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Lilith, hanno cercato di oscurarla ma la sua ribellione risplende nei millenni

by Alessio Di Florio
3 Febbraio 2022
in Approfondimenti
Reading Time: 9 mins read
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Siamo ormai prossimi ai giorni della festa considerata celebrazione del romanticismo, tra meno di un mese sarà quella che viene definita la «Festa della Donna». Il 2022, intanto, è iniziato esattamente come si è svolto ogni anno precedente: le cronache pressoché ogni giorno ci riportano notizie di stupri, violenze, molestie e femminicidi. Si «celebra» la donna, si «celebra» l’amore (maschile), si «festeggiano» le donne.

E tra una frase ad effetto e una celebrazione, tra un fiume di retorica e un mare di frasi fatte e strafatte non si giunge mai al cuore della questione. Mentre, troppo spesso, si parla di donne ma al centro restano gli uomini.

Nelle scorse settimane abbiamo descritto, denunciato e documentato quella che abbiamo definito, ed è a tutti gli effetti, «una società patriarcale vigliacca, imbevuta di cultura dello stupro e colpevolizzazione delle vittime».

Una società in cui le donne vittime dei più squallidi, vigliacchi, meschini, perversi, depravati carnefici sono confinate, da ben precisi copioni sociali, tre ruoli: morte, colpevoli di esistere o inermi piangenti alla mercé dello scandalismo mediatico e destinate ad essere «protette» da uomini in una società di uomini. Come questo copione si integri con le celebrazioni e feste ricordate si spiega solo e soltanto con la «società patriarcale» che abbiamo descritto, argomentato e denunciato. Che non consente alle donne di autodeterminarsi, ribellarsi, essere se stesse.

Capaci di vivere e continuare a vivere, a sopravvivere, ad una molestia, ad un abuso, ad uno stupro. I grandi mass media, e troppi vergognosi e vigliacchi commenti degli opinionisti à la carta, tante volte hanno visto il solito canovaccio criminogeno e contro le donne: ogni gesto, ogni attimo di vita, ogni giorno di «vita normale» considerata colpa per la vittima e giustificazione e assolvimento dei carnefici.

Questo copione, questi piedistalli di privilegio, questa cultura dello stupro, questa società nata e cresciuta contro le donne, oppressiva e patriarcale, vanno rotti, frantumati, abbattuti. Se non si sradica la pianta origine di ogni male è solo giardinaggio sociale ogni retorica e celebrazione.

Nella storia ci sono state femministe che si sono ribellate, che hanno dedicato la vita ad infrangere la cupola di vetro del maschilismo. E ogni giorno ci sono donne che denunciano, costruiscono alleanze e reti, che hanno il coraggio di chiamare l’oppressione col proprio nome, che non si arrendono a copioni e subordinazione ai privilegi maschili. Ci sono alcune poco conosciute, altre ancora meno, altre il cui nome è pronunciato solo in rarissimi casi.

E c’è chi viene completamente negata. A partire dalla prima della storia, sarà leggenda, ma è una lezione, una sfida, una ribellione che risuona nei millenni. Ci riferiamo alla prima donna, alla prima che si ribellò fino ad uscire dal biblico «paradiso terrestre»: Lilith. Quasi sicuramente la stragrande maggioranza, se non la quasi totalità, dei nostri lettori sarà convinto che la prima donna nella Bibbia sia stata Eva e mai avrà neanche sentito il nome di Lilith. Con questo articolo cerchiamo di pronunciare il suo nome, far risuonare la sua ribellione, per tutte le volte che non è accaduto.

E lo facciamo affidandoci alla tastiera di una nostra compagna di viaggio, di una ragazza che la ribellione e il rifiuto di ogni perpetrare patriarcale violento e maschio centrico porta avanti ogni giorno: Ilaria Di Roberto, artista, attivista femminista radicale, autrice del libro «Tutto ciò che sono» edito da Europa Edizioni.

Come abbiamo documentato e denunciato l’anno scorso in vari articoli, e nei recenti articoli contro la «cultura dello stupro» e la «colpevolizzazione delle vittime» in questa «società patriarcale vigliacca», Ilaria negli ultimi anni è stata ripetutamente colpita da  vere persecuzioni e tentativi di colpevolizzazione per quanto subito e per aver sempre denunciato e combattuto contro i carnefici e il patriarcato.

