«Operazione interforze a Lanciano, dopo i fatti accaduti nella serata del 9 novembre 2025, durante i quali si erano fronteggiate due famiglie di etnia rom nella zona di Piazza Aldo Moro nel quartiere Santa Rita» ha riportato la Questura di Chieti in un comunicato stampa del 14 novembre.
Nei giorni precedenti risse violente, un accoltellato, è esplosa una faida. Movente che balena nella cronaca locale: il controllo delle piazze di spaccio.
Questo quanto rinvenuto dalle forze dell’ordine durante l’operazione, riportato sempre nel comunicato stampa della Questura:
«Nel corso di una prima perquisizione presso l’abitazione di un soggetto di 44 anni, pregiudicato, veniva rinvenuta una pistola calibro 9×21 con due caricatori riforniti per un totale di 16 cartucce, un involucro contenente 55 grammi di sostanza stupefacente del tipo cocaina, nonché strumentazione per il confezionamento di dosi, una mazza da baseball, un coltello a serramanico e la somma di circa 30 mila euro in contanti. Successivi accertamenti esperiti nei confronti dell’arma da fuoco permettevano di stabilire che si trattava del provento di un furto in abitazione compiuto anni addietro in un’altra in provincia. Per tale motivo, l’uomo veniva arrestato in flagranza di reato per i delitti di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo cocaina, detenzione abusiva e ricettazione dell’arma da fuoco. Una seconda perquisizione presso l’abitazione di un uomo di 67 anni e una donna di 66 anni, conviventi, pregiudicati, ha permesso di rinvenire complessivamente 283 grammi di cocaina, già suddivisa in dosi, insieme al materiale necessario al confezionamento del narcotico. La sostanza era abilmente occultata in diversi punti della proprietà: infatti una parte si trovava all’interno dell’abitazione, un’altra era nascosta nella cantina e ulteriore quantitativo era stato celato nel garage di pertinenza, a testimonianza di un’attività organizzata e strutturata. La coppia è stata arrestata in flagranza di reato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso».
Il quartiere Santa Rita a Lanciano è già stato teatro di notti violente tra famiglie rom, è stato uno dei primi luoghi dopo il lockdown di cinque anni fa in cui il “ventre oscuro” di questa regione è emerso. Quel lockdown in cui, da Rancitelli – hub del narcotraffico non solo abruzzese, luogo in cui è stato contestato per la prima volta il 416bis documentando fatti e azioni su cui avevamo già acceso varie volte i riflettori sottolineando le dinamiche criminali – a tutta la costa abruzzese fino al vastese. Protagonisti sempre loro: quella galassia di famiglie che riconducono fino agli abruzzesi Casamonica e agli Spada.
Spada, il clan di Ostia che è ricomparso nella recente cronaca abruzzese. Ricomparso perché Spada e Casamonica allungano tentacoli in Abruzzo, una Spada fu coinvolta in un’operazione antidroga avvenuta ben prima del 2020 tra Vasto e San Salvo. Un’operazione, era l’agosto 2018, che portò al sequestro di droga per 60.000 euro e partita da colpi di pistola contro un negozio nel corso principale di Vasto. Una dinamica varie volte vista negli anni a Vasto e dintorni: spari contro esercizi commerciali, contro persone, auto e negozi incendiati, è stato il terrore mafioso sin dai tempi di Histonium 1. Nel 2022 un’inchiesta documentò la sottoscrizione di un patto tra esponenti del clan di ‘ndrangheta Bellocco ed esponenti del clan Spada avvenuto nel carcere di Lanciano.
“Due Leoni” e “San Bartolomeo” sono le operazioni della DIA della Capitale che hanno «evidenziato un contesto associativo dedito allo spaccio, usura, estorsioni e intestazione fittizia di beni». Al centro il clan Spada-Morelli. 15 immobili tra le province di Frosinone e Pescara, 7 terreni, una società operante nel settore del commercio di automobili, numerosi rapporti finanziari ed autovetture per un valore complessivo di oltre 2 milioni di euro. Il sodalizio criminale dal Lazio si era allargato ad altre regioni e i tentacoli erano arrivati anche in Abruzzo. È notizia dei mesi scorsi il progetto del Comune di Vasto per il riuso sociale di un immobile confiscato ai Casamonica.
«Plata o plomo?!», una citazione di Pablo Escobar, era la lista dei debitori (per droga) di una donna residente a Santa Maria Imbaro. Tra le protagoniste di una maxi operazione in provincia di Chieti partita da una “spedizione punitiva” contro alcuni ragazzi a Chieti. Un pezzo di territorio abruzzese governato con “regole dello spaccio” come ha sottolineato Gianluca Lettieri su Il Centro lo scorso 16 ottobre. «Un mondo dove la droga arriva da lontano, dove la cocaina ha un canale di approvvigionamento che parte dal Lazio, da Roma e da Aprilia, per arrivare sulle piazze di spaccio abruzzesi, da Chieti a Montesilvano, passando per i centri della provincia come Lanciano, Santa Maria Imbaro, Atessa, Mozzagrogna e Fossacesia» riporta il giornalista d’inchiesta nello stesso articolo. Violenze, intimidazioni, «una criminalità che non è occasionale. È un’impresa che gestisce flussi di denaro e di droga, che difende il suo mercato con la violenza, che impone la sua legge. Una legge che non conosce garanzie né appelli, ma solo la logica del più forte» sottolinea sempre Lettieri. È la Suburra d’Abruzzo che ritorna, quella Gomorra di provincia mondo di mezzo radicato ed egemone sul territorio e con ramificazioni in altre regioni e anche fuori dai confini nazionali.
