Pamela Mastropietro è stata assassinata in maniera orrenda, vittima di un crimine orrendo su cui nei primi giorni e settimane si accanirono, a cadavere ancora caldo, alcuni media per ricerca scriteriata di scoop e sensazionalismo, opinion maker, improbabili pensatori e la solita becera «politica» italica.
Pamela Mastropietro rimane ancora oggi nella memoria collettiva ma della ricerca di giustizia, verità, umanità non s’interessa (quasi) più nessuno, dimenticata anche da chi strumentalmente e per motivi di speculazione sociale e politica si fa paladino delle donne, contro il “patriarcato” e i “femminicidi”. Ma Pamela non è considerata vittima di femminicidio, è scomoda la sua memoria, la lotta per una giustizia piena e vera e la denuncia di mafie nigeriane e settori criminali che esistono e persistono nel Paese orrendamente sporco e altrettanto orrendamente (se non di più) spesso omertoso e vigliacco. Una prova dell’ipocrisia e del sensazionalismo strumentale l’abbiamo avuta nelle scorse settimane: nelle ore precedenti il barbaro assassinio, Pamela subì abusi e violenze sessuali da chi sfruttò coscientemente la sua situazione e non ci sarà nessuna giustizia su quelle tragiche ore.
Nel luglio 2020 in tribunale si sancì che non era possibile procedere contro l’autore perché mancava la denuncia della stessa ragazza. Una circostanza che si commenta da sola ma cadde nel silenzio, nell’omertà, nell’indifferenza. Gli stessi che tacciono su alcune mafie, che ancora oggi sostengono che le mafie nigeriane non esistono, portano avanti campagne ideologiche per difendere lo stupro a pagamento e la schiavitù sessuale. Ma le mafie nigeriane esistono, lo sfruttamento mafioso dello stupro a pagamento si consolida sempre più e aumentano i calvari – sempre più efferati, disumani, brutali, criminali – di migliaia di Liliam Solomon e Adelina Sejdini. Così come lo spaccio di droghe e altri traffici. E sono pericoli sociali devastanti sempre maggiore.
Il 13 aprile 2018 RaiNews24 pubblicò un’inchiesta di Angela Caponnetto su «un giro di prostituzione minorile e droga in cui sarebbero coinvolti persone della Macerata bene che utilizzano come manovalanza gruppi di immigrati, in particolare nigeriani dediti al traffico di stupefacenti – droga – si legge nella descrizione dell’inchiesta – Gente insospettabile che partecipa a festini a luci rosse dove vengono portate ragazze giovani e fragili come la nostra testimone».
La memoria di Pamela Mastropietro è scomoda, viene silenziata, così come quella di Desirée Mariottini (chi si ricorda più di San Lorenzo? Chi si è interrogato sulla realtà di quel quartiere e chi vi si impegna più e vi si è mai impegnato concretamente?). Nelle scorse settimane un’installazione commemorativa di Pamela Mastropietro in via Spalato 124 a Macerata è stata vandalizzata e distrutta. Lo ha denunciato, documentando quanto accaduto pubblicando alcune foto, la madre Alessandra Verni. Il 14 luglio la distruzione dell’installazione è stata segnalata da Alessandra Verni al sindaco Sandro Parcaroli, alla vice sindaca Francesca D’Alessandro e ad altri esponenti della giunta comunale. Segnalazione, scrive la madre di Pamela Mastropietro, che non ha mai avuto nessuna risposta.
Questo il testo dell’email inviata all’amministrazione comunale e pubblicata su facebook:
Alla Cortese attenzione del Comune di Macerata,
sono Alessandra Verni mamma di Pamela Mastropietro. Mi permetto di contattarVi in quanto l’installazione commemorativa, sita in via Spalato 124 e realizzata nella vostra città da una precedente amministrazione, è nuovamente distrutta ed è attualmente in uno stato di degrado subendo più volte danni, rendendo, così, difficile la sua fruizione e il rispetto della memoria di mia figlia.
Credo sia importante per la comunità di Macerata e per la memoria di Pamela intervenire affinché l’installazione venga ripristinata o, se necessario, sostituita con una nuova che possa onorare dignitosamente la Sua memoria. Sarebbe bello poter contare su un intervento che garantisca la salvaguardia di questo spazio commemorativo, affinché possa rappresentare un luogo di riflessione e ricordo per tutti.
Vi ringrazio per l’attenzione e spero, al più presto, in un Vostro riscontro.
Cordiali saluti,
Alessandra Verni
«Ho inviato email al sindaco di Macerata, alla segreteria del sindaco, alla vice sindaca e a qualche assessore della cittadina, senza avere risposta da chi si dovrebbe prendere carico dei problemi di Macerata – scrive nel post Alessandra Verni – Mi chiedo: a cosa serve organizzare eventi commemorativi se poi tutto ciò che viene creato viene distrutto e a nessuno sembra importare? È fondamentale ricordare le persone e le storie che ci hanno toccato, ma sembra che il nostro impegno venga sprecato. È tempo di riflettere su quanto valore diamo alla memoria e alla dignità delle vittime».
