Sono passati dieci anni da “Mafia Capitale”, dai ventotto arresti con cui il “Mondo di mezzo” finì sulle cronache di tutta Italia. Le evoluzioni della vicenda, dalle propagande politiche di taluni alla cancellazione definitiva dell’aggravante mafiosa in Cassazione, è storia.
Nelle pieghe di quel “Mondo di Mezzo” che trattava con il “mondo di sopra” dei grandi affari e dei palazzi e manovrava il “mondo di sotto”, l’Italia intera scoprì (o almeno fece finta) alcune famiglie e realtà che si muovevano – e si muovono ancora – nella galassia mafiosa e paramafiosa italica. Alcune con una radice comune, la provenienza dall’Abruzzo.
Tra loro i Casamonica, giunti nella Capitale da Molise e Abruzzo, e legati a famiglie che animano il ventre oscuro criminale tra spaccio, racket, violenze e altri reati di cui sono i protagonisti più presenti nelle cronache. A queste radici e a come si muovono i loro parenti e affini abbiamo dedicato tantissimi articoli. Sottolineando la differenza di reazioni tra il Lazio, da Roma ad Ostia e Latina, e l’Abruzzo.
Tra le pieghe della cronaca di arresti, operazioni e inchieste, cercando di documentare legami e intrecci tra famiglie e affini da Montesilvano al Molise, tra la violenza con cui cercano di imporre la loro presenza e il “mondo di mezzo” e “di sotto” abruzzese ci si può imbattere in odierne tracce dei Casamonica in Abruzzo. E torna, come un pesante macigno, quanto da noi ripetutamente sottolineato: a Roma sono mafia, qui tutto tace complice e vigliacco.
Nei mesi scorsi ben due sentenze della Cassazione hanno confermato l’aggravante mafiosa per appartenenti ai Casamonica. Passata mezza giornata, il tempo di un click, e la notizia è finita nel dimenticatoio. Della mobilitazione sociale, politica e mediatica con anguille e lupi (ogni riferimento NON è puramente casuale) nessuna traccia.





