Il ricordo che attraversa il silenzio
C’è un momento, durante la giornata conclusiva del Premio Nazionale Lea Garofalo, in cui tutto si è fermato. La Sala dei Quadri del Comune di Cremona, gremita, attenta, attraversata dalle parole e dai gesti dei testimoni del nostro tempo, ha scelto il silenzio. Un silenzio pieno, denso, che pesa come una pietra sul cuore. Un silenzio dedicato a Fabio Perri, scomparso improvvisamente all’età di 42 anni.
Fabio era il cugino di Veronica Conti, segretaria di Dioghenes APS; era il marito della nostra socia Gabriella Napoli e il figlio della nostra socia Silvana Conti. Ma, soprattutto, era un uomo che ha lasciato un vuoto profondo e due figlie, Giulia e Benedetta, che porteranno avanti il suo sorriso e la sua forza.
Una scomparsa che tocca una comunità intera
Il Premio Lea Garofalo non è solo un evento culturale: è una comunità, un intreccio di storie, persone, impegno civile, ferite e rinascite. Per questo, ricordare Fabio davanti ai premiati, agli ospiti, alle autorità e al pubblico è stato naturale, necessario, doveroso.
Il suo nome è risuonato nella sala come una voce gentile che si sottrae troppo presto. Il suo ricordo ha attraversato gli sguardi, si è mescolato alle emozioni di chi, ogni giorno, crede nella legalità, nella memoria, nella responsabilità verso gli altri. Fabio non era un volto pubblico, ma era parte della nostra strada, parte della nostra Associazione, parte del nostro impegno collettivo.
Il Premio e la memoria: un filo che unisce
Durante la cerimonia, moderata magistralmente dalla nostra Responsabile Cultura Mara Ferraro, mentre venivano premiati i testimoni del nostro tempo, la memoria di Fabio ha trovato un posto speciale, intimo e al tempo stesso pubblico. Nel silenzio di quella sala monumentale, tra quadri antichi e parole nuove, si è compreso quanto il coraggio e la dedizione non siano solo nei grandi gesti, ma anche nelle vite quotidiane, quelle che spesso passano lontano dalle cronache, ma che reggono il mondo.
Ricordare Fabio è stato un gesto di comunità. Un abbraccio collettivo. Un atto di amore.
La nostra Associazione, che da anni lotta per diffondere la cultura della legalità e proteggere chi denuncia, si è stretta intorno al dolore di Veronica, Gabriella, Silvana, Giulia e Benedetta. E di tutta la famiglia Conti, Napoli e Perri. Abbiamo voluto farlo in pubblico, perché la perdita di Fabio non appartiene solo a una famiglia: appartiene a tutti noi.
E in quella sala, proprio lì dove ogni anno si celebra la memoria di Lea Garofalo e il valore di chi non si piega, la sua presenza è stata forte. Silenziosa. Umana.
E mentre tutti tornavano a parlare, io ho ripensato a Fabio com’era davvero: con quella sua risata pronta, la battuta sempre in tasca e quei cinque minuti di “incazzatura” che si scioglievano da soli, come neve al sole.
E poi la cucina… il suo regno. Bastava poco: un fornello acceso, due ingredienti messi lì al volo, e lui era già felice. E faceva felici anche gli altri.È così che voglio ricordarlo: semplice, diretto, allegro, capace di trasformare una giornata qualunque in qualcosa di più leggero.
Un ricordo che torna spontaneo, come un profumo che ti sorprende passando in cucina.
E ogni volta strappa ancora un sorriso.






