti pisolini nelle aule parlamentari. Ecco, Lotito è perfetto per prendere il posto del pastore dormiente nel presepe napoletano (possibilmente senza la maglia della Lazio).
“Sarò il gladiatore di questo popolo dimenticato. Io non sapevo nemmeno dove fosse questa regione, non ho interessi economici qui, ma ora ho sposato la causa: all’attaccooo!”, il Foglio, 22 settembre 2022.
“Non sapevo neanche dov’era, ma poi l’ho battuto tutto, in lungo e in largo”, La Repubblica, 26 settembre 2022.
“Da agosto a oggi solo due giorni di ferie, l’altr’anno ero a Cortina, m’han richiamato, avevo la campagna elettorale in Molise, manco sapevo dove fosse, ci sono rimasto un mese e mezzo. Secondo più alto d’Italia, alle elezioni”, Corriere dello Sport, luglio 2023.
Qualche mese dopo (22 settembre 2022) la valanga dei mollisani: 55.656 voti, pari al 42,92%. Lotito conquista Palazzo Madama, per “salvare” (come dice lui) il Molise (già distrutto da quelli peggio di lui).
Roma sceglie, i dirigenti molisani eseguono
La candidatura di Lotito è nata a Roma, nella mente diabolica (per non dire altro) del condannato Silvio Berlusconi (in affari con Cosa nostra), a cui oggi hanno anche dedicato l’aeroporto di Malpensa. Ideona sostenuta dai partiti di quella coalizione: Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati. L’allora sGovernatore, Donato Toma, disse pubblicamente:
«Sono di Forza Italia e farò votare chiunque sia stato proposto dalla segreteria nazionale del partito, anche se non conosce il Molise, perché è vero che non lo conosce».
Aldo Patriciello, allora europarlamentare di Forza Italia e oggi della Lega (una volta un tizio disse: “cambiano partiti come fossero spazzolini da denti”), sostenne la scelta. Per l’imprenditore della sanità privata e statista europeo (immaginate a che livello ci siamo ridotti) la molisanità (che fa rima proprio con sanità) è «un falso problema». Filoteo Di Sandro, (che ieri abbiamo provato a contattare senza fortuna), allora coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, criticò le candidature esterne. Nel marzo 2023 arrivò anche la promozione, sempre da parte del condannato, Silvio Berlusconi: il presidente della Lazio ottenne il coordinamento regionale di Forza Italia in Molise.
Il caso Vincenzo Niro: la condanna definitiva, la riabilitazione e le cariche pubbliche
Dopo anni di silenzi, dopo una frase ripetuta e già detta in altre mille occasioni, sono arrivate le poche e inutili reazioni.
Roberto Gravina, con il consueto post su Facebook (vizio diffuso tra gli eletti), ex sindaco di Campobasso e attuale consigliere regionale del M5S, ha illustrato il suo punto di vista: “Il senatore che si è fatto eleggere dai molisani ammette di non sapere nemmeno che il Molise esistesse. Intanto girava i nostri paesi tra una partita a biliardino e una stretta di mano, promettendo il tanto sbandierato Decreto Molise per risanare la sanità regionale. Un decreto mai arrivato, perché non si mantiene un impegno verso una terra che si è scoperta solo il giorno della candidatura”.
Ma questi mollisani dormon o son desti?
Domenico Esposito, capogruppo di Forza Italia al Comune di Campobasso, usa il termine “sgradevoli”. Ma cosa? Le dichiarazioni, sostenute quattro anni fa o la scelta del Capo supremo e indiscusso del suo partito (fondato da Marcello Dell’Utri)? Ecco la vera perla – riportata dal Quotidiano del Molise – del coordinatore cittadino del partito fondato da due soggetti molto vicini a Cosa nostra: “Noi molisani conosciamo invece il resto dell’Italia, sappiamo benissimo da dove viene il senatore Lotito, lo abbiamo scelto e votato, abbiamo confidato nella sua attività presso il Parlamento nell’interesse di questa terra”.
Non contento del suo ragionamento di alto livello, quest’altro statista continua: “Forse siamo un popolo un po’ sconosciuto, ma il danno peggiore è che talvolta siamo un po’ troppo ingenui e dovremmo invece riappropriarci in maniera chiara della nostra identità sannita e difendere contro tutti e tutto l’interesse precipuo del Molise e di molisani”.
Nemmeno Cetto avrebbe fatto questo figurone.
La tardiva e inutile indignazione di questi giorni pone anche un’altra questione. Molto più delicata. In Molise qualcuno protesta per le parole di Lotito. Ma questa mobilitazione politica non l’abbiamo registrata in merito alla lunga presenza nelle istituzioni regionali di Vincenzo Niro, nonostante una condanna definitiva per una vicenda di armi introdotte nel carcere di Campobasso.
Negli anni Ottanta, Vincenzo Niro, all’epoca agente di custodia, venne condannato dal Tribunale di Campobasso a tre anni e sette mesi di reclusione, oltre a una multa, nell’ambito del processo sull’introduzione illegale di armi nella casa circondariale. Nelle motivazioni della sentenza si ricostruivano anche il pagamento di somme di denaro per l’introduzione di una pistola e le minacce rivolte a un collega che aveva appreso elementi dell’operazione.
I giudici parlarono della gravità di aver rifornito di armi persone detenute. Nel gennaio 1984 la Corte d’appello di Campobasso assolse Niro da alcune imputazioni relative alla detenzione delle armi, confermando la responsabilità per gli altri reati e riducendo la pena a due anni di reclusione e 950.000 lire di multa. Il 15 gennaio 1985 la condanna divenne definitiva. Il 16 novembre 1989 arrivò la riabilitazione, concessa dalla Corte d’appello di Campobasso.
Ma la riabilitazione non modifica retroattivamente ciò che è accaduto, né trasforma una condanna definitiva in un’assoluzione.
Vincenzo Niro non è una figura marginale della politica regionale. Eletto per la prima volta in Consiglio regionale nel 2001, ha attraversato numerose legislature, ricoperto incarichi di assessore ed è stato anche presidente del Consiglio regionale del Molise. Rieletto nel 2023 con i Popolari per l’Italia, è stato nominato dal presidente Francesco Roberti, nel novembre dello stesso anno, sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale.
Per una frase di Lotito – ingenua come i mollisani – qualcuno riscopre l’orgoglio sannita (seppellito con i Sanniti). Per una condanna definitiva (riguardante reati gravissimi) si continua a registrare il silenzio.
L’“orgoglio molisano” a giorni alterni. O solo per un giorno.
È facile da contestare il paracadutato romano, che per noi resta politicamente inutile. È il difetto della classe dirigente molisana che ha dimostrato, negli anni il suo fallimento, sia a livello locale che nazionale. Molto difficile è discutere dei criteri con cui vengono scelti e confermati i protagonisti della politica locale.
Claudio Lotito non si è candidato da solo. È stato scelto, sostenuto ed eletto dai cittadini.
Vincenzo Niro – che è libero di candidarsi – è stato votato, eletto, rivotato, rieletto come un monarca e nominato per importanti incarichi istituzionali.
I mollisani avevano bisogno delle parole di Lotito per conoscere il sistema utilizzato per scegliere la classe dirigente?
I mollisani che scelgono i peggiori hanno ancora una dignità?