La rotta Albania-Abruzzo del narcotraffico e dei clan è attiva, documentata e dimostrata dagli anni novanta almeno ed è tornata al centro della cronaca anche di recente.
Adelina e Lilian: i volti delle vittime che hanno denunciato le mafie albanesi e nigeriane
Era l’aprile 2019 quando scattarono 13 arresti che sgominarono una vasta rete di narcotraffico tra le province di Teramo, Pescara e Chieti, rete anche transnazionale e che vedeva a capo albanesi e romeni. Anche allora violenza, minacce, intimidazioni, ferocia nei confronti dei “debitori” protagoniste. E di operazioni come queste, prima e dopo Ellenika (a cui abbiamo fatto riferimento nell’articolo in ricordo di Adelina e Lilian del 6 novembre scorso), negli anni in Abruzzo se ne contano diverse.
È del 24 settembre scorso l’operazione Fingerprints svoltasi tra Campania, Lombardia, Abruzzo e Toscana. Tre sodalizi criminali sgominati, due composti da albanesi, cocaina dall’Olanda all’Italia, da Firenze anche altre droghe alla Svizzera e viceversa. «Un fiume di droga da Milano in Abruzzo: a Fossacesia un carico da 60mila euro a settimana» ha titolato lo scorso 14 aprile Il Centro un articolo di Gianluca Lettieri su una maxi operazione tra Lombardia e provincia di Chieti. Il 4 dicembre ci sarà in Lombardia l’udienza preliminare, 57 sono gli indagati che potrebbero finire a processo.
In Abruzzo investono e sono presenti Spada e Casamonica, un cerchio che si chiude nel mondo di mezzo, nel ventre oscuro abruzzese. Da queste latitudini sono partiti, insieme alla molisana Campobasso, i Casamonica alla conquista di Roma. E qui, tra le varie famiglie e gang, hanno preso piede anche i loro parenti e affini: cognomi come Spinelli, Di Rocco, Di Silvio e De Rosa riconducono, infatti, tutti al clan che ha egemonizzato il “mondo di sotto”, della mafia romana, assieme ai protagonisti delle cronache giudiziarie in Abruzzo e Pescara. Come i Casamonica e i clan di Gomorra, da Pescara al Vastese, queste famiglie sono dei veri e propri clan egemoni: sono convinti di essere onnipotenti, impuniti, prepotenti e autorizzati a far tutto. L’abbiamo visto a Roma, con i loro parenti Casamonica, ma è un comportamento diffuso ovunque siano presenti. Ostentano il loro sfarzo e le loro gesta anche sui social network, come facebook: ristoranti di lusso, auto di grossa cilindrata, armi da fuoco, banconote di taglio alto o frasi contro gli “infami”, le forze dell’ordine e chi li denuncia. Perché chi denuncia, chi non accetta la loro presenza e le loro “gesta” rompe una sorta di codice di omertà e rassegnazione che considerano un loro “diritto acquisito”.
Questa violenta prepotenza, così come le attività di spaccio, usura ed altri crimini non vede solo Pescara come teatro. Sono gli stessi comportamenti dei Casamonica a Roma, ma anche degli appartenenti alle famiglie Spinelli, Di Rocco, Di Silvio, De Rosa ed altri affiliati in altre città. Accade nel teramano e nell’aquilano e, forse ancor di più, in comuni come Vasto, San Salvo, Casalbordino ed altri nella provincia di Chieti, dove egemonizzano le cronache giudiziarie e sono protagonisti, spesso nel silenzio e nell’accettazione, di scorribande e prepotenze. Entrano in un locale, consumano alcolici a fiumi e alzano sempre più il livello del chiasso e dei bagordi, impadronendosi letteralmente di locali, dove nessun avventore rimarrebbe. Questi soggetti poi proseguono la serata, o ancor meglio la nottata, rompendo la quiete con musica a tutto volume sparata dalle autoradio compiendo ogni sorta di vandalismo e bagordi di ogni tipo. Le cronache locali, dal canto loro, non si interessano di questi soprusi e mantengono un silenzio che sa di accettazione e omertà e ormai è diventato quasi usuale affermare che chi apre un locale pubblico deve augurarsi che tali soggetti non arrivino, altrimenti la chiusura è certa. In questa Gomorra di provincia incontrano fornitori e clienti del narcotraffico, pianificano altri reati, intimidiscono e picchiano persone che possono essere colpevoli anche solo di esser loro antipatici o non aver avuto il comportamento che loro gradiscono.
Nei giorni scorsi facebook ha bloccato, bannandolo immediatamente, alcuni nostri articoli pubblicati anni fa sui fuochi d’artificio (a Rancitelli ma di recente batterie potenti sono partite nel quartiere San Paolo a Vasto), a e sulle dinamiche criminali che ne sono movente.
(questo l’articolo colpito da facebook)
In queste dinamiche, da Rancitelli (in cui da anni viene denunciato e documentato) alla costa vastese il racket delle case popolari, l’occupazione di case popolari rubandola a chi ne ha veramente diritto, è tra le attività più diffuse. E se a Ostia e Roma è chiamata anche ad alta voce mafia qui, esclusa Pescara, mancano anche i miagolii. Che sicuramente non vengono, rimanendo alla stretta attualità, da chi di recente si è riempita la bocca di diritto all’abitare, gestione delle case popolari (sparando anche numeri a casaccio) e simili a Vasto. Su ciò riproponiamo alcuni nostri articoli di anni fa.
A Roma e Latina sono mafie, in Abruzzo tutto o quasi tace (noi no!! anzi gridiamo forte!)
A Roma sono clan di mafia. In Abruzzo nessuna reazione (e noi allora gridiamo sempre più forte)
Questi criminali indegni e immondi smetteranno mai di rubare diritti ai più deboli?




