Cremona si è svegliata con un vento diverso, un vento che sa di memoria inquieta e di coraggio che non vuole tacere. Nel cuore della 4ª edizione del Premio nazionale Lea Garofalo, durante la presentazione del libro “Una fimmina calabrese. Così Lea Garofalo sfidò la ’ndrangheta” di Paolo De Chiara, l’On. Angela Napoli, storica combattente dell’antimafia parlamentare e Madrina del Premio, ha preso la parola e, come sempre, non ha scelto scorciatoie.
Ha parlato con la voce ruvida di chi conosce la materia che tratta, di chi ha visto da vicino i meccanismi sporchi del potere mafioso e le sue seduzioni. Ha ricordato che Lea Garofalo non è solo una vittima, ma un esempio radicale, una donna che ha capito il prezzo della libertà e ha scelto di pagarlo fino all’estremo.
«Molti ancora non conoscono la sua storia, ha detto Napoli, ma è una storia che deve servire. Serve al Paese, serve alle scuole, serve ai giovani che rischiano di cadere nelle trappole dell’“apparente legalità” che le mafie utilizzano per attrarre e corrompere».
Una stoccata precisa, che arriva dritta al punto. Perché è vero: la ’ndrangheta non si presenta mai con il volto che merita. Si traveste, si maschera da ordine, da opportunità, da normalità. E se non si raccontano le storie come quella di Lea, i ragazzi non avranno mai gli strumenti per smascherarla.
Napoli, con la consueta fermezza, ha ricordato che la legalità non è un concetto da pronunciare nelle cerimonie, ma una pratica quotidiana, una lotta, un esercizio scomodo e necessario. “La vera legalità non è solo il rispetto delle norme”, ha ammonito, “ma è l’abbattimento di tutto ciò che di negativo ci circonda”. Una definizione che pesa come un verdetto, e che restituisce profondità a una parola troppe volte svuotata.
L’intervento ha toccato il cuore dei presenti, soprattutto quello degli studenti, protagonisti anche quest’anno del Premio. Sono loro, ha ribadito Napoli, il centro della battaglia culturale. Perché senza conoscenza, senza esempi, senza memoria viva, i giovani rischiano di diventare vittime consapevoli di un sistema che li seduce e li stritola.
Tra le righe, si percepiva una promessa: finché ci saranno storie come quella di Lea Garofalo, nessuna mafia potrà davvero dormire sonni tranquilli.
La Madrina del Premio ha concluso ringraziando Dioghenes APS, WordNews.it e tutti coloro che sostengono una manifestazione che non è una passerella, ma un altare civile. Un luogo in cui il dolore diventa educazione, e il sacrificio diventa impegno.
Cremona, per tre giorni, è stata la casa di Lea. E la voce di Angela Napoli ha ricordato a tutti che quella casa non va mai lasciata vuota.
Sconfitta la mafia? No, Procuratore: questa è una favola pericolosa