«Si è rischiato il bis di Pamela» ha denunciato il 19 luglio scorso la testata giornalistica online locale Picchio.news. «Nella notte tra il 27 e il 28 giugno scorso, dunque meno di un mese fa, una ragazza al di sotto dei 30 anni tra corso Cavour, corso Garibaldi e piazza Puccinotti sarebbe stata aggredita e stuprata da almeno tre uomini di colore – si legge nell’articolo – L’avrebbero anche presa a morsi. È arrivata al pronto soccorso praticamente in coma. Lei cercava droga e stava per trovare la morte. Lo shock subito è stato così forte che la ragazza è stata affidata ai servizi psichiatrici». «Chi ha assistito la ragazza e conosce la dinamica dei fatti sostiene che si “è rischiata una seconda Pamela Mastropietro”.
Ma nessuno sa più nulla: né della ragazza, né delle indagini, né se si volesse fare di lei ciò che probabilmente Oseghale voleva fare di Pamela Mastropietro – sottolinea l’autore dell’articolo – È una sorta di codice d’onore della mafia nigeriana non avere rapporti con donne bianche se non a un solo scopo: renderle schiave perché sul mercato della prostituzione le bianche rendono di più. Per adescarle si usa sempre la droga: successe con Pamela, è successo ancora. I morsi potrebbero indicare parte del rito di affiliazione di alcuni “culti” (così si chiamano le cosche nigeriane) che impongono di “mangiare” la vittima».
L’autore dell’articolo su Picchio.news riporta alcuni gravi episodi di violenza avvenuti in città e nei dintorni e torna a sottolineare le zone grigie e i tanti interrogativi sul femminicidio di Pamela Mastropietro. «Ha forse ragione Alessandra Mastropietro – la mamma della povera Pamela – a sostenere che i complici di Oseghale sono ancora a piede libero? E se è vero com’è vero che lo spaccio di droga a Macerata è in mano ai nigeriani, se è vero come parzialmente l’inchiesta sull’atroce fine di Pamela ha dimostrato che Macerata è un covo “silente” per la mafia nigeriana possiamo liquidare come episodici gli atti di violenza che quasi quotidianamente turbano la città? – le domande poste nell’articolo pubblicato sulla testata giornalistica online maceratese – E’ giustificato o no che le madri delle ragazze che abitano in centro storico dopo l’aggressione a questa giovane di cui nulla si è voluto far sapere oggi vivano angosciate ogni volta che le figlie tardano?»
Sei mesi fa a San Bonifacio (provincia di Verona) fu trovata senza vita la 15enne Nora Jlassi. «Io voglio giustizia, chi ha fatto male a mia figlia deve andare in galera – ha dichiarato la madre all’Adn Kronos – il caso di Nora non va dimenticato, noi vogliamo si vada a fondo». «A febbraio scorso è scattato l’arresto di un marocchino di 34 anni, accusato di spaccio plurimo aggravato dal fatto di aver ceduto stupefacenti a un minore in cambio di prestazioni sessuali e sono state indagate anche altre due persone» ricorda l’Adn Kronos.
«La 15enne, ricorda la mamma, era finita da un po’ di tempo in un brutto giro per toglierla dal quale “l’ho portata nella comunità di San Patrignano” – prosegue l’agenzia stampa – Dalla comunità è scappata più volte, ricorda De Gioannis, aggiungendo che “dopo un anno è stata fatta rientrare a casa per verifica” ma la situazione da parte dei parenti “non era gestibile. Ho fatto 147 segnalazioni, ma nessuno mi ha aiutata”, sostiene la mamma di Nora spiegando che la situazione è peggiorata quando la figlia ha iniziato a uscire con una donna più grande, “una brasiliana”, e quando “è entrata nel tunnel della droga iniziando a toccare la cocaina”».
«La giovane età, la fragilità, le sostanze stupefacenti. Il caso di Nora fa tornare alla mente casi di altre giovanissime vittime come Desirèe Mariottini, la sedicenne di Cisterna di Latina morta il 19 ottobre del 2018 in uno stabile abbandonato in via dei Lucani, nella zona di San Lorenzo a Roma, Pamela Mastropietro, la 18enne romana allontanatasi da una comunità, violentata, uccisa e fatta a pezzi nel 2018 a Macerata, o, ancora, Amalia Voican, un’altra giovane trovata morta in uno stabile ai piedi della Basilica di San Giovanni, sempre a Roma» sottolinea l’Adn Kronos. Marco Valerio Verni, legale della famiglia Mastropietro e della mamma di Amalia, assiste oggi la madre di Nora Jlassi.





