Un premio, ma soprattutto una chiamata alle armi morali
Costabile apre con un tono quasi spiazzante: dice di essere emozionato, e soprattutto di non essere “abituato a essere premiato” perché si definisce militante. Un modo per mettere subito in chiaro la direzione. Qui non si celebra una vetrina, qui si misura la coerenza.
Il punto, infatti, non è il riconoscimento in sé. È ciò che quel riconoscimento pretende: essere portatori di un governo civile e morale, capaci di lasciare i territori migliori di come li abbiamo trovati. Una frase che suona semplice ma pesa come una pietra.
Nel suo intervento, Lea Garofalo non è ricordata come un’icona da santino. È descritta come una memoria viva, anzi una memoria trasformativa: una memoria che non si limita a commuovere, ma ti cambia la postura, ti raddrizza la schiena.
Costabile la definisce un riferimento che “blocca” e costringe a guardarsi dentro. Lea, nel suo percorso di donna e madre, ha mostrato cosa significa essere credibili: non perfetti, ma veri. E la verità, quando costa, diventa testimonianza.
Il cuore del discorso arriva quando Costabile richiama Rosario Livatino, magistrato ucciso giovanissimo (non aveva ancora 38 anni). E consegna al pubblico una frase che non fa sconti: Non ci verrà chiesto quanto siamo stati credenti, ma quanto siamo stati credibili.
Qui il palco si fa aula, e l’aula si fa strada. Perché credibilità non è reputazione. È una costruzione quotidiana fatta di testimonianza, impegno, scelte, e sì: anche di prezzo pagato. E in un Paese dove spesso la furbizia viene scambiata per intelligenza, la credibilità diventa rivoluzionaria. (E no: non la trovi in saldo, né in promozione “prendi due, paghi uno”.)
Costabile lo dice con chiarezza: l’antimafia è una pratica. Non è un’etichetta da appiccicare, è un percorso che ti chiede di scegliere da che parte stare.
In questo passaggio riconosce il valore del lavoro portato avanti da Dioghenes, da Paolo De Chiara, dalla battaglia di Marisa Garofalo, e dalla presenza di figure come Angela Napoli. Non come elenco di nomi, ma come esempio concreto di missione educativa trasformativa: un’azione che difende i deboli, dà voce a chi rischia di restare schiacciato, e prova a convertire la memoria in cambiamento reale.