Considerata colpevole, sul web e nella sua comunità, di essere stata vittima di molestie e revenge porn e di essersi ribellata ad ogni crimine e copione patriarcale, di essere scrittrice, attivista, artista, femminista radicale.

A pochi passi da dove viene ricordato un personaggio storico che ebbe un ruolo importante nell’aviazione non si vola e si scava sempre più in basso.

Si scava nell’abisso del patriarcato, della vigliaccheria di questa società contro le donne e da sempre maschiocentrica. Ilaria viene perseguitata, «colpevolizzata», attaccata perchè ha sempre denunciato, perché non si è mai arresa, mai ha accettato il ruolo in cui il maschilismo egemone criminale pretende di confinare le donne.

Perché è sopravvissuta ai crimini subiti, è viva e continua ad essere ribelle ed attivista, ad autodeterminare la sua vita, a splendere (parafrasando Pasolini) quando vorrebbero continuare ad imporle di non farlo, ad essere esempio e sorella di tante altre donne vittime e sopravvissute. Donne prima di tutto, persone con diritti, vita, mente e cuore. La ribellione di Lilith risplende nei millenni, Ilaria e tante altre donne non si arrendono e si ribellano – come fece Lilith – ad un mondo che vuole imporre i privilegi della classe dell’oppressore carnefice.

Quanto accaduto il 17 gennaio, da noi documentato e denunciato negli articoli citati all’inizio, si è ripetuto nella giornata di ieri. Come documenta la foto che pubblichiamo qui accanto, pubblicata da Ilaria Di Roberto in un post facebook. 

Torniamo ad esprimerle tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno. E la disponibilità a continuare a disertare certi copioni e ruoli, a schierarci con chi denuncia e lotta, contro chi non china la testa, chi rivendica sacrosantamente il suo diritto alla vita e all’auto affermazione di se stessa. Ad una ragazza che viene insultata, perseguitata, offesa, isolata, dileggiata per aver denunciato, perché è se stessa e non quello che l’ipocrita, bigotto, vigliacco, maschilista pensiero di paese vorrebbe imporre. La gravità della realtà che quotidianamente subisce è dimostrata anche da circostanze come quella che la vede costretta a girare per il suo paese con strumenti di difesa come lo spray al peperoncino.

In un paese di provincia di poco più di 10 mila abitanti. Come non ha avuto la necessità di fare neanche in grandi città in cui le è capitato di recarsi anche quando era ancora minorenne.  

LILITH, LA PRIMA FEMMINISTA RADICALE DELLA STORIA

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«Ella disse “Non starò sotto di te” ed egli rispose “E io non giacerò sotto di te, ma solo sopra. Per te è adatto stare solamente sotto, mentre io sono fatto per stare sopra”. E lei: “Siamo pari l’una dell’altro poiché entrambi siamo stati creati dalla terra”».

Per secoli le religioni patriarcali e santa madre chiesa hanno perpetuato la convinzione che la prima donna sulla terra portasse il nome di Eva, compagna fedele di Adamo – frutto della sua costola – condannata a partorire con dolore solo per aver rinnegato Dio mangiando una mela, nonché simbolo di assoluta conoscenza. Non tutti però conoscono la storia di Lilith, la quale – oltre ad essere la prima donna effettiva a mettere piede nel giardino dell’Eden – oggi è considerata da molte donne un’icona femminista per aver rifiutato di sottomettersi ad un uomo, travalicando ogni possibile asimmetria o disparità di genere.

