Drammatiche le conseguenze per il sedicenne vastese trasferito d’urgenza la notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio presso il centro specializzato di chirurgia ricostruttiva della mano dell’ospedale Torrette di Ancona. I pochi istanti dell’esplosione dei botti hanno segnato la sua vita per sempre.
La mano dilaniata dall’ordigno esploso è stata amputata dai medici del centro specializzato di chirurgia ricostruttiva della mano dell’ospedale Torrette di Ancona. E potrebbe non essere l’unica grave conseguenza fisica per il ragazzo. Il sedicenne verrà, infatti, sottoposto ad una TAC per verificare se sarà possibile recuperare l’udito: uno dei timpani potrebbe essere compromesso in maniera irrimediabile e potrebbe esserci un corpo estraneo all’interno dell’occhio.
Il bollettino anche quest’anno è stato di guerra in tutta Italia. 283 feriti e due morti, il bilancio ufficiale riporta un solo morto – un 63enne trovato dai carabinieri ad Acilia, ucciso una emorragia causata dell’esplosione di un petardo tra le mani – ma va aggiunta la donna investita davanti casa perché era scesa ad assistere allo “spettacolo”. Tra i feriti ci sono anche i due minorenni, dato che dovrebbe far riflettere ma come ripetiamo spesso non è accaduto e non accadrà, a Vasto. Il ragazzo ustionato lievemente e dimesso già prima della mezzanotte e il sedicenne a cui è stata amputata la mano.
Tentare di tutelare la sicurezza di persone, luoghi e animali (ogni anno vittime sottaciute della follia “bellica”) è stata una delle motivazioni che avevano portato il sindaco Francesco Menna a firmare l’ordinanza di divieto dal 31 dicembre 2025 al 2 gennaio 2026 di «accendere, lanciare e sparare prodotti pirotecnici (petardi, fuochi d’artificio di ogni genere) in luoghi pubblici o di uso pubblico, e nei luoghi privati da cui possano essere raggiunte aree ad uso pubblico». Le sanzioni previste, da 25 a 500 euro, e i rischi dell’utilizzo dei fuochi d’artificio non hanno purtroppo impedito le ripetute e numerose violazioni dell’ordinanza.
Molti cittadini hanno espresso rabbia e indignazione sui social dopo aver assistito ad una notte di botti sparati nel centro di Vasto e in varie zone della periferia, tra cui il popoloso quartiere San Paolo noto come “zona 167”. Luogo in cui fuochi d’artificio sono segnalati dai cittadini durante tutto l’anno. Lo raccontiamo sin dal nostro primo anno quali segnali, in luoghi delle città, sono espressi dall’esplosione di fuochi d’artificio. Segnali legati allo spaccio, all’arroganza criminale di determinate famiglie, al ventre oscuro (che tanto oscuro non è perché certi fatti accadono non certo nascosti, come spesso abbiamo denunciato) di questa società. Un ventre oscuro che è presente, segna, anche la costa abruzzese da Rancitelli fino al vastese. Lì dove lo spaccio e altri reati, come abbiamo ripetutamente sottolineato nell’anno appena trascorso, appaiono in netto incremento.
«Anche quest’anno, come da tempo avviene in molti Comuni italiani abbiamo voluto emanare questa ordinanza, al fine di evitare comportamenti che possano provocare pregiudizi di natura psicofisica alle persone, agli animali, nonché danni all’ambiente, al patrimonio pubblico e privato – avevano sottolineato alla vigilia il sindaco Francesco Menna e l’assessora alle Politiche per la difesa e la tutela degli animali Paola Cianci – Con una piccola rinuncia ciascuno di noi può contribuire in modo concreto a garantire la sicurezza, la serenità e il benessere di tutta la comunità».
Vietare l’esplosione di fuochi d’artificio è «prima di tutto di un gesto di civiltà, che nel tempo ha contribuito a superare una consuetudine sbagliata» ha dichiarato nelle ore precedenti la notte di San Silvestro l’assessore Cianci. Divieti che, ha aggiunto la delegata della giunta Menna, «hanno lanciato un messaggio chiaro che ha contribuito, passo dopo passo, a migliorare la qualità della vita dei nostri amici a quattro zampe». Messaggio che, purtroppo, non è stato recepito quest’anno così come non è stato recepito negli anni scorsi.
Che questa poteva essere la conclusione, che si sarebbe approdati a tale situazione, era fin troppo scontato. I precedenti negli anni non inducevano ad altro e la stessa Amministrazione ne era cosciente. «Ogni anno si ripresenta la stessa polemica. Viene emanato il divieto dei botti a Capodanno e c’è chi reagisce sostenendo che sia inutile, perché in alcune zone della città non viene rispettato. Comprensibile» aveva dichiarato sui social l’assessore Cianci nella mattinata del 31 dicembre. Il 1° gennaio 2022 Giorgio Di Domenico, direttore di Vasto Domani, di fronte il copione ripetutosi quell’anno (e in tutti quelli successivi fino all’ultimo in questi giorni) pubblicò una amara riflessione corredata da pesanti interrogativi (che però non pesarono per molti allora e non pesano certamente oggi). La riproponiamo integralmente.
«A Capodanno il Sindaco di Vasto ha emesso un’ordinanza che ha vietato i soliti botti di fine anno dal 31 dicembre al 2 gennaio. Indubbiamente, come qualcuno ha chiosato, un segnale di civiltà che ci voleva. Ma al tempo stesso, vuoi per i tempi ristretti con cui l’ordinanza è stata emessa, vuoi per l’incertezza di controlli e di sanzioni, il risultato finale sa purtroppo di presa in giro. Ha il sapore piuttosto di far vedere che qualcosa è stata fatta, ricorrendo per la pubblicità ai soliti circuiti social.
Mentre già da diversi giorni prima della fine dell’anno girava per le vie della città, regolarmente autorizzato, un furgone per la pubblicità sonora noleggiato da una rivendita locale di fuochi d’artificio. Come dire alla cittadinanza correte a comprare i botti, salvo all’ultimo minuto vietarne l’uso. Crediamo che questo non sia il sistema migliore per educare i cittadini. Ed infatti questa notte i risultati si sono visti, anzi si sono sentiti anche a diversi chilometri di distanza da Vasto, con buona pace dei nostri amici a quattro zampe! Chi ha elevato le multe? Quanti cittadini sono stati “beccati” in flagranza? Chi ha effettuato i controlli? Tutte domande che resteranno senza alcuna risposta. Ed allora, per piacere, almeno non prendiamoci in giro».





