Oltre cento tra «giudici e magistrati, avvocati e professionisti di un certo livello» che andavano, mentre imperversava la guerra, a Sarajevo «a caccia di bambini (pagando 100mila euro a bimbo ucciso)» riassume Massimiliano Frassi, presidente dell’associazione Prometeo, la notizia che ha fatto irruzione nella quotidianità di quest’Italia distratta e troppo spesso complice, connivente, vergognosamente indifferente.
Sono passate solo alcune settimane ma la notizia è già caduta nell’oblio, dimenticata, omessa. La Procura di Milano sta svolgendo un’inchiesta dopo l’esposto del giornalista e scrittore Ezio Gavazzeni, supportato dall’ex magistrato Guido Salvini e dall’avvocato Nicola Brigida, sui turisti cecchini a Sarajevo. Se ne torna, finalmente, a parlare, con un vergognoso ritardo di trent’anni – grazie all’esposto presentato e alle indagini della Procura di Milano. Ma la notizia non è inedita: un’istituzione indipendente aveva già denunciato nel 1995 sottolinea Fanpage.it. Gianni Tognoni, segretario generale del Tribunale permanente dei Popoli che si era occupato nel 1995 dei crimini contro la neonata Bosnia Erzegovina, durante l’assedio di Sarajevo (1992-fine 1995) e il massacro di Srebrenica, ha raccontato a Simone Giancristofaro che «in quelle udienze pubbliche, a un certo punto, è venuto fuori da testimonianze dirette di esuli della Bosnia, che c’erano civili di altri Paesi, alcuni anche dal Nord Italia, che avevano trasformato le loro cacce di selvaggina in caccia all’uomo, organizzati e pagando».
«Noi non avevamo il potere penale di investigare – ha sottolineato Tognoni a Fanpage – ma segnalavamo il problema. Era chiaro che qualcuno doveva prendere in mano la cosa, per approfondire». Ma nessuno, e anche su questo ci sarebbe da riflettere, lo ha fatto. Eppure di testimonianze e documentazione dei fatti negli anni ci sono state: undici anni fa questo business criminale fu denunciato da Luca Leone nel libro «I bastardi di Sarajevo: Una città in balìa della corruzione, un Paese senza speranze di futuro, il fantasma del passato che torna dall’Italia».
Leone nel 2001 scrisse anche un libro in cui denunciò il business mafioso transnazionale del turismo pedofilo, quello che viene definito con squallido velo linguistico “turismo sessuale”, nel libro «INFANZIA NEGATA. Piccoli schiavi nel pianeta globale».
Marco Birolini su Avvenire ha raccontato, in occasione della Giornata Mondiale dell’Infanzia e dell’Adolescenza i «bambini finiti nel mirino» in varie parti d’Europa. ogni giorno scompaiono in Europa almeno 17 minori, un numero che può apparire poco significativo in un continente ma così non è. Dietro quelle scomparse si celano reti e business criminali, il numero di minori è in aumento ogni anno e l’inferno che si cela è devastante, drammatico, disumano. L’Italia e l’Abruzzo, regione piccola come una parte di Roma ma in cui i numeri dei pedocrimini in ascesa è sconvolgente, lo testimoniano. L’associazione Penelope Abruzzo ha raccolto e rielaborato i dati dell’ultimo report del Commissario Straordinario di Governo sulle persone scomparse.
Nel suo viaggio nel cuore dell’Europa in guerra contro l’infanzia, una guerra di abusi, violenze, stupri, rapimenti, tratta, assassinii Birolini cita il “mostro di Marcinelle” e le reti, rimaste intoccabili dopo le inchieste della magistratura belga, di pedofili di alto livello che si celavano dietro Dutroux. Reti transnazionali abominevoli e disumane che sono cronaca di trent’anni e lo sono ancora oggi, come dimostra anche la recente maxi operazione in Australia contro una rete pedosatanista.
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Nell’articolo di Marco Birolini su Avvenire è riportata la testimonianza di Frassi su quanto lui documentò e denunciò vent’anni fa in Romania, i bambini nelle fogne e negli orfanotrofi di Bucarest vittime di situazioni drammatiche e di ricchi turisti cacciatori di bambini.