Identificata sin dall’alba dei tempi come un demone notturno dalla bellezza sovraumana, mangiatrice di bambini ed espressione massima di emancipazione femminile, Lilith è a tutti gli effetti la scintilla che nessuno fu in grado di spegnere. La sua figura è presente nelle antiche religioni mesopotamiche e in quella ebraica. Trattasi della prima donna pronta con coraggio a ribaltare il paradigma fallocentrico della sopraffazione, per la sua storia, per le battaglie intraprese nella Genesi e nella Bibbia, oggi è considerata da molte donne l’emblema del femminismo radicale. A dispetto di ciò, è raro che si parli di lei. Che si tratti di ragioni legate alla religione cristiana – la quale frana ogni possibile tentativo di ribellione ad una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale – o di una questione culturale introiettata a dovere che ci addestra da millenni ad identificare come “cattivo” o “sbagliato” chiunque abbia il coraggio di rovesciare gli schemi, non lo sappiamo, ma è importante riconoscere che la figura di Lilith esista dal lontano 2400 a.C. quando per la prima volta apparse sulla lista dei demoni sumerici e in cui venne sapientemente descritta come un mostro notturno capace di sedurre gli uomini nel sonno. Venne in un secondo momento citata nella Bibbia, più precisamente in Isaia 34,14 dove paradossalmente fu identificata come una civetta, un gufo e una strega notturna puntualmente associata alle tenebre. Nel testo ebraico de “L’ Alfabeto di ben Siracide” abbiamo una visione più dettagliata della sua figura, in particolar modo all’interno di uno stralcio risalente all’Alto Medioevo in cui viene descritta come un individuo adulto di sesso femminile plasmato dalla terra, nonché prima moglie di Adamo, precedente ad Eva e creata da Dio esattamente come l’uomo.

Di lei si racconta che litigasse spesso con Adamo. La ragione? Suppongo la stessa per la quale noi femministe lottiamo da anni: il rifiuto di una condizione di subalternità. Lilith non aveva intenzione di sottomettersi e si ribellò di buona lena all’egemonia del suo oppressore. Ribellione a seguito della quale sarebbe scappata dall’Eden e rifugiata tra i demoni del deserto, nonostante gli angeli mandati da Dio l’avessero invogliata a tornare nel Paradiso Terrestre, dove sarebbe stata condannata a trascorrere il resto dei suoi giorni alla mercé del primo patriarca.

Alcune leggende raccontano la natura infanticida di Lilith poiché – essendo stata privata da Dio dei propri figli a causa della sua disobbedienza – avrebbe scagliato il suo dolore e la sua rabbia contro le donne incinte e i neonati. A nessuna ricorda, anche solo vagamente, la prassi giuridica italiana per ciò che concerne le madri che denunciano i mariti violenti?

Sì, oggi Lilith è a tutti gli effetti la prima donna femminista radicale, la quale, stanca di essere considerata un oggetto creato su misura per l’uomo, fu anche la prima a dire di no, opponendosi di buon grado al predominio maschile. Che spesso venga rappresentata con i peli è tutt’altro che una mera casualità, specie se si pensa al fatto che il femminismo si batta ogni giorno per l’abbattimento degli stereotipi di genere e per la normalizzazione dei peli nelle donne.

Lilith è una minaccia solo agli occhi di chi ha dei conti in sospeso con la propria coscienza: una donna demoniaca, straordinariamente potente e di una carica erotica disarmante, difficile da abbattere.

Ovviamente si tratta solo una leggenda e ognuno è libero di crederci o meno, tuttavia di una cosa ho l’assoluta certezza: Lilith è stata e resterà sempre la voce di tutte le donne che hanno il coraggio di recidere le proprie catene e…volare!

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Vicedirettore WordNews.it - È nato ad Atessa (Chieti), nel 1984. Attivista e volontario di varie associazioni e movimenti culturali, ambientalisti, pacifisti e di lotta alle mafie. Collaboratore delle redazioni abruzzesi di Il Messaggero e Pressenza. Ha collaborato con Adista, Primadanoi, Terre di Frontiera, Unimondo, Libera Informazione, Popoff Quotidiano e SocialPress. Ha curato, per oltre dieci anni, il sito personale del giornalista e regista RAI Stefano Mencherini, dove è stata curata la diffusione e la pubblicizzazione del documentario d’inchiesta «Schiavi. Le rotte di nuove forme di sfruttamento», con il quale è stata portata avanti la “Campagna di sensibilizzazione per l’informazione sociale”, in collaborazione con MeltingPot e Articolo21, e per la creazione di un Laboratorio permanente di inchiesta e documentari sociali in RAI, nata per rompere la censura televisiva del documentario d’inchiesta “Mare Nostrum”. Articoli su tematiche sociali e culturali sono stati pubblicati dal mensile Vasto Domani. Per contatti: redazione@wordnews.it

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