«Alcuni agenti vennero a frequentare i nostri corsi (Prometeo effettua seminari di formazione anche per Scotland Yard, ndr): con grande cautela mi raccontarono di turisti stranieri, in prevalenza tedeschi, arrivati per dare la caccia ai bambini presi per strada o negli orfanatrofi. Era da poco finita la guerra in Jugoslavia. Un turpe business dietro cui, mi spiegarono, si celavano rapporti indicibili tra insospettabili e organizzazioni criminali. Per mettere in scena qualcosa del genere servono coperture di alto livello. E a quei tempi la corruzione abbondava – racconta il presidente di Prometeo – Arrivavano dei taxi da cui scendevano stranieri: prelevavano i ragazzini e sparivano. A volte quei bimbi non tornavano indietro. Una volta ne trovammo uno morto: decidemmo di pagare il funerale, per evitargli di finire in una fossa comune».
«Ciò che dico pubblicamente sulla pedofilia è solo il 20% di quello che sappiamo: alcune cose sono troppo brutte per raccontarle. Però è ora di squarciare il velo, e denunciare i mostri. Noi lo facciamo da anni, suscitando sdegno e stupore. Ma poi non resta nulla, non cambia niente. Forse è un meccanismo di rimozione collettiva. O forse c’è dell’altro, non si vuole andare fino in fondo. Il caso Epstein in America lo conferma – denuncia Massimiliano Frassi – Ricordo quando andai a Timisoara a visitare un ospedale. Vidi due finestre, dentro si scorgevano tantissimi bambini in una stanza. Chiesi alla mia guida, una ragazza del posto, chi fossero, di quale reparto si trattasse…». La risposta fu raggelante: «Quali bambini? Lì non c’è nulla…».
«I bambini nelle fogne di Bucarest» è stato il primo libro in cui Massimiliano Frassi riportò le sue denunce su quel che vide e documentò in Romania. Lo stesso Stato dell’Est Europa tra gli snodi dei business dello stupro a pagamento e tra le frontiere, come denunciammo nel 2022 e 2023, dello sfruttamento mafioso dell’emergenza umanitaria successiva alla nuova guerra tra Russia e Ucraina. Nei nostri archivi sono abbondanti gli articoli, le testimonianze e la documentazione su quanto accadde.
Massimiliano Frassi continuò la sua inchiesta e nel successivo libro «L’inferno degli Angeli» portò l’attenzione sui «bambini delle fogne di Brescia, Roma, Milano…», a dimostrazione di quanto questo turpe spaccato contro i bambini è transnazionale e l’Italia non esente, anzi, ancora una volta la pedocriminalità impazza. «Destini che nessuno sa» di Nicolò Angileri è il libro su «una delle pagine più nere per quanto concerne la pedofilia nel nostro paese» avvenuta nel quartiere Ballarò di Palermo.
I tre libri che citiamo in quest’articolo, insieme agli altri citati di recente (a partire dall’articolo del 12 settembre) sulle reti online della pedocriminalità e a tanti altri sulle denunce e le attività di Prometeo, sono acquistabili sul sito web dell’associazione qui
https://www.associazioneprometeo.org/shop-solidale/
Dal 14 marzo prossimo su questa pagina sul sito dell’associazione sarà disponibile anche la nuova edizione di “Pettirosso, un nuovo volo” scritto da Frassi. «Come per gli altri libri, anche per questo tutti i proventi vanno direttamente all’Associazione Prometeo – riporta il presidente del sodalizio che da decenni si batte contro la pedofilia e sostiene le vittime – “Quando è stata l’ultima volta che vi hanno raccontato una fiaba? Se la risposta è quella che penso, è ora di rimettere a posto le cose, recuperare il tempo perduto e quella fiaba, raccontarvela voi stessi. Con un pizzico di nostalgia per la voce che ce la raccontava da piccoli e un atto di amore verso il nostro bimbo interiore. Che sta lì, in dolce attesa di essere risvegliato e con quella fiaba, coccolato come da tempo non accadeva. Il nuovo volo del Pettirosso è proprio questo: una carezza al bimbo che siamo stati, un balsamo alle sue ferite e un gettargli le basi per un futuro sereno. Riportarlo là, tra castelli fatati e streghe da assolvere, diavoli birichini e principi azzurri, sarà riportarlo indietro nel tempo, quando l’infanzia doveva essere solo un momento di svago e leggerezza. Fantasia e poesia. Doni che nel tempo abbiamo spesso perso per strada”».